Anche il tema scelto questo anno dai Vescovi in occasione della celebrazione della 48ª Giornata Nazionale della vita “Prima i bambini” porta ad una riflessione sulla recente proposta del Professore Eugenio Mazzarella, di assegnare il Nobel per la pace ai “soli bambini” vittime innocenti nella striscia di Gaza.
Questa scelta lascia qualche perplessità non perché non meritevoli di tale riconoscimento, ma perché in tal modo si discriminerebbero tutti gli altri minori rimasti uccisi nelle tante guerre contemporanee presenti, purtroppo, nel mondo. E del resto è quanto c’insegna nostro Signore: “lasciate che i bambini vengano a me” – senza alcuna distinzione di età, sesso, etnia o condizione sociale (Marco 10,14).
L’infanzia violata, oltre alla morte di centinaia di migliaia di piccoli innocenti che avvengono nelle guerre in atto nel mondo, si manifesta purtroppo anche attraverso le mille violenze, abusi, costrizioni, sfruttamento che avvengono a danno dei minori. Basti pensare all’accattonaggio, ai bambini soldato, alla prostituzione minorile, alla pedopornografia, al commercio degli organi, agli stupri e le violenze di ogni genere.
L’analisi annuale sulla condizione dei bambini racconta storie di vite spezzate e di un’infanzia sotto attacco. Le Nazioni Unite e organizzazioni come l’UNICEF stimano che decine di migliaia di minori subiscono ogni anno violenze estreme, tra cui uccisioni, mutilazioni, fame e malattie provocate direttamente dalle guerre, basti pensare infatti che nel 2024 è stato registrato un numero record di 520 milioni di bambini e adolescenti presenti in zone di guerra.
La guerra come affermato da Papa Leone, è “un fallimento profondo nel vivere a immagine e somiglianza di Dio, nel rispettare la vita e nel prendersi cura della terra che ci è affidata. Non è solo un fallimento politico, ma anche morale e spirituale”.
All’interno di questo drammatico quadro si colloca anche il fenomeno dei bambini soldato, una definizione che comprende tutti i minori che sono strappati alle loro famiglie di origine e reclutati da gruppi armati, sia regolari che irregolari. Dal 2005 al 2022, l’Unicef ha contato oltre 100 mila minorenni reclutati in tutto il mondo.
Molti di questi bambini, a volte di soli 12 o 13 anni, vengono impiegati ancor oggi per rilevare e sminare ordigni e in passato, in alcune guerre, mandati a marciare sui campi minati per far esplodere questi congegni bellici con il proprio corpo e aprire la strada ai carri armati e alle truppe regolari.
A considerare questi orrori sovviene l’insegnamento evangelico: “Guardatevi dal disprezzare qualcuno di questi piccoli, perché io vi dico che i loro Angeli, nei cieli, vedono continuamente la faccia del Padre mio» (Matteo 18,10).
Ci troviamo oggi di fronte ad un dato di fatto: i conflitti armati sono in continuo aumento e le violazioni gravi contro i minori raggiungono livelli record. In questo drammatico scenario, i bambini devono essere difesi e rispettati e men che meno possono divenire strumento di scontro politico, i morti – tutti – meritano ossequio e considerazione – “Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me” (Marco 9,37).
Non ci sono pertanto bambini vittime di guerra a cui va riconosciuto un Nobel e altri per motivi che non trovano giustificazioni, se non ideologiche, no. Tutti i bambini devono crescere amati e protetti, liberi di andare a scuola, di giocare e vivere senza paura.
A tale proposito ricorda ancora il Santo Padre: “La guerra infligge ferite che danneggiano l’intero tessuto vitale, colpendo non solo le singole persone e le comunità, ma anche la loro più ampia rete di relazioni con l’intera famiglia umana, e la loro armonia con il creato”. Come affermava anche Albert Einstein, infatti, “La guerra non si può umanizzare, si può solo abolire”.
L’auspicio, pertanto, è che proprio il Nobel per la pace possa portare le nazioni ad una riconciliazione nel nome della amicizia tra i popoli e che possa tornare a regnare la pacificazione, unico strumento di autentica civiltà e benessere per l’umanità e in particolar modo per i nostri giovani.
E inoltre che non si debba mai più discutere a quali minori vittime di guerra debba essere assegnato il Nobel per la pace quanto piuttosto stabilire le condizioni per permettere ai giovani, come affermava San Giovanni Paolo II, di “Prendere in mano la propria vita e farne un capolavoro”.

