Ripartire dagli ultimi

ULTIMO AGGIORNAMENTO 0:01

ramondaC’è un mondo che in alcune sue componenti sta impazzendo: gli abusi sui minori, la prostituzione minorile che dilaga, bambini sgozzati nel seno materno con l’aborto, le gravidanze in affitto per dare alle coppie ricchissime un figlio, circa 30 milioni di persone che vivono in stato di schiavitù, il commercio delle armi sempre più fiorente. Un miliardo di persone vive con un dollaro e mezzo al giorno, senza assistenza sanitaria, in alloggi precari e malsani. Ogni giorno muoiono ventimila bambini per fame, malattie, aids.

Come uscire da questa situazione? È necessario “ripartire dagli ultimi” che sono il segno drammatico di una società senza giustizia, come richiamavano profeticamente i vescovi italiani nel documento “La Chiesa italiana e le prospettive del paese” del 1981.

La Chiesa stessa sente l’esigenza, condividendo con i poveri, di vivere da povera. Diceva san Giovanni XXIII: «Sono nato povero, sono sempre vissuto povero e così voglio morire». È il tempo della comunità che riunita nel Signore risorto va nel mondo come missionaria a portare il lieto annuncio ai poveri, a proclamare la liberazione ai prigionieri, ai ciechi la vista. «I poveri non possono aspettare!», diceva don Oreste Benzi. Noi possiamo discutere, loro no.

“Nessuno tra di loro era più bisognoso” leggiamo negli Atti degli Apostoli. Bisogna costituire comunità vive, dove non si vive come isole ma come un “noi”. Lo Spirito Santo è l’artefice e il protagonista che valorizza l’originalità nella comunione e nell’unità, che suscita la vita di preghiera, il desiderio ogni giorno di stare con il buon Dio e nello stesso tempo di vivere la fraternità. È lui che guida la comunità e la Chiesa e sempre più la conforma a Gesù. La vita nello Spirito Santo attua sempre una peculiare presenza ai poveri.

Un giorno un giovane che vive in una delle nostre Capanne di Betlemme dove si accolgono persone senza fissa dimora e ragazze liberate dalla schiavitù della prostituzione, mi ha detto: “Senza i poveri mi perdo”. La Chiesa senza i poveri, che sono i suoi tesori, le sue perle preziose, perde il sapore e non è più lievito nella pasta. Con la scelta preferenziale dei piccoli e degli ultimi diventa segno luminoso di speranza in un mondo migliore.

Giovanni Ramonda
Presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII

Se vuoi commentare l'articolo manda una mail a questo indirizzo: scriviainterris@gmail.com
Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.