La SuperLega: niente calcio, solo soldi

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Fateli giocare da soli! E, visto che vogliono la bicicletta, che inizino a pedalare. Il calcio europeo è giunto al capolinea, punto di non ritorno. La frattura è netta e non può essere ricucita. Dodici club hanno dato vita ad una SuperLega proprio nel giorno in cui la Uefa approva all’unanimità il cambio di format della Champions League. Di calcio, c’è nulla, solo un fattore prettamente economico.

Club indebitati all’inverosimile, ai quali non bastano più i proventi Uefa e che hanno deciso di affidarsi a chi di soldi ne mette tanti e può risolvere i loro problemi. Come Jp Morgan, il colosso finanziario statunitense, che per finanziare il progetto ha messo sul piatto della bilancia tre miliardi e mezzo (3,5) di euro. Il che significa 300 milioni di euro per ogni Club Fondatore della SuperLeague, che sono tanti rispetto a poco più di un quarto incassato dal Bayern Monaco che ad agosto ha vinto la Champions League.

E col pallone che c’entra? Assolutamente nulla, solo questione di soldi. Che fanno tutta la differenza del mondo, soprattutto per quei Club che negli anni hanno speso oltre le reali possibilità, indebitandosi fino al crack finanziario. Barcellona, Juventus, Manchester City in prima linea e poi tutti gli altri che ovviamente non se la passano bene. E non a caso nel gruppone non ci sono i virtuosi tedeschi, né tanto meno i ricchi francesi del Psg.

Il dado è tratto, tornare indietro non è possibile, perché Perez e Agnelli, hanno disegnato un futuro diverso per i loro club, e stessa cosa hanno deciso di fare le altre dieci consorelle che hanno detto sì al progetto. Che è inaccettabile, che va contro i valori dello sport, dove le vittorie vanno conseguite sul campo e non a tavolino. Qui invece, delle venti partecipanti alla nuova SuperLeague, quindici avrebbero accesso ogni anno, indipendentemente dal piazzamento nei campionati nazionali. E’ chiaro che la Uefa e soprattutto la Fifa non possono accettare un comportamento del genere.

Stride, in particolare, quello di Andrea Agnelli, che da presidente dell’Eca ha spinto per il nuovo format della Champions per poi tramare sottotraccia la nascita della nuova Lega. Lui, vice, e Florentino Perez, presidente, a capo degli scissionisti, pronti a mettere la Uefa con le spalle al muro.

La Uefa, da sola, può nulla, ma insieme al grande mondo del calcio (Fifa, federazioni nazionali, il grande popolo dei tifosi, oltre al mondo politico), può fare tantissimo. Anzi, tutto. L’unione fa la forza, che deve nascere proprio nel giorno in cui la Uefa conferma il nuovo format della Champions a partire dal 2024.

Fondamentale sarà l’appoggio delle federazioni. Italia, Spagna e Inghilterra (è sceso in campo anche il premier Johnson) hanno già dato parola alla Uefa di non voler accettare ricatti. Le stesse Leghe calcistiche nazionali sono sulla stessa lunghezza d’onda. In Spagna, il Betis Siviglia ha già tolto dal proprio sito ufficiale i dissidenti Atletico, Real e Barcellona dalla classifica. Se lo fanno tutte le leghe nazionali è un altro punto a favore dell’Uefa.

Poi, ci sono i tifosi, che sono in fermento. Quelli del Manchester e del Liverpool sono pronte a togliere i vessilli dalle loro curve contro l’adesione dei loro club alla SuperLeague e già hanno manifestato contro il cartello. Jurgen Klopp ha mandato via twitter un messaggio al Liverpool che è pronto a dimettersi; Gary Neville, storica bandiera dello United, ha scritto una lettera accorata contro il proprio club e lo stesso Liverpool che non rispettano gli ideali delle rispettive tifoserie.

L’unione deve fare la forza. Le federazioni hanno garantito appoggio all’Uefa, con tanto di esclusione dei “ribelli” dai rispettivi campionati. Domani riunione straordinaria della Premier, ovviamente senza i sei club che hanno aderito alla SuperLeague. La forza sarebbe quella di escluderli subito. Se te ne vuoi andare, prima lo fai, meglio è. Certo, sarebbe una decisione drastica, ma assolutamente ipotizzabile.

Poi c’è la Fifa di Infantino che ha dato l’appoggio alla Uefa e ha fatto sapere che gli atleti che parteciperanno alla SuperLeague non potranno rappresentare le loro nazionali. Significherebbe mettere i calciatori contro il proprio club. Avranno la possibilità di scegliere, ma dovranno farlo bene, perché Ronaldo potrebbe perdere il Portogallo già dal prossimo Europeo e con lui tanti altri grandi interpreti che dovranno soppesare la scelta, tra gli interessi economici (sicuramente potrebbero prendere più soldi) e quelli calcistici, perché rinunciare ad una Nazionale per un atleta, sarebbe un contraccolpo durissimo.

La SuperLeague va combattuta fortemente e con decisione da parte di tutte le componenti. Il presidente della federcalcio Gravina è stato chiaro, “è un tentativo di fuga dannoso per il calcio”. Più duro il presidente Uefa Ceferin che ha sparato a zero contro Andrea Agnelli: “Non ho mai visto una persona mentire così tante volte e così insistentemente come lui. L’ho sentito sabato pomeriggio e mi aveva rassicurato sul fatto che fossero tutte bugie. Evidentemente, l’avidità consente a tutti i valori umani di evaporare…”. E poi ha aggiunto: “Il mondo del calcio è unito, i governi sono uniti, siamo tutti uniti contro questo progetto senza senso. I calciatori che parteciperanno alla Superlega, come detto nel comunicato della FIFA, non disputeranno né il Mondiale né l’Europeo. Non potranno rappresentare le squadre nazionali”. Più chiaro di così.

Venerdì si riunisce l’Esecutivo dell’Uefa e non sono escluse clamorose prese di posizione dal governo europeo del calcio. Un “sistema” che va combattuto da subito, uniti verso la stessa direzione. Non ci possono essere interessi diversi, se non quelli del calcio, quelli della passione che anima i tifosi. Perché il calcio è di chi lo ama. Appunto. Il calcio deve essere meritocrazia, conquiste sul campo, l’esatto contrario di chi vorrebbe un calcio elitario riservato a pochi eletti. Della serie Marchese del Grillo, “io so io….”. E allora, chi non è d’accordo, che si accomodi alla cassa. Di certi personaggi ne faremo volentieri a meno.

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