Dalla riduzione dello strato di ozono alla crisi climatica: due facce della stessa medaglia

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Alla fine del secolo scorso ed all’inizio di quello in corso la lotta al “buco dell’ozono” era la minaccia globale su cui ci si è dovuti confrontare per anni prima di arrivare a dei risultati concreti. Nei giorni nostri invece è la minaccia climatica la sfida da affrontare con una determinazione ancora maggiore rispetto a prima.

Ma sia la prima che la seconda sfida sono ancora tutte in corso e solo avendo una visione di insieme delle due tematiche si riuscirà a mettere la parola fine alle emergenze che stanno caratterizzando la nostra generazione.

Anche se la normativa italiana ed europea vieta ormai da diversi anni la produzione e la vendita di tutte le sostanze lesive per l’ozono queste, ancora oggi, sono presenti in moltissimi impianti e il loro “corretto” recupero è considerato prioritario per la difesa ambientale.

Queste sostanze appartengono alla famiglia dei cosiddetti “fluorocarburi” (prodotti chimici contenenti atomi di fluoro (F) e carbonio C)), fanno parte della nostra vita quotidiana visto il loro impiego in molti prodotti e impianti utilizzati in case, uffici, negozi, auto e supermercati, e si suddividono in due grandi famiglie: quelle lesive per l’ozono (ozone depleting substances o ODS) e i gas fluorurati (i cosiddetti F-gas).

I fluorocarburi (e tutte le sostanze da loro derivate come i clorofluorocarburi (CFC), gli idroclorofluorocarburi (HCFC) e gli halon), hanno trovato largo uso come propellenti, fluidi refrigeranti e solventi, ma si sono rilevate molto pericolose per l’atmosfera poiché le loro emissioni sono state responsabili della riduzione dello strato di ozono. Ad esempio, gli halon, dei composti idrocarburici contenenti atomi di bromo, sono stati prevalentemente utilizzati come agenti estinguenti ma il loro impatto sull’ozono è elevatissimo, sino a quindici volte superiore a quello dei CFC.

Gli f-gas o gas fluorurati o gas refrigeranti che si trovano nei frigoriferi, nei condizionatori d’aria e nelle pompe di calore hanno un impatto significativo sul nostro clima. Responsabili nel passato della riduzione dello strato di ozono (ma ormai messa al bando come detto precedentemente), le nuove miscele create sono invece impattanti per la crisi climatica di oggi. Questi prodotti li troviamo a partire dal compressore dell’aria condizionata della nostra automobile, agli elettrodomestici di uso comune casalingo, fino ai grossi impianti di condizionamento dei centri commerciali, degli uffici o ai banchi frigo delle case farmaceutiche, dei supermercati o dell’industria alimentare.

I gas fluorurati hanno ancora un grande impatto sul clima, con un potenziale di effetto serra fino a 23.000 volte superiore alla CO2.

Le soluzioni alternative e più rispettose del clima esistono già: sono i refrigeranti naturali (idrocarburi, ammoniaca), la CO2, aria o acqua. I refrigeranti alternativi rispettosi del clima devono essere utilizzati al posto di tutti i gas fluorurati, apportando sostanziali miglioramenti nelle prestazioni climatiche dei sistemi di riscaldamento e raffreddamento.

La partita è ancora aperta tanto per i gas ozono lesivi che per i suoi successori altamente climalteranti, l’importante è continuare con forza sulla strada della ricerca e della sostenibilità e non abbassare la guardia per ottenere dei risultati concreti ed efficaci.

L’autore è responsabile scientifico di Legambiente

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