Xylella, il killer degli ulivi e dell'economia pugliese

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Anche nel momento migliore dell’annosa vicenda della xylella nelle campagne pugliesi sembra di essere in un limbo di indeterminatezze. L’unica certezza è che mai a un batterio sia stato associato un aggettivo migliore per farne comprendere la sintesi: xylella “fastidiosa”. La pericolosità dell’infezione è aumentata da un insetto vettore che colonizza le piante spostandosi velocemente. L’inizio della diffusione risale all’ottobre del 2013 nella zona di Gallipoli, nella parte a sud ovest della Puglia e nel primo semestre del 2019 sono stati ipotizzati danni pari a 1,2 miliardi di euro. Ogni mese risale di circa due chilometri verso il nord della Puglia. La cosiddetta “sputacchina” ha già colpito oltre il 40 per cento del territorio regionale, circa 770mila ettari di uliveti pugliesi, e oltre 10 milioni di piante contagiate. La diffusione del batterio non conosce soste. E per la prima volta nei mesi scorsi è stata scoperta una pianta di ulivo infettata tra Monopoli e Castellana Grotte, lambendo la provincia di Bari.

Si è provato ad incappucciare gli alberi, ad obbligarne l’eradicazione, a prevedere ristori economici per i proprietari delle piante ma, tant’è, non si è arrivati ad alcuna soluzione definitiva. La “fastidiosa” continua ad andare avanti. Anche la Corte di Giustizia dell’Unione Europea, i primi di settembre, si è occupata dell’avanzare della xylella. Ha condannato l’Italia perché inadempiente essendo “venuta meno all’obbligo di attuare misure per impedire la diffusione del batterio” innescando polemiche a distanza tra il Governo e la Regione Puglia, entrambi convinti di aver fatto il possibile.

La Cisl ha da subito espresso preoccupazione per i danni a un comparto strategico dell’economia regionale, quello della vendita dell’olio, e ha segnalato con forza le ore di lavoro perse dai braccianti a causa di questo batterio killer. È un flagello da debellare se abbiamo a cuore l’economia agricola pugliese, e non solo, tanto che la neo Ministra delle Politiche agricole, Teresa Bellanova, nei giorni successivi al suo insediamento, ha convocato le associazioni datoriali e i sindacati di categoria per analizzare le problematiche del comparto a partire proprio dalla xylella che, per inciso ha fatto perdere centinaia di migliaia di giornate di lavoro. Su questo la Cisl, attraverso la propria federazione di categoria, si è battuta per chiedere al precedente Governo di modificare la norma sulle calamità, chiedendo il prolungamento a due anni del riconoscimento delle stesse giornate lavorative effettuate nell’anno precedente all’emergenza. Aspetto importante anche per accedere alla disoccupazione agricola e consentire una fondamentale integrazione al reddito, ad oggi disattesa, e che ora auspichiamo sia ripresa in considerazione.

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