Il significato della visita di Draghi in Libia

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Per un uomo come il premier Draghi, che non si disperde in tante dichiarazioni, ma che cerca di far pesare i fatti, la circostanza che il primo viaggio all’estero sia stato in Libia, mette in luce che per il suo governo, e quindi per l’Italia, l’importanza che la Libia ha in questo momento di transizione, difficile, complicata, ma momento nel quale il presidente del consiglio ha ritenuto di marcare la sua presenza come italiano, europeo e uomo transatlantico.

Oggi la Libia è alla ricerca di una stabilità dopo anni durante i quali si è frantumata in una congerie incredibile di milizie locali, che hanno finito per riportarla su due fazioni principale, che però non esauriscono il panorama del terreno, molto più frastagliato: Tripoli da una parte, Tripolitania, e Cirenaica dall’altra, quindi Tobruk. Queste due parti sono rimaste in conflitto e hanno deciso finalmente di fermare le armi e, quindi, il primo obiettivo è quello di far fruttare il cessate il fuoco per vedere se si riusciva a formare un governo, cosa che è avvenuta grazie al fatto che la popolazione ha trovato un consenso che è stato legittimato dal Parlamento.

E’ molto importante perché il precedente governo, nato in Marocco sotto la mano benedicente delle Nazioni Uniti, quello di Sarraj, non era mai riuscito ad ottenere la luce verde dal parlamento che si era rifugiato a Tobruk. Un passaggio estremamente importante. Oggi la Libia ha un governo provvisorio con un obiettivo limitato, ma fondamentale: quello di arrivare alle elezioni di dicembre. Un primissimo passo che non risolve molti problemi, però confidiamo possa riportare la stabilità in questo martoriato Paese.

Il premier libico Abdel Hamid Mohamed Dbeibeh si è rivolto all’Italia, in nome di un’antica amicizia come l’ha definita Draghi. In questo momento la Liba ha bisogno di tutto: di infrastrutture, di riattivare il commercio, di garantire l’elettricità alla popolazione, di ricostituire la maglia delle istituzioni di governo di un Paese, di far riprendere a pieno ritmo le esportazioni di petrolio, ha bisogno di riprendere i contatti più tradizionali.

Quello di Draghi, che segue la visita che ha fatto Di Maio, nostro ministro degli Esteri, con due rappresentanti francese e tedesco, simbolo di una presenza europea, è il primo atto costruttivo dell’Europa che, quando Haftar sorprendendo tutti, ha dichiarato di voler portare la guerra in tutto il Paese per liberarla dal governo islamista di Tripoli, e Sarraj ha chiesto aiuto, l’Europa di fatto si è girata dall’altra parte. Questo ha aperto la strada alla Turchia che si è precipitata, e dall’altra parte il vuoto europeo ha consentito a Mosca di allungare le sue mani sulla parte orientale, cioè sulla Cirenaica.

E’ un momento in cui, da quella frattura, si è arrivati a ricostruire quella maglia interlibica. In Libia c’è un governo legittimato, ma di fatto sotto tutela militare di due schieramenti che possono rimettere in discussione tutto in qualsiasi momento. Una fase delicatissima e la visita di Draghi è molto importante, perché è un gesto di fiducia preventiva. Ora, altri primi ministri si affacceranno in Libia. Draghi, da primo ministro, va in Libia per salvaguardare gli interessi dell’Italia a 360 gradi, ma allo stesso tempo è in grado di far parlare con la sua presenza l’Unione Europea e il nuovo presidente americano che sicuramente non gradisce la presenza della Russia in Libia.

Quali potrebbero essere i frutti di questo viaggio? In politica la fiducia reciproca è un balsamo fondamentale. L’importanza della visita di Draghi è su due piani: da una parte c’è la prospettiva della rinascita di una presenza italiana in Libia, si parla della famosa “autostrada dell’amicizia”, degli investimenti per l’aeroporto di Tripoli. Dall’altra parte c’è il farsi traino di altri primi ministro che si muovano nella stessa direzione.

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