SABATO 08 GIUGNO 2019, 12:00, IN TERRIS

Tregua Di Maio-Salvini: ecco perché

MARCO FRITTELLA
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Di Maio e Salvini
Di Maio e Salvini
E’

 probabile che l’armistizio siglato da Di Maio e Salvini dopo le elezioni europee e il terremoto che hanno causato sia dovuto alla necessità di fare fronte comune per rispondere all’ultimatum della Commissione europea sui conti pubblici. La minaccia di aprire una procedura di infrazione per eccesso di debito a carico dell’Italia ha “costretto” i due alleati-avversari di governo a mettere da parte le animosità e a puntellare sia il governo che il presidente del Consiglio.

Già, perché per trattare con Bruxelles, per evitare la penalizzazione, serve un governo in carica, nel pieno dei suoi poteri e credibile. Nessuno ascolterebbe un ministro del Tesoro in procinto di dare le dimissioni, nessuna delle sue promesse di mantenere gli impegni sarebbe creduta. Già, perché qui si tratta di mantenere le promesse fatte e gli impegni presi già nella Finanziaria dell’anno scorso. inchiodare dunque il rapporto deficit/Pil nel limite del 2,4 per cento, avviare politiche concrete di rientro del debito pubblico e nello stesso tempo evitare che scattino le “clausole di salvaguardia” obbligandoci a trovare decine di miliardi che scongiurino l’aumento dell’Iva (che sarebbe una mazzata ai consumi interni già troppo deboli). Tutte cose che può fare un governo vivo, non moribondo.

E dunque Salvini e Di Maio hanno trovato il modo – in questo dando prova di senso di responsabilità – di puntellare il presidente del Consiglio almeno per tutta la fase che ci conduce all’approvazione della legge di Bilancio: sperando che la procedura possa essere fermata e lavorando per convincere i governi europei cui spetta l’ultima parola; ma anche attrezzandosi per affrontare la situazione che determinerebbe se alla fine la procedura fosse fatta partire. Tanto per fare un esempio: un Paese non in regola con i conti e sottoposto
alla procedura di infrazione da parte della Commissione non può accedere agli aiuti della Bce sul debito, e tutti sappiamo quanto sia stata essenziale l’assistenza di Mario Draghi negli anni seguiti alla crisi del 2011 che portò Berlusconi alle dimissioni. Dunque, una volta che ci si è assicurati di avere un governo che tratti, la domanda è quante possibilità ci sono perché questa trattativa abbia un esito positivo. E qui l’incertezza è notevole. Non è un mistero che Bruxelles disapprovi misure come il reddito di cittadinanza, la riforma pensionistica a quota 100 e anche la ventilata flat tax.

E non è nemmeno un mistero che dall’Europa ci chiedano di fare un passo indietro. Salvini e Di Maio su questo, cioè sul cuore della loro azione fin quando, ovviamente, non cedono. Ma avranno bisogno di alleati per far sentire le loro ragioni nel Palazzo di Berlaymont. E di alleati non ce ne saranno nella prossima Commissione, quella che nascerà dal compromesso tra le famiglie europee tradizionali in funzione anti-sovranista. Ma la tentazione di Berlino, Parigi e Bruxelles di “punire” l’Italia di Salvini e Di Maio potrebbe essere
paradossalmente più pericolosa per l’Europa che per noi.

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