Caos vaccini, cosa c’è dietro la bagarre fra Europa e Big Pharma

ULTIMO AGGIORNAMENTO 6:03
Vaccini

Tutto parte da un peccato originale. L’Europa, sostanzialmente, ha finanziato la ricerca e lo sviluppo di questi vaccini quando erano ancora una speranza. E ha fatto un grosso sforzo economico per sostenere queste aziende, Astrazeneca come anche i vari centri di ricerca collegati a Pfizer e Moderna. L’Europa ha quindi fatto la sua parte, sollevando queste aziende anche dal rischio di impresa, poiché se qualora non ci fossero stati questi risultati l’Ue aveva già pre-acquistato queste dosi. Un’operazione che nella logica europea doveva garantire l’approvvigionamento e un prezzo ragionevole.

Dal momento in cui vengono trovati i vaccini, gli accordi non vengono ulteriormente implementati. Quindi, quando Pfizer annuncia l’ottenimento del vaccino, l’Europa avrebbe dovuto precipitosamente chiudere gli accordi per evitare ulteriori speculazioni. Credo che le eventuali mancanze, in buona fede, si siano verificate in quel frangente, nell’andare a blindare dei contratti che garantiscono all’azienda molto margine nelle consegne. La maggior parte sono trimestrali, con delle indicazioni sulle dosi e non sulle fiale che complicano il tutto.

L’Europa si aspettava di aver firmato un gentlemen agreement. C’è però una variabile: i vaccini li fanno le aziende e, mentre hanno fissato un accordo con l’Europa, arrivano altri attori esterni che pagano questi vaccini, magari anche di più. E sostanzialmente si privilegiano altri compratori, dicendo all’Europa che arriveranno. E’ un gioco un po’ sporco che viene in qualche modo utilizzato da queste aziende, probabilmente sicure di avere o un appiglio legale o un interesse maggiore nel rischiare questo azzardo.

La strada non è semplicissima. Si può ricondurre le aziende a rispettare gli accordi ma il problema è andare a vedere all’interno dei contratti se esistono i margini. Ora la questione è più legale che politica. Basterebbe aver inserito una parola in più o in meno per essere in ragione. Queste aziende sono abituate a fare contratti di un certo tipo e bisogna capire se l’Europa si è tutelata a sufficienza in questo senso. Nel caso di Astrazeneca, la questione è semplice: mentre l’Europa prendeva tempo, loro hanno accelerato un accordo con il Regno Unito. In questo momento, il problema è che dalle 120 milioni di dosi destinate all’Europa siamo ora a 30 milioni.

Che penali ci sono? Se l’Europa inizia a fare causa si potrebbe tradurre in un effetto stigma. Se si pubblicano i contratti e fai causa, non è detto che non ci siano altre pandemie o interessi. Credo che l’Europa stia cercando di ragionare con queste aziende. Anche perché potrebbe esserci il problema che questi contratti non siano una pistola fumante per Bruxelles.

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