Una fase cruciale per l’Europa

Foto di Ralph da Pixabay

L’Europa attraversa un momento difficile. Le conseguenze della pandemia rappresentano una ferita ancora non del tutto rimarginata, come aumento dell’inflazione e del debito pubblico. I dazi imposti dagli Usa, i conflitti in Medio Oriente e nell’Indo Pacifico, ma, in special modo, la guerra russa che, da quasi quattro anni, insanguina il territorio ucraino impone al Vecchio Continente una riflessione sul futuro e sulla propria identità.

Come affermò David Sassoli, nel suo discorso di insediamento alla presidenza al Parlamento europeo, “l’Europa non è un incidente della storia”. Bisogna recuperare la lungimiranza dei Padri fondatori perché non prevalga una pigra indifferenza che condannerebbe l’Unione ad un ruolo marginale e subalterno. La storia europea è stata scritta, ricordava Sassoli, con la dedizione totale dei giovani britannici sterminati in Normandia, con il desiderio di libertà soffocato nei Paesi dell’Est.

Oggi viviamo una fase cruciale che impone di ripartire dalla consapevolezza che gli Usa non intendono più svolgere il ruolo di guida incrollabile in Occidente. Non è affar loro, concentrati piuttosto sul versante latino – americano e su quello asiatico. Trump ha comunicato l’operazione militare contro il narco traffico in Venezuela e Colombia. Al centro della dottrina della Casa Bianca stanno le nuove linee strategiche nel rapporto economico con la Cina. L’unico antidoto per allontanare i conflitti distruttivi del Novecento sta nella capacità di deterrenza europea. Il lavoro incessante della diplomazia deve essere accompagnato da concrete azioni per mettere a punto l’Europa politica. A partire dalla difesa europea e l’architettura di sicurezza del Vecchio Continente. Le esigenze dell’attuale quadro geopolitico impongono immediatezza e prospettiva.

Nell’instancabile impegno a favore della pace giusta, il Presidente Mattarella ha ribadito, come “la mancata realizzazione della Difesa comune europea, ipotizzata da oltre settant’anni a partire dal Trattato di Parigi del 1952, sino alle conclusioni del Consiglio europeo di Helsinki del dicembre 1999 – che prevedeva, entro il 2003, che gli Stati membri fossero in grado di schierare forze militari fino a 50.000 – 60.000 uomini capaci di svolgere l’insieme dei compiti di Petersberg – manifesta oggi tutte le drammatiche conseguenze dell’inazione del processo d’integrazione”.

Per scongiurare la guerra e mantenere la pace, l’Europa deve essere credibile. Occorre un’azione di contenimento dell’escalation ibrida che avviene sul suo fianco Est. Le parole del capo del comitato militare della Nato, l’ammiraglio Dragone, su valutazioni di una maggiore presenza, in risposta alle azioni di guerra ibrida della federazione russa, costituiscono il segnale di un cambio di modello nella difesa sia dell’Europa che della Nato. Una risposta eloquente all’infittirsi degli sconfinamenti da parte dei droni russi nei cieli di Polonia, Romania e Repubbliche baltiche, Svezia. La violazione dello spazio aereo della Nato e della UE evidenzia la necessità per l’Europa di adeguare le capacità ai nuovi scenari, attraverso la definizione di progetti d’innovazione come quelli contenuti nel Libro bianco per la difesa 2030.

Il Consiglio italiano supremo di difesa, presieduto dal Capo dello Stato e sede istituzionale permanente per l’approfondimento dei problemi generali attinenti alla sicurezza e alla difesa nazionale, osserva con preoccupazione l’accanimento della Russia nel proseguire, ad ogni costo, i propri obiettivi di annessione territoriale. Da oltre 1300 giorni, Kiev resta bersaglio di continui bombardamenti e il prezzo sostenuto dalla popolazione è sempre più pesante ed iniquo. Il Consiglio conferma il pieno sostegno all’Ucraina nella difesa della sua libertà. Il Consiglio ritiene fondamentale anche la partecipazione alle iniziative dell’Unione Europea e della Nato di sostegno a Kiev e il lavoro per la futura ricostruzione del Paese. Così, entro la fine dell’anno l’Italia prorogherà il pacchetto di aiuti militari a Kiev, che vuol dire lavorare per una pace dignitosa e duratura, suggellando la volontà del popolo ucraino espressa con il voto dell’1° dicembre del 1991.

Allora i cittadini ucraini si recarono alle urne per confermare l’atto di proclamazione d’indipendenza. Con una netta vittoria del si, pari al 90,32% dei votanti, la prevalenza si espresse a favore della nascita dell’Ucraina, come Nazione sovrana. I negoziati sono in stallo, bloccati dall’indisponibilità della Russia a qualsiasi proposta di tregua. Ma difendere l’integrità territoriale dell’Ucraina, evitandone l’umiliazione, significa tutelare le libertà fondamentali sancite nelle Carte costituzionali europee. L’Ucraina è anche disposta alle cessioni territoriali ma a condizione di ottenere garanzie internazionali per impedire che, magari tra qualche anno, Mosca non pretenda di cancellarla dalla carta geografica come Stato indipendente.

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