Le sette sfide per porre fine alla condizione di senza dimora entro il 2030

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Centinaia di partecipanti, provenienti da realtà sociali che si occupano dei senzatetto come anche da diversi enti locali, si sono riuniti per ragionare insieme ad un piano che consenta un cambiamento radicale nel modo come sono concepiti i servizi per i senza fissa dimora.

La Conferenza italiana sulla Homelessness aveva come titolo “Sfida al futuro. Diamo una casa al cambiamento”, un processo partecipato da oltre 500 persone, soprattutto soci della Federazione Italiana Organismi per le Persone Senza Dimora (Fio.PSD), che riunisce tra gli altri Acli, Anci, Azione Cattolica, Arci, Croce Rossa, Conferenza delle Regioni, Save the Children. Gli operatori del settore, coinvolti da 19 Regioni e 42 città, hanno costruito il consenso sulle sette sfide che si dovranno affrontare per porre fine alla condizione di senza dimora entro il 2030, rilanciando l’obiettivo della campagna #HomelessZero.

Le realtà del settore mirano a sfruttare al meglio i 450 milioni di euro stanziati dal PNRR per creare percorsi di Housing First per 25mila persone senza dimora e centri servizio in 250 città italiane. Partendo dai nuovi fondi stanziati contro la povertà la Fio.PSD raccoglie quindi la sfida e mette a punto un manifesto che verrà presentato nelle prossime settimane al Parlamento Europeo e al Governo Italiano, perché diventi piattaforma politica per promuovere il reale cambiamento di approccio alle politiche sociali.

La nota finale della due giorni romana fa sapere che il percorso, che ha preso il via a settembre 2021 da Catania, “contiene le 7 maggiori sfide da affrontare nel contrasto alla povertà estrema; un documento costruito “dal basso” promuovendo la partecipazione effettiva che nel periodo ottobre 2021/aprile 2022 ha raccolto le posizioni dai territori, con un’analisi degli stereotipi modellati negli anni e sostenendo la ridefinizione dei servizi secondo una logica sistemica”. Il cammino di questi mesi è arrivato a Roma il 25 e 26 maggio per definire, dando voce e protagonismo ad ogni operatore e agli utenti dei servizi, le sfide del futuro.

La stessa Federazione del settore fotografa puntualmente con i suoi rapporti le condizioni dei circa oltre 50mila senza fissa dimora presenti nel nostro Paese, che hanno un tasso di mortalità che è quasi il doppio di quello della popolazione italiana. La ricerca intitolata “I Senza Dimora muoiono tutti i mesi, non solo d’inverno”, pubblicata dall’Osservatorio fio.PSD nel febbraio 2022, scatta una fotografia drammatica da cui emerge che i decessi avvengono in ogni stagione dell’anno, per incidenti soprattutto (44%), per malattia (39%), per violenze subite (12%) e nel 5% dei casi per suicidio. Le 143 vittime registrate da inizio anno ci mostrano l’ampiezza di questo dramma sociale che chiede una risposta strutturale.

Passo fondamentale per far uscire queste persone dall’insicurezza e dalla povertà è offrire loro un alloggio che li porti fuori dalla strada. La soluzione è quella del ‘housing first’, un programma adottato anche a livello europeo che mira a dare una casa a tutti. Serve quindi rilanciare le politiche abitative in Italia, dove appena il 4% del patrimonio edilizio è destinato all’housing sociale. Avere una casa dove programmare la propria vita diventa quindi la conditio sine qua non per riacquistare la dignità è l’indipendenza. Un aspetto che viene ribadito da Michele Ferrari, responsabile della comunicazione di Fio.PSD, che parlando con InTerris spiega che il sistema di accoglienza com’è strutturato attualmente non risolve il problema della popolazione dei senza fissa dimora, che attualmente si sposta nelle città italiane da un servizio all’altro, da una mensa all’altra, alla ricerca di cibo e un tetto sotto il quale dormire.

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