SABATO 16 FEBBRAIO 2019, 00:01, IN TERRIS

Albo per le prostitute, don Buonaiuto: "E' vergognoso proteggere i clienti"

L'appello del sacerdote dell'Associazione Papa Giovanni XXIII contro il progetto di legge al convegno "Giustizia minorile"

REDAZIONE
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Immagine di repertorio
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"E'

 vergognoso che ci siano dei consiglieri regionali e parlamentari che vogliano aprire un albo delle prostitute. Addirittura proponendo alle donne di cui conosciamo la loro condizione di sfruttamento e quindi vendere il loro corpo, emettano fattura e paghino le tasse. In questo modo, invece di schierarci dalla parte delle vittime si vogliono proteggere i 'clienti', preoccupandosi di loro, mentre sono i primi responsabili di questo turpe mercato considerando che è sempre la domanda la prima causa di una grande offerta. Inoltre il termine 'cliente' è parola troppo nobile per definire coloro che vanno a comprare il corpo di ragazze e donne, in molti casi anche minorenni". E' quanto ha dichiarato da don Aldo Buonaiuto, sacerdote dell'Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, fondata da don Oreste Benzi, da anni impegnato nella lotta per contrastare la tratta di esseri umani e lo sfruttamento della prostituzione. Il sacerdote, parlando dal palco del convegno "Giustizia Minorile", organizzarto dalla Cisl alla presenza del presidente della camera Roberto Fico, che si è svolto oggi a Napoli, rivolgendosi al pubblico ha voluto fare un appello affinché il progetto di legge depositato in Commissione Sanità del Consiglio Regionale - che prevede la regolamentazione della prostituzione anche attraverso l'istituzione di un cosiddetto "albo professionale" - venga respinto

Per far capire ai presenti al convegno la drammatica situazione che le vittime della prostituzione schiavizzata sono costrette a subire, don Buonaiuto ha raccontato la storia di una ragazza minorenne, costretta per un anno a prostituirsi in uno scantinato, senza mai poter uscire e vedere la luce del sole. "Da molti anni vado sulle strade italiane a parlare con queste giovani vittime e una notte ho incontrato quattro ragazzi, di cui forse solo uno era maggiorenne, due coppie di fidanzatini. Ho chiesto loro cosa stessero facendo e mi hanno risposto che dopo essere stati in discoteca avevano deciso di fare un giro. Poco dopo ho incontrato una ragazza che aveva una ferita alla testa e mi ha spiegato che erano stati quei quattro ragazzi: le avevano spaccato una bottiglia addosso - ha continuato -. Erano andati in strada per insultare e prendersi gioco di quelle ragazze, molto spesso loro coetanee, che vengono schernite, derise e usate da tutti. Lo Stato non può mettersi quindi - ha detto don Aldo - dalla parte di chi fa deventare le persone prostitute, bensì può soltanto mettersi, invece, dalla parte di chi vuole liberare le donne vittime di tratta e schiavitù. E' ignobile - continua il sacerdote - che ci siano rappresentanti del nostro Paese che si preoccupano più di come sostenere i maschi italiani bisognosi di sfogare i propri istinti, invece di liberare ragazze che magari hanno la stessa età delle loro figlie e nipoti". 

Anche il segretario generale della Cisl Annamaria Furlan ha richiamato l'appello di don Buonaiuto chiedendo alle istituzioni di avere una posizione chiara chiedendo da quale parte vuole stare il governo. La Furlan ha sottolineato che è impensabile dire che chi è in stato di sfruttamento stia lavorando, ribadendo che su certe questioni, dove ci sono le persone da rispettare, bisogna essere chiari e non si può restare ambigui


La proposta 

Il pdl è stato depositato in Commissione Sanità del Consiglio regionale. Nei 15 articoli che lo compongono si prevede anche l'esercizio in "forme associate", ma viene specificato il divieto di turbare "la quiete, la sicurezza, e l'ordine pubblico". Nella proposta è inserita anche l’istituzione di un certificato di idoneità sanitaria. Guadagnini ha spiegato che, secondo lui, è "giunto il momento di trattare questa pratica senza falsi moralismi, senza il perbenismo che produce solo guerre di principio e nessun risultato pratico". Guadagnini ha spiegato che il suo progetto di legge prevede delle "modifiche al codice penale inasprendo le norme esistenti tra cui l'ergastolo per chi sfrutta la prostituzione minorile, con multe fino a 500.000 euro e 15 anni di reclusione e fino a 100.000 euro di multa per chi istiga e costringe alla prostituzione". Per quanto riguarda la prostituzione di donne di età adulta, invece, il pdl consentirà ai cosiddetti "clienti" di rimanere anonimi: all'articolo 2 viene fatta menzione, infatti, del fatto che da parte delle prostitute registrate all'albo comunale si debba mantenere la riservatezza sull'identità dei "clienti".


Ramonda (Apg23): "La soluzione è contrastare la domanda"

La proposta non è piaciuta al mondo dell'associazionismo impegnato da anni nella liberazione delle vittime della schiavitù sessuale. Sull'argomento si è espresso Giovanni Paolo Ramonda, presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII fondata da don Oreste Benzi: "Ci auguriamo che il Veneto respinga la proposta di regolamentare la prostituzione. Le donne costrette a prostituirsi sono vittime, rese schiave dalla criminalità organizzata e dai clienti che sfruttano la loro condizione di vulnerabilità". In un comunicato diffuso dall'Associazione si legge: "La discussione in Regione arriva pochi giorni dopo la Veglia contro la prostituzione, tenutasi a Verona, cui hanno partecipato centinaia di persone insieme a ben cinque Vescovi".
Ramonda ha espresso l'auspicio che "la Regione adotti le misure necessarie per liberare le migliaia di donne, tutte provenienti da paesi poverissimi, che in Veneto ogni notte sono costrette a soddisfare le turpi richieste dei clienti italiani". "La soluzione più efficace – ha concluso – non è regolare il fenomeno ma contrastare la domanda, con sanzioni e misure rieducative per i clienti, come dimostrano le esperienze condotte da vari Paesi europei che hanno adottato il cosiddetto 'modello nordico'. Confidiamo che presto anche l’Italia adotti questo modello di intervento".


I dati

Per stroncare il fenomeno della prostituzione, l'Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII ha lanciato la campagna "Questo è il mio corpo". Lo scopo dell'iniziativa è quello di chiedere al Parlamento italiano di approvare una legge che punisca il cliente, prendendo come modello l'esperienza di altre legislazioni europee. In Italia si stima che le vittime della tratta ai fini di prostituzione - secondo i dati riportati dal sito www.questoeilmiocorpo.org - siano tra le 75.000 e 120.000. Il 65% delle persone che si prostituiscono esercitano in strada, il 37% è minorenne, per lo più tra i 13 e i 17 anni. Provengono per la maggior parte dalla Nigeria (36%), dalla Romania (22%), Albania (10%), Moldavia (7%) e Ucraina, Cina e Paesi dell'Est (16%). I cosiddetti clienti sono più di 3 milioni, per un giro d'affari di circa 90 milioni di euro.

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