Chiaramente ogni vero apostolo e ogni vero dottore è un apostolo e un dottore della verità. Ma quando questo epiteto si usa in special modo per una persona non si vuol far altro che mettere in evidenza il suo particolare rapporto con la verità in quanto tale, in quanto verità, ossia con l’essere in quanto vero, con la ragione in quanto vera, con i contenuti della fede in quanto veri, con Dio stesso in quanto Ipsa Veritas subsistens. Dice l’Angelico: “non soltanto in Lui [in Dio] c’è la verità, ma Egli stesso è la stessa somma e prima verità” (S.Th. I q. A ,5, resp.).
E’ sotto questo aspetto che parliamo di San Tommaso d’Aquino come particolare apostolo della verità. Del resto di San Tommaso d’Aquino si potrebbe parlare sotto molti altri aspetti tra loro interconnessi e integrati, tuttavia, tenendo presente l’attuale congiuntura storico – culturale fatta di relativismo, scetticismo, nichilismo, mi è sembrato più opportuno mettere in evidenza questo aspetto che, nella stima stessa dell’opera, del pensiero, dello spirito dell’Aquinate, è fondamentale.
Quando il 20 novembre 1974, San Paolo VI, in occasione del VII centenario della morte di San Tommaso d’Aquino, inviò la lettera apostolica Lumen Ecclesiae (atque mundi universi), a Vincent de Couesnongle, Maestro dell’Ordine dei Predicatori, senza mezzi termini, definì l’Angelico Dottore “apostolo della verità” e motivò l’uso di questo appellativo proprio indicando “l’impegno nella ricerca della verità e nella piena dedizione al servizio di essa” come il tratto essenziale del suo lavoro. E non è qualcosa che fa di San Tommaso d’Aquino un freddo intellettuale chiuso in una torre d’avorio di alfieriana memoria, bensì un intellettuale vivo e amante, appassionato, del vero, del bene, del bello, e di Dio al di sopra di tutto che è l’Essere, la Bontà, la Verità, la Bellezza per essenza, usando il linguaggio stesso che l’Aquinate ci ha lasciato in eredità dal punto di vista speculativo (della stessa scienza metafisica) e non solo perché queste verità sostengono e illuminano la stessa profondità, ampiezza e larghezza della vita spirituale. E siccome, insegna sempre l’Angelico in molti passi, l’essere, il vero, il bello, il bene si convertono tra di loro allora Dio è la stessa Verità per sè sussistente. Ciò significa che le creature hanno l’essere, la verità, la bontà, la bellezza per partecipazione (per comunicazione) e quindi conoscendole meglio tanto più ci eleviamo nella stessa conoscenza di Dio che rimane sempre trascendente (Deus semper maior). E’ tale però la dottrina di Tommaso su questo punto che il Dottore comune, come anche è chiamato, non ha esitato, commentando il Vangelo di Giovani, nel dire di Cristo: Ille Homo ipsa divina Veritas (Super Ioannem 188) Egli capiva e gustava, in special modo così, l’auto – rivelazione stessa di Gesù “Io sono la via, la verità e la vita” (Gv 14,6).
C’è così, in San Tommaso, un legame profondo tra dottrina e spiritualità e un legame dottrinale e spirituale altrettanto importante tra le opere più sistematiche e più squisitamente teoretiche, filosofiche e teologiche, e le opere più esegetiche e quelle spirituali (si vedano gli opuscoli relativi), che sempre nel Commento al Vangelo di Giovanni, illustrando il Prologo, insegna che la stessa verità conosciuta dell’intelletto umano nella sua adeguazione (verità logica) alla realtà delle cose create compreso l’uomo stesso, poiché le cose in tanto sono vere perché si adeguano all’Intelletto divino in quanto Causa prima (adeguazione questa che è detta verità ontologica), fa sì che l’uomo, rettamente conoscendo le cose del mondo e se stesso, progredisca nel suo itinerario verso Dio. E’ per questa ragione che l’Angelico afferma nella Summa contra Gentiles (o Liber de veritate catholicae fidei): <<l’errore contro le creature ridonda in una falsa conoscenza di Dio>> (C.G. II c.3).
