Agenda 2030: gli obiettivi da raggiungere per migliorare la sostenibilità dell’Italia

Il nuovo Rapporto Istat mostra progressi dell’Italia rispetto al 2015, ma quasi la metà degli indicatori resta sotto la media europea

Foto di Danist Soh su Unsplash

A quattro anni dalla scadenza dell’Agenda 2030, il percorso dell’Italia verso gli Obiettivi di sviluppo sostenibile presenta luci e ombre. Il nuovo Rapporto Istat evidenzia un miglioramento rispetto al 2015, con un aumento degli indicatori in linea o superiori alla media europea. Restano però significative criticità, soprattutto nei settori del cambiamento climatico, del lavoro, della biodiversità e delle disuguaglianze. Persistono inoltre marcati divari territoriali, con il Mezzogiorno ancora penalizzato in diversi ambiti sociali ed economici.

Il dato

A oltre dieci anni dal varo dell’Agenda 2030 e a soli quattro anni dalla sua scadenza, il tema dello sviluppo sostenibile ambientale, sociale ed economico si confronta con uno scenario profondamente mutato rispetto a quello in cui i 17 Obiettivi sono stati definiti. “Nel 2025 circa la metà degli indicatori (49,0%) colloca l’Italia in una posizione di svantaggio rispetto alla media Ue27; il 34,0% segnala un vantaggio e il 17,0% un posizionamento prossimo alla media europea. Rispetto al 2015 si osserva un parziale miglioramento: la quota degli indicatori favorevoli era allora pari al 28%, mentre quella degli indicatori sfavorevoli raggiungeva il 54%”. Lo evidenzia l’aggiornamento del Rapporto Istat sugli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Il profilo più favorevole, secondo l’Istat, “si osserva nel Goal 12 (Consumo e produzione responsabili), in cui tutti gli indicatori considerati collocano l’Italia in posizione migliore rispetto alla media Ue27. Gli indicatori con valori migliori dell’Ue prevalgono anche nei Goal 2 (Fame zero), 5 (Parità di genere), 7 (Energia) e 16 (Pace, giustizia e istituzioni). Le criticità più marcate emergono invece nel Goal 15 (Vita sulla terra), dove tutti gli indicatori collocano l’Italia in posizione peggiore della media europea, e nei goal 8 (Lavoro dignitoso e crescita economica), 13 (Lotta al cambiamento climatico), 10 (Ridurre le disuguaglianze), 11 (Città sostenibili) e 9 (Imprese, innovazione e infrastrutture), nei quali la quota di indicatori critici è particolarmente elevata”.

Le tendenze

Le tendenze dell’ultimo decennio riguardo ai progressi verso lo sviluppo sostenibile “restituiscono un quadro parzialmente positivo ma che sottolinea, nel complesso, l’esigenza di un’accelerazione: il 53,8% delle misure è in miglioramento, l’11,3% in peggioramento, mentre il 34,8% non è univocamente determinabile”. Nell’ultimo anno, la metà delle misure risulta in miglioramento (51%); oltre un quarto è caratterizzato da stabilità o stagnazione; i peggioramenti riguardano il 24% delle misure. A livello regionale ci sono disparità. La lettura dei risultati, articolata secondo la tradizionale tassonomia delle “5P” dell’Agenda 2030 (People, prosperity, Planet, Peace e Partnership), evidenzia una geografia articolata. Le aree People e Prosperity confermano il dualismo territoriale a svantaggio del Mezzogiorno; le aree Planet, Peace e Partnership restituiscono invece una polarizzazione più sfumata e, per molte delle misure dell’area ambientale, risultati relativamente più favorevoli per il Mezzogiorno, spiega l’Istat.

Fonte Ansa

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