VENERDÌ 07 GIUGNO 2019, 00:02, IN TERRIS

Se l'Ucraina vuole rimuovere la "polvere sovietica"

GIANNICOLA SALDUTTI
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Volodymyr Zelenskij e Jean Claude Juncker
Volodymyr Zelenskij e Jean Claude Juncker
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l neo-presidente ucraino Volodymyr Zelenskij comincia a scoprire le sue carte dimostrandosi non meno filo-occidentale del suo predecessore Petro Poroshenko. Questo è quanto si è potuto evincere dal recente summit Ucraina-Ue durante il quale l’ex comico ha avuto il suo primo contatto diretto con l’establishment europeo: le strette di mano con il presidente della Commissione Jean Claude Juncker sono comparse sui principali siti di informazione proprio mentre, dall’altra parte della barricata, Vladimir Putin riceveva a Mosca il presidente cinese Xi Jinping. La polarizzazione delle due parti sembra, dunque, completata: l’Ucraina in Europa e la Russia sempre più orientata verso l’Asia e le sue prospettive future. Purtroppo, però, interpretare segnali del genere non è mai troppo semplice, soprattutto se rilevate in un periodo di instabile transizione come quello che sta vivendo Kiev negli ultimi mesi.

Zelenskij è volato a Bruxelles presentandosi nella veste di nuovo volto ucraino, con una chiara strategia da portare avanti in politica estera: garantire all’Europa piena continuità con quanto costruito dall’Ucraina post-Majdan, piena integrazione nelle strutture comunitarie e, cosa più importante, nella Nato. Il Zelenskij ammirato nel quartier generale dell’Ue è un leader diverso rispetto a quello che giusto poche settimane fa parlò alla Rada annunciando grandi cambiamenti. Oltre alle note priorità strategiche di Kiev, Zelenskij si è anche detto convinto nel voler ripristinare l’attuazione dei punti già stabiliti con il protocollo di Minsk nel 2015, sedendosi al tavolo delle trattative con Mosca per il cessato il fuoco nel Donbass. Il presidente ha tenuto a precisare che ciò avverrà soltanto nel momento in cui il Paese “sarà in grado di proteggersi”. Non è chiaro sapere a cosa precisamente Zelenskij alludesse, ma l’avvicinamento con gli alti quadri della Nato è stato accertato: il segretario Jens Stoltenberg ha sempre considerato l’Ucraina un partner apprezzatissimo in virtù della sua posizione strategica. Kiev nell’Alleanza Atlantica vorrebbe dire armi e basi americane direttamente sull’ex suolo sovietico. Zelenskij si è preoccupato principalmente di rassicurare le compagini europea ed americana confermando la rotta intrapresa dal Paese da cinque anni a questa parte: gli investimenti in termine di iniziative e risorse degli ultimi anni, dunque, non andranno persi. Il “servo del popolo” ha voluto addirittura spingersi oltre, annunciando una proposta di referendum sull’adesione alla Nato che stravolgerebbe completamente gli equilibri geopolitici del continente.

Anche sul piano della dialettica poco o nulla sembra essere cambiato. A colloquio con il polacco Donald Tusk, Zelenskij ha tenuto a precisare che un’Ucraina nella Ue segnerebbe la “fine dell’imperialismo russo” ed una spinta propulsiva fortissima su tutto lo spazio post-sovietico, ricalcando in tutto e per tutto schemi già ampiamente rivisti nelle dinamiche politiche dell’Europa centro-orientale post- Guerra Fredda. Secondo diversi analisti, i vettori strategici della politica estera rimarranno immutati, la differenza tra Zelenskij e Poroshenko la si noterà nella tattica che verrà adottata e, soprattutto, nello stile: un volto giovane, comunicativo, lontano dalla politica di professione, circondato da collaboratori coetanei dal curriculum di respiro internazionale, come la neo-assunta portavoce Julija Mendel’, già al lavoro presso il New York Times e la World Bank. In altre parole, il Paese vuole a tutti i costi rimuovere quella coltre di polvere “sovietica” che ricopre la politica ucraina fin dal 1991. C’è da chiedersi fino a che punto l’opera di Zelenskij riuscirà ad agire in profondità o rimarrà soltanto l’ennesima operazione di facciata. La politica di Poroshenko, seppur ostile alla Russia, risultava essere spesso un po' goffa e spesso prevedibile, con Mosca che è sempre riuscita a rispondere colpo su colpo. La dinamicità di Zelenskij può risultare un problema in più per il Cremlino: una volta limati gli estremismi che da sempre logorano la politica ucraina, Zelenskij porterà al tavolo delle trattative un Paese più pronto a recepire i dettami europei, nonché abile nel comunicare con più efficienza le proprie esigenze strategiche.

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