MERCOLEDÌ 13 MARZO 2019, 00:02, IN TERRIS

Tra adulatori e "nemici", l'informazione ai tempi di Francesco

PAOLO FUCILI
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Papa Francesco
Papa Francesco
“T

he Curia is away, the press will play”, era la simpatica chiusa di un cortese invito, ieri sera, al party di compleanno di una nota corrispondente americana dal Vaticano. In italiano, purtroppo senza rima, suona più o meno “la Curia è lontana, la stampa giocherà”, o qualcosa comunque di ludico e rilassante. Tra cocktails, stuzzichini, prelibate lasagne e l'immancabile torta con tanti “happy birthday”, il grato pensiero di tutti - in gran parte vaticanisti - è volato da sé ad Ariccia, dove Francesco è impegnato fino a venerdì prossimo, insieme ai vertici della Curia romana, negli annuali esercizi spirituali di Quaresima. Cinque giorni appena di “stacco”, per Sua Santità, dall'impegnativa routine quotidiana; pochi ma cari comunque agli addetti della stampa di settore.

Perché è vero che fronteggiar l'imprevisto - a discapito anche di tempi e ritmi della vita privata - è il “sale” del mestiere, perciò ogni tanto anche un po' di breve, prevedibile “pausa” fa bene. Anche se quest'anno si casca un po' tutti male, giacché domani andrà degnamente celebrato – con articoli, interviste, approfondimenti del caso - l'anniversario numero sei del pontificato. Del resto, se volgendosi indietro al sessennio trascorso di pontificato Bergoglio si può evidenziare un tratto così marcato da metter tutti d'accordo, o quasi, i cronisti di faccende vaticane (e credete, non è impresa di poco conto), il sottoscritto oserebbe dir proprio l'“imprevedibilità”, a partir già dal “traumatico” 11 febbraio 2013, la sorprendente - a dir poco - rinuncia di Benedetto XVI che spianò la strada al Papa argentino. Dove per “imprevedibilità” si intende la sensazione palpabile (e vagamente angosciante) di doversi sempre aspettare di misurarsi col nuovo, l'inedito, il fuori dai canoni e dai consolidati schemi e abitudini del tran tran consueto. E qui la letteratura sarebbe così sterminata che non è il caso di richiarmarla: da tante innovazioni di “stile” ai tratti specifici della persona alla “sostanza” di atti di governo e pronunciamenti magisteriali (spesso “pronunciati” in contesti e tramite canali anch'essi inconsueti) che hanno segnato una discontinuità col passato. Discontinuità, va da sé, oggetto di ampi dibattiti, spesso e volentieri appassionati, non di rado polemici.

Che una novità faccia discutere, tra favorevoli e contrari, questa non è certo – perdonate il gioco di parole – una novità. Novità semmai, nel nostro caso specifico, è che i “nemici” veri o più spesso presunti di papa Francesco son quasi assurti a mitica categoria interpretativa del pontificato, su cui non pochi, sparlando e straparlando di essi, han lucrato visibilità e posizioni, ergendosi a fustigatori non richiesti di chiunque non si allinei e si copra nel coro, noncuranti neppure del velenoso epiteto (“leccacalze”) di cui il Papa in persona ha tacciato i suoi adulatori vari. E tutto questo è avvenuto in un clima di innegabile, sostanziale buona accoglienza per Papa Francesco sui media mainstream dell'orbe. Ben'altro era certo quel clima, di generalizzata cioè e pregiudiziale ostilità, con cui altri prima di lui fecero i conti, specie il predecessore. Perciò l'impressione (e forse qualcosa di più, dopo sei anni) è quella piuttosto di un pontificato dalle potenzialità inespresse, quanto alla narrazione di esso, in termini di dibattito, confronto, dialogo, libertà di pensare ed esprimersi nella Chiesa e sulla Chiesa. Tutte opportunità che Francesco ha affermato ed afferma più volte di non disdegnare, anzi. Novità - e che novità! - è anche un Papa che dice che preferisce sentirsi dire in faccia che non sei d'accordo con lui, anziché dietro le spalle. Per fare un esempio e chiudiamo, il recente incontro in Vaticano sullo scandalo pedofilia che tormenta la Chiesa ormai da decenni, su cui tanto – com'era ovvio – si è detto e scritto sui media. Chi scrive è tra quelli rimasti sinceramente perplessi, di fronte all'atteggiamento di aperta ed incondizionata gratitudine espressa dal Papa e sulla scorta di lui e da tanta stampa cattolica, per i media che hanno contribuito a sollevare gli scandali. Bene, bravi, bis, per carità, se non fosse che a legger certi giornali e giornalisti pare che l'emergenza pedofilia affligga solo la Chiesa cattolica. O forse chissà, le vittime non del clero non meritano il medesimo sdegno. E se per esprimere, e avere spazio per farlo, una simile idea si rischia per passar di “nemici” tout-court del Papa, non c'è forse un problema?

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