Quei miracoli d’amore spuntati dalle macerie

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Per desiderio di molti, a partire dalle famiglie delle vittime del terremoto, la notte anniversaria del sisma è all’impronta del silenzio, dell’intimità e della memoria impastata di meditazione e di preghiera. In un primo momento si desiderava addirittura che stampa e “curiosi” rimanessero fuori dalla rievocazione che si tiene nel punto-cuore di Pescara del Tronto, giardino d’infanzia diventato il giorno del terremoto obitorio provvisorio per accogliere in quell’indimenticabile 24 agosto 2016, al fine di essere identificati, i corpi delle oltre 50 vittime estratte dalle macerie. Sì, stiamo parlando ancora una volta di Pescara del Tronto, per noi luogo ormai simbolo di quel drammatico sisma e delle scosse nei mesi successivi che l’hanno praticamente ridotto ad ammasso di macerie sbriciolate, come se fossero state tritate da una macchina impastatrice di cemento. I media del mondo intero identificano questo terremoto come “il terremoto di Amatrice” proprio per l’ampia copertura mediatica che questa località ha costantemente avuto in questi mesi e continua ad avere. Eppure credo di poter affermare che in assoluto il luogo che più di ogni altro può mostrare l’energia divoratrice del sisma è proprio Pescara del Tronto, dove non trovi un masso, un muro, una mezza casupola in piedi, ma tutto è diventato poltiglia di ridottissimi rottami. Le case sprofondate di molti metri e i tetti scivolati per la scarpata donano del paesaggio una foto che dall’alto appare un campo arato dalla violenza della natura.

Nulla, ma proprio nulla, resta in piedi di questo ridente paese, ameno e accogliente. Nulla è più visibile di quel che era prima e tutto travolto dalla reiterata attività sismica che tuttora prosegue. Il risultato, al momento, è che seppellendo le case sotto le macerie sono spariti per sempre  i segreti di tante famiglie, le speranze di molti giovani e i sogni di una popolazione ormai rassegnata a vivere lottando per non perdere la voglia di futuro. Purtroppo quel che sto dicendo di Pescara del Tronto può dirsi ugualmente di altre frazioni, a partire proprio dal Borgo di Arquata. Per questo, l’anniversario sa di tristezza ed è innegabile per il ricordo delle vittime, delle perdite umane e materiali che nulla potrà mai permettere di recuperare; un anniversario che però vuole essere anche sforzo di speranza, puntando a una visione del futuro positiva anche se le difficoltà, gli ostacoli e gli intralci della burocrazia spietata tentano di spingere lo spirito a un realismo fatale che rasenta il fatalismo della disperazione.

Una notte per riflettere e un giorno per ripensare e per pregare. Questo è l’intento che insieme a tutte le associazioni di volontariato coinvolte nella rinascita di Arquata vorremmo fosse condiviso da quanti ci stanno vicino e continuano a condividere la nostra avventura di post-terremotati. Un’opportunità per ringraziare la gente che silenziosamente ha vissuto con noi  in questi mesi le fatiche della rinascita e con aiuti concreti ha reso possibile la ripresa di non poche piccole ma importanti attività commerciali. Ripercorrendo con la memoria questi dodici mesi vedo miracoli dell’amore e della generosità intrecciarsi con attese e progetti diventati realtà e realizzazioni in itinere. Se il terremoto ha distrutto paesi e borghi storici carichi di tradizioni, il post-sisma ha lavorato per ricostruire relazioni e tessere amicizie apportatrici di coraggio e di condivisione fraterna.

Qualcuno mi chiede un bilancio di quest’anno e vuol sapere quali sono le prospettive che vorremmo sognare di realizzare. Un lungo elenco di gemellaggi fra comunità d’ogni regione  d’Italia e le frazioni dei comuni terremotati ha favorito la ripresa di alcune attività in loco e la ripartenza d’una timida ma incipiente economia di sopravvivenza. Grazie a questi amici che formano la grande famiglia della solidarietà! Molto resta da fare e il ritornello d’ogni incontro è “non abbandonateci”. La nuova chiesa costruita in bioedilizia e in classe A nel villaggio di case provvisorie di Pescara del Tronto sulla via Salaria, è stata visitata dal Presidente della Repubblica nei primi giorni di agosto e inaugurata e benedetta solennemente il 6 agosto, festa della Trasfigurazione del Signore. Attorno alla chiesa riparte la vita del borgo, come un tempo. La campana recuperata provvidenzialmente dalla chiesa di Pescara del Tronto, implosa sotto le scosse telluriche, ha cominciato a suonare. E il tocco della campana è il segno della vita che risorge. Molto resta da fare; la lentezza degli interventi pubblici in molti l’hanno più volta sottolineata; la fatica che ci attende è chiara a tutti, ma il coraggio e l’impegno hanno ripreso a camminare sulle gambe della speranza.

Se la chiesa è ricostruita, il resto attorno troverà spazio e consistenza. Mantenere accesa la fiaccola della fede era il nostro sogno; mantenerlo vivo sarà il nostro impegno e sono certo che il resto verrà perché, come canta Andrea Petrucci in una canzone che insieme a me ha composto per l’occasione, noi ripartiamo da qui. “Polvere e sassi nel cuore”, è il titolo di quest’inno alla fiducia, certi che “ricostruiremo speranze insieme, uniti senza distanze non molleremo mai, la forza tornerà”. Ecco il testo della canzone che sarà eseguita da Petrucci alla fine della Messa:

“A cosa stai pensando, se guardi questa vita sembra un film/

La notte è uguale al giorno, qui trema tutto il mondo Tu resta ferma/

Come l’alba al suo risveglio, quel 24 agosto, illumina i paesi e le strade che adesso, non ci sono più, non ci sono più, non ci sono più/

Polvere e sassi nel cuore soffia col vento il dolore che scuote dentro, spezza il sogno di una vita che non tornerà mai più/

A cosa stai pensando, divora questa terra. Favole sui letti dei bambini, si spegne l’innocenza Fragile/

Il silenzio freddo e muto di un giorno mai iniziato. Lacrima sulle chiese e le case che adesso non ci sono più, non ci sono più, non ci sono più/

Polvere e sassi nel cuore soffia col vento il dolore che scuote dentro, spezza il sogno di una vita che, non tornerà mai più/

insieme noi, ricostruiremo speranze insieme noi, uniti senza distanze non molleremo mai la forza tornerà/

polvere e sassi nel cuore, polvere tra gioia e dolore sì, la nostra storia riparte da qui”.

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