Mai più schiavi e sempre contro le “nuove schiavitù”

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“Così come non vorrei essere uno schiavo, così non vorrei essere un padrone. Questo esprime la mia idea di democrazia.” E’ una celebre frase Abramo Lincoln, il presidente americano che con la firma del tredicesimo emendamento avviaò il processo di liberazione degli schiavi. Processo che si conclude il 18 dicembre 1865 con l’abolizione della schiavitù in tutti gli Stati Uniti.

Oggi è la Giornata internazionale in ricordo delle vittime delle schiavitù e della tratta transatlantica degli schiavi voluta dalle Nazioni Uniti per ricordare tutte le vittime di quel commercio di persone che andò avanti per circa 400 anni e coinvolse più di 15milioni di uomini, donne e bambini.

Per noi europei si tratta di una brutta pagina di storia, per gli afroamericani sono racconti di famiglia neanche troppo lontani, ma per tutti è una lezione da non dimenticare perché la storia, purtroppo, può ripetersi quando non ci si impegna nel mantenere vivo il ricordo.

E, a proposito di ricordi, a qualcuno torneranno in mente le commoventi immagini di San Giovanni Paolo II nella “Casa degli Schiavi” dell’isola di Goree, quando si soffermò a pregare, a soffrire, a chiedere scusa: “Da questo santuario africano del dolore nero imploriamo il perdono del cielo” disse in quel momento il Papa che ha domandato perdono a Dio e agli uomini per i cristiani che, nei secoli passati, si sono macchiati del “crimine enorme” della tratta.

Da quella porta, infatti, gli africani incatenati partivano per l’America, ma non per trovare fortuna come molti europei… loro partivano senza volerlo e senza volerlo erano ridotti in schiavitù. Per lo più vittime senza nome, persone senza diritti.

Non è bastata l’abolizione della schiavitù per restituire e riconoscere libertà a tutti gli uomini e le donne del mondo, non è bastato condannare la tratta delle persone per evitare che gli uomini sfruttassero altri uomini. Ancora oggi ci sono i mercanti di donne che fanno affari con la prostituzione organizzata. C’è chi vende a caro prezzi i cosiddetti viaggi della speranza che spesso naufragano in mare. Ancora oggi l’Africa è una terra depredata, violata, povera.

Benedetto XVI durante il suo viaggio in Angola aveva levato la sua voce contro la “cupidigia che riduce in schiavitù i più poveri” e diventa strumento di rapina delle risorse dell’Africa privandola del futuro. Il papa aveva definito l’Africa un continente assetato di giustizia. Tutti sappiamo che si tratta di una giustizia che tarda ad arrivare.

Ma le moderne schiavitù – come ha più volte detto Papa Francesco – riguardano tutti: “fa le sue vittime nella prostituzione, nella tratta delle persone, il lavoro forzato, il lavoro schiavo, la mutilazione, la vendita di organi, il consumo di droga, il lavoro dei bambini”.

L’uomo nasce per essere libero, a tutti – nessuno escluso – è richiesto l’impegno concreto per preservare questa libertà che è vita.

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