Vediamo qui come per l’Aquinate la retta scienza e la sana filosofia (meta-scienza) sono esse stesse già “tappe” fondamentali del suo cammino ascetico verso “l’alta luce che da sé è vera” come dice Dante, peraltro uno dei primi discepoli del pensiero di San Tommaso, in Par. XXXIII. Del resto, la facoltà principale dell’uomo è la sua intelligenza e il bene della virtù intellettuale – insegna ancora l’Angelico – consiste in ciò che chiamiamo verità. Inoltre dobbiamo dire che il Verbo divino è Egli stesso la medesima divina Verità ed Egli stesso spira Amore. E di questo stesso Amore San Tommaso dice che omne verum a quocumque dicatur a Spiritu Sancto est (ogni verità da chiunque sia detta viene dallo Spirito Santo). C’è una specie di “pericoresi”, una inabitazione reciproca, possiamo dire, tra verità e carità.
Si capisce allora come lo stesso atto di fede viene, in San Tommaso, a configurarsi quale ulteriore “determinazione” della verità, mostrando tutta la sua portata veritativa (aletica). Tommaso non è un razionalista perché vede bene i limiti della razionalità naturale (celebri sono i passi in cui tematizza la debolezza teoretica dei medesimi filosofi antichi che pur avevano colto varie verità); ma non è nemmeno un fideista perché egli dimostra come la fede non è sentimentalismo o vana credulità ma è un dono di Dio che purifica e indirizza la stessa opera intellettuale e che chiama la ragione stessa ad addentrarsi in una sempre maggiore consapevolezza (per quanto questo sia possibile) dei divini Misteri. La fede – è l’insegnamento tomistico classico – non annulla né nega la ragione, ma la presuppone e porta a compimento, così come la sana filosofia è di per sé aperta all’ accoglienza della Rivelazione divina e a diventare ancilla theologiae (ancella della teologia).
Oggi è forse quanto mai difficile fare e proporre questi discorsi eppure se è vero come è vero che Dio è la stessa Verità per essenza, allora la ragione e la fede, come insegna anche San Giovanni Paolo II nella Fides et ratio, provenendo entrambe da Lui che è la somma e prima verità, non possono contraddirsi.
San Tommaso ha sposato la verità. Così lo studio diventa l’esercizio di questa nuzialità profonda, esso stesso esercizio di carità, dove ciò che si è contemplato – dice l’Angelico – sfocia nella predicazione stessa che per il nostro dottore fu essenzialmente l’attività di accademico, di professore universitario ma che può essere realizzata in tanti altri modi. L’importante è che la predicazione sia sostenuta dalla contemplazione della verità e dall’amore che in essa spira. La verità esige tutto però, finanche la partecipazione del cuore, del corpo, di altre facoltà, innanzitutto della volontà. E’ per questo che la studiosità, dice San Tommaso nella Somma teologica (vd IIª-IIae, q. 166) – se da una parte è una virtù di temperanza perché controlla e guida il desiderio naturale di sapere che però può cedere alla vana curiosità, dall’altra è una virtù di fortezza che fa sopportare i sacrifici che si fanno nella ricerca della verità.
San Tommaso, che è stato anche il difensore dell’unità della persona umana (si veda anche il De unitate intellectus conta averroistas dove la tesi principale è hic homo intelligit ossia “questo singolo uomo, questa singola persona umana pensa, comprende”) sa benissimo che la stessa verità illumina tutta la vita umana. La verità non è un freddo cristallo, ma è sole caldo come il sole che l’Angelico porta sul petto nelle sue raffigurazioni più comuni:
“Maestro Tommaso” – dice ancora San Paolo VI nel suo discorso al Congresso internazionale tomistico del 20 aprile 1974) – “lungi dal privare l’alunno di una sua personale e originale virtù di conoscenza e di ricerca, risveglia quell’ appetitus veritatis, che assicura al pensiero una sua sempre nuova fecondità”. Tommaso è il Dottore che ci insegna anche oggi la “fiducia nella verità del pensiero cattolico…aperto alla capacità conoscitiva della mente umana” (San Paolo VI, op.cit.).
San Tommaso d’Aquino, apostolo, dottore, sposo della verità e dunque di Dio, Verità per essenza, di Cristo, vero Uomo e vero Dio, che è la stessa divina Verità incarnata, San Tommaso d’Aquino amante appassionato di ogni vero da chiunque sia detto perché viene dallo Spirito di verità, emerge in tutto il suo chiarore che la stessa Trinità gli ha partecipato, gli ha comunicato: “non solo per la completezza, l’equilibrio, la profondità la limpidezza dello stile, ma più ancora per il vivissimo senso di fedeltà alla verità…Fedeltà alla voce delle cose create per costruire l’edificio della filosofia; fedeltà alla voce della Chiesa per costruire l’edificio della teologia” (S. Giovanni Paolo II, Allocuzione per l’VIII Congresso tomistico, 13 settembre 1980).

