Protocollo di Kyoto: il primo vero accordo fra le nazioni contro i cambiamenti climatici

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Oggi ricorre l’anniversario della ratifica del protocollo di Kyoto, il primo vero accordo tra le nazioni volto a combattere i cambiamenti climatici e contenente gli impegni dei paesi industrializzati a ridurre le emissioni di alcuni gas ad effetto serra, responsabili del riscaldamento del pianeta.

Sottoscritto nel dicembre del 1997 – durante la Conferenza delle parti di Kyoto (la COP3), ci vollero otto anni per farlo ratificare dal numero minimo dei Paesi. In Italia le politiche e le misure attuate per la riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra hanno consentito il rispetto degli obiettivi di emissione fissati per il 2020 ma, in considerazione del nuovo obiettivo di riduzione delle emissioni di gas di almeno il 55% entro il 2030 e dell’obiettivo di “neutralità climatica” al 2050, sono necessari ulteriori sforzