Quello che non sapete delle nostre mail

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Oggi, quando vengono chiesti ad un interlocutore i dati di contatto, ci vengono consegnati, ad esempio, nome utente di Amazon, numero di WhatsApp, QR code da scansionare con il pc, nome account di Instagram/Twitter/Facebook… Uno degli ultimi dati consegnati sembra essere l’indirizzo di posta elettronica.

Posta elettronica che si basa, difatti, su un concetto molto semplice alla base. La sua evoluzione, però, ha una storia molto lunga, tanto che resta ancora da capire bene quando sia stata realmente creata e chi sia effettivamente il suo inventore!

L’email nasce ancora prima di Internet, quando il network non era ancora “rete” e non era per nulla sviluppato! All’epoca il network si chiamava “ARPANET” (la allora rete di computer del dipartimento della difesa americano), un progetto creato negli anni 60 in cui una comunità, formata da ricercatori universitari americani e studiosi appassionati, poteva condividere in piena libertà documenti, progetti, invenzioni, software. E chiunque avesse avuto la voglia (e la possibilità) di entrare in questo network lo poteva fare liberamente, con lo scopo però di contribuire all’ampliamento della conoscenza altrui! Tenendo, però, conto che per raggiungere l’utente seduto affianco, i dati dovevano attraversare gli Stati Uniti e, tramite ARPANET, tornare a 2 metri di distanza! E che, fino a poco prima del 1971 era possibile scambiare solo messaggi digitali su una macchina singola, inviati e ricevuti da utilizzatori dello stesso PC. Fu proprio in questo network che vennero ideati i primi software (all’epoca codici) “open source” per inviare messaggi testuali da un punto all’altro e per trasferire determinati file.

Nel 1971, Ray Tomlinson, sviluppatore informatico e appassionato di tecnologia, fece funzionare il primo sistema di posta elettronica proprio sul network di ARPANET. A lui viene attribuita l’ideazione della famosa “chiocciolina”, indispensabile per poter inviare a qualcuno un e-mail. E non solo. Sempre a lui viene dato il merito di essere riuscito ad individuare e differenziare, rispettivamente prima e dopo della “chiocciolina”, un nome utente e l’identificativo della macchina impiegata per la trasmissione del messaggio. Cosa che funziona ancora così! Oltre a tutto questo gli si riconosce la creazione di un software, da utilizzare su più macchine, in grado di inviare e ricevere messaggi o file! Ma che cosa scrisse Tomlinson nella sua prima email? La storia dice che il suo primo testo sia stato “QWERTYUIOP“!

Ultimamente, però, un programmatore dell’Università del New Jersey, Shiva Ayyadurai, ha rivendicato la paternità dell’email sostenendo che, nel 1978, fu lui a realizzare un programma per l’invio di posta elettronica ed a brevettarlo nel 1981 con il nome “EMAIL”! Ma Shiva Ayyadurai è anche tornato alla ribalta in ambito internazionale nell’ultimo periodo, in era COVID-19, con le sue teorie complottiste, negazioniste e anti-vaccini…

Ad ogni modo, senza stare a sentenziare su chi abbia realmente inventato la posta elettronica o meno, ci basta sapere che è grazie a questo primo sistema di comunicazione digitale se oggi possiamo inviare da desktop e mobile oltre dieci miliardi di messaggi di posta elettronica al giorno!

La nostra vita (come la nostra evoluzione), però, è sempre più digitale e, più che ad un sistema di “epistole elettroniche“, ci affidiamo a sistemi di messaggistica istantanea, videochat, podcast, dirette live…

Le care vecchie e-mail, comunque, resistono! Alcune magari non le apriamo nemmeno, vuoi per spam, marketing o per avvisi inutili. Tante altre, però, ci sono ancora utili: per ricevere informazioni di nostro interesse tramite, ad esempio, newsletter, per il riepilogo di acquisti on-line, per ricordare l’appuntamento per una videochiamata, per l’invio di documenti importanti tramite posta certificata, per comunicazioni dalle banche o, per chi ha figli, dalle scuole o dalle università…

Ma in molti casi l’e-mail fa anche altro: diventa il nostro “LOGIN” (che affianca la nostra password personale) per accedere a servizi innovativi quali Facebook, Instagram, Google, Netflix… Dopo quasi cinquant’anni, l’indirizzo di posta elettronica è, quindi, ancora un servizio indispensabile! Non tanto per dire agli altri come stiamo, ma per dire al mondo quello che facciamo!

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