MARTEDÌ 13 OTTOBRE 2015, 000:02, IN TERRIS

Voglia di trasparenza

AUTORE OSPITE
Voglia di trasparenza
Voglia di trasparenza
Uno degli argomenti più attuali dibattuti nei convegni, nelle aule universitarie e negli incontri istituzionali è la trasparenza nella Pubblica Amministrazione, direttamente collegata all’altro argomento principe che è la lotta alla corruzione. Recentemente, il Presidente dell’Anac Cantone e lo stesso Ministro della Giustizia Orlando sono intervenuti per relazionare sullo stato della corruzione nel nostro Paese. Il resoconto per il nostro Bel Paese è stato impietoso. Anche il primo rapporto Onu sulla Corruzione presentato alle autorità nazionali evidenzia un quadro molto preoccupante per l’Italia.

I risultati evidentemente tengono conto di una preoccupante percezione di illegalità che, sebbene non legata al verificarsi degli episodi criminosi degli anni 90, mi riferisco alle stragi e agli omicidi nei confronti dei servitori dello Stato (magistrati e tutori dell’ordine), la dice lunga di quanto il cittadino abbia oggi fiducia nella Pubblica Amministrazione.

Durante la prima giornata del convegno “Le sfide della legalità conveniente” tenutosi all’università Bocconi, si è parlato di quanto la corruzione incida negativamente sulla produttività del Paese. Si produce di meno, primeggiano i peggiori, aumentano gli affari criminali proprio grazie all’illegalità, che ristagna nelle zone di “grigio”. Dove c’è corruzione non ci può essere crescita.

E' la mancanza di trasparenza e l’eccessiva complessità normativa a creare insieme quelle zone di “grigio” in cui il malaffare cresce. Cantone ha ribadito che la trasparenza è la vera chiave di svolta dell’anticorruzione.

Se da una parte si avverte una maggiore esigenza di legalità, dall’altra si sta procedendo ad un progressivo quanto graduale depotenziamento delle misure di sicurezza e repressione, indebolendo le Forze dell’Ordine dei pochi strumenti investigativi in loro possesso. Per dirla chiara, a me sembra che ”il pesce puzzi dalla coda” perché la Pubblica Amministrazione evidenzia la propria inefficienza ed inattività per l’appunto dalla periferia.

L’esempio più discusso delle scorse settimane è stato l’uso delle intercettazioni, strumento principe nell’investigazione e così si è scelto di buttare il bambino con l’acqua sporca. Allora è da chiedersi: ma lo Stato ha veramente la volontà di combattere la corruzione che è il primo tra i mali che mina la sua stessa esistenza? Oppure c'è da pensare, come sostengono in molti, che sono in troppi in Italia a speculare sulla corruzione e l’inefficienza grave dello Stato e questi "troppi” riescono a tenere ben bloccati i freni…sul percorso da realizzare …in sostanza già ben chiaro ed individuato?

Prima dell’attuale Governo, l’apposita Commissione, istituita dall’allora premier Monti e composta da eminenti Magistrati e Giuristi (Coordinatore Roberto Garofoli, Magistrato del Consiglio di Stato, componenti Raffaele Cantone, Magistrato della Corte di Cassazione, Ermanno Granelli, Magistrato della Corte dei Conti, Bernardo Giorgio Mattarella, Professore ordinario di diritto amministrativo, Francesco Merloni, Professore ordinario di diritto amministrativo, Giorgio Spangher, Professore ordinario di procedura penale) puntava il dito sui gravi danni creati dalla corruzione, evidenziandone le principale cause e prospettando ogni utile rimedio per contrastarla. Non è il caso di tirare finalmente fuori dai cassetti quel prezioso documento e mettere subito in atto tutte le iniziative previste?

In tale Rapporto, ad esempio, veniva evidenziata la gravità della mancata regolamentazione delle attività delle lobby. Tale carenza comporta, secondo la Commissione, il grave rischio di "sovrapposizioni tra condotte lecite e condotte illecite da parte chi perora gli interessi propri o del gruppo a cui appartiene". Veniva precisato dalla Commissione che tale rischio è certamente più consistente laddove manchi, come nel nostro ordinamento, una apposita ed adeguata regolamentazione organica e coerente dell'attività di lobbying.

Risulta che solamente il Ministro delle Politiche Agricole e Forestali e le Regioni Toscana e Molise si sono mosse regolamentando le attività di lobbying.
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