VENERDÌ 02 MARZO 2018, 10:00, IN TERRIS

Apg23: proposte ai partiti per una società più giusta

Dal ministero della Pace alla tutela della vita, passando per la riabilitazione del detenuto

DOMITIA CARAMAZZA
La proposta
La proposta
I

n vista delle elezioni politiche 2018, Giovanni Paolo Ramonda, Presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII (Apg23), ha rilanciato la campagna  “Ministero della Pace. Una scelta di Governo”.

L'attuale scenario di degrado culturale e sociale, nazionale e internazionale, emerso anche dai recenti fatti di cronaca nera, con il quale si dovranno confrontare i futuri deputati e senatori, giustifica l'urgenza della scelta di una nuova politica per una società del gratuito. Una società inclusiva  nella quale il lavoro, l’economia e l’organizzazione sociale siano al servizio della persona umana. Proposte di chi è quotidianamente impegnato nella condivisione della vita con gli ultimi, secondo la vocazione ereditata da don Oreste Benzi, fondatore dell'Apg23, il quale affermava: “L'uomo da quando esiste ha sempre organizzato la guerra, è arrivato il momento di organizzare la pace”.

Oltre alla liberazione delle donne vittime della prostituzione e alla lotta contro tutte le forme di dipendenza, le proposte dell'Apg23 prevedono:

Il Ministero della Pace

Un ministero trasversale dedicato a promuovere, sviluppare e coordinare una politica di pace, attraverso l'educazione e la ricerca, la difesa dei diritti umani, lo sviluppo e la solidarietà nazionale ed internazionale, il dialogo interculturale e l'integrazione.

Di competenza del nuovo dicastero dovrebbe essere anche il disarmo e il monitoraggio dell'attuazione degli accordi, dei trattati e delle raccomandazioni internazionali. Si tratterebbe di adottare una strategia di prevenzione e riduzione della violenza sociale e culturale, e una politica per la difesa civile non violenta attraverso l'impegno dei Corpi Civili di Pace e il Servizio Civile.

Tra gli impegni concreti di immediata attuazione, inoltre, il ministero della Pace dovrebbe adoperarsi non solo per la qualificazione delle politiche di istruzione rispetto alla non violenza, ma anche alla mediazione sociale, riconciliazione e giustizia riparativa attraverso l'istituzione di un nuovo Sistema Nazionale per la promozione della Pace e per la Coesione Sociale dei cittadini.

Il presidente della Comunità, Ramonda, si augura che i futuri deputati partano dagli ultimi per “abbracciare e aiutare tutti”.Tutti, secondo una logica inclusiva, come emerge dall'attenzione della proposta relativa alla riabilitazione del detenuto e della difesa della vita. Proposte che mettono in luce, da due diverse prospettive, il rispetto dei valori fondamentali della vita sociale.

Riabilitazione del detenuto

La rieducazione del detenuto non può prescindere dal  suo “reinserimento sociale” ed è indispensabile misura alternativa alla detenzione, non solo in relazione al sovraffollamento delle carceri, ma anche a una concezione della pena più rispettosa della dignità umana e più efficace ai fini dell’utilità sociale.

Don Benzi affermava: “Dobbiamo passare dalla certezza della pena alla certezza del recupero. Un uomo recuperato, rieducato alla vita, non è più pericoloso”. Seguendo il suo esempio, la Comunità ha iniziato ad accogliere detenuti presso le sue strutture.

Il progetto di alternativa al carcere proposto è il “Cec- Comunità Educante con i Carcerati”, sperimentato, dagli anni ‘90, in cinque strutture residenziali. In ambito Europeo, inoltre, l’Associazione è capofila del progetto “Reducing prison population: advanced tools of justice in Europe”, volto ad ampliare la conoscenza e lo scambio di pratiche innovative alternative al carcere.

Difesa della vita

Innotiva e controcorrente è anche la proposta relativa alla difesa della vita nel riconoscimento del diritto a non abortire. Il suo fondamento è posto nel riconoscere l'accudimento dei figli come un vero e proprio lavoro materno, meritevole di un contributo economico per i primi tre anni di vita del bambino.

È dal 1997 che la Comunità è impegnata in una serie di interventi finalizzati a difendere la vita fin dal concepimento, riconoscendo nel feto l’essere più indifeso e a rischio della famiglia umana.  Alle donne che considerano la possibilità di interrompere la gravidanza per situazione di fragilità, viene offerto accompagnamento umano, spirituale ed economico. A livello internazionale, inoltre, in sede Onu, l'Apg23 è voce dei bimbi che non vengono alla luce e del dolore delle loro mamme.

 

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