Una ricorrenza da non sottovalutare

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La nostra Costituzione compie settant’anni. Promulgata dal Capo provvisorio dello Stato, Enrico De Nicola, il 27 dicembre 1947, cinque giorni dopo l'approvazione da parte dell’Assemblea costituente, è entrata in vigore il primo gennaio del 1948. Ricordare questo “compleanno” vuol dire che la Costituzione è ormai invecchiata? Oppure, al contrario, segnala che essa è  fatta per durare (come dovrebbe essere per tutte le costituzioni), ha una natura robusta ed è ancora attuale? Non è vano ricordare che la Costituzione è nata all'esito tragico della Seconda guerra mondiale, a opera della prima Assemblea eletta a suffragio universale, con il diritto di voto attribuito a tutti i cittadini, anche alle donne, dopo la scelta di misura della Repubblica nel referendum istituzionale e la fine della monarchia. Il Paese era ridotto in macerie, solcato dalle forti contrapposizioni ideologiche che hanno caratterizzato la divisione dell'Europa in blocchi contrapposti. In questi settanta anni ha assicurato al Paese libertà, democrazia e uno straordinario sviluppo economico e sociale, consentendo di superare non poche emergenze anche nel periodo segnato dal terrorismo. Pur scontando le attuali difficoltà nell'economia e nel funzionamento delle istituzioni, la situazione del Paese che ci consegna è incomparabilmente diversa e migliore di tutte le precedenti. Questi meriti ne fanno un monumento intoccabile ? Non è così.

La “grande riforma” approvata dal Parlamento nella legislatura che ora volge al termine è stata respinta dal voto popolare dello scorso anno ma non sono mancate leggi di revisioni di singole disposizioni o dell'intero titolo dedicato alle Regioni ed al sistema delle autonomie. Aggiornamenti sono dunque possibili per rendere più efficienti le istituzioni e, talvolta, necessari in un contesto sovranazionale europeo profondamente mutato e ancora in evoluzione. Esistono tuttavia principi che caratterizzano la Costituzione, qualificati dalla Corte costituzionale come “supremi”, che rispecchiano valori fondamentali e non possono essere abbandonati né intaccati. Diritti inviolabili della persona, doveri inderogabili di solidarietà, eguaglianza per il pieno sviluppo della persona umana, sussidiarietà nelle istituzioni e tra le istituzioni e la società, ne costituiscono le colonne portanti. Al primo posto la dignità della persona, il suo diritto alla vita, al riconoscimento ed alla garanzia dei diritti inviolabili. Tuttavia non in una concezione individualistica, bensì nella prospettiva della persona e della sua vita intessuta nelle formazioni sociali, prima tra tutte quella familiare, nelle quali si svolge e sviluppa la personalità di ciascuno.

E accanto ai diritti inviolabili, i “doveri inderogabili” di solidarietà politica, economica e sociale, che costituiscono un sentirsi ed essere comunità. Anche l'eguaglianza e la pari dignità sociale di tutti i cittadini con la Costituzione ha assunto una nuova dimensione promozionale, per l'impegno della Repubblica, con tutte le sue istituzioni, di “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale” che limitano di fatto la libertà e l'eguaglianza e impediscono il pieno sviluppo  della persona umana. Nelle istituzioni la democrazia trova forte espressione anche nel riconoscimento e nella valorizzazione delle autonomie territoriali, che avvicinano ai cittadini i livelli di governo e di esercizio del potere. Le autonomie sociali, poi, consentono di esprimere  con originalità e libertà di forme il dinamismo proprio della società: la sussidiarietà rende protagonisti gli individui e i gruppi sociali che svolgono attività di interesse generale.

Dunque diritti inviolabili, doveri inderogabili, solidarietà, autonomie istituzionali e sociali, sussidiarietà e l'elenco dei principi costituzionali potrebbe continuare, ricordando che non si tratta di formule destinate a rimanere sulla carta, ma dell'espressione di un indirizzo politico costituzionale la cui attuazione è largamente rimessa all'azione delle assemblee rappresentative e dei governi. Ricordare la ricorrenza della approvazione della costituzione non ha una finalità celebrativa. Vale piuttosto a riaffermarne l'attualità e a invitare le forze politiche che si presenteranno alla ormai prossima competizione elettorale a indicare nei loro programmi come intendano dare attuazione e sostanza a questi principi.

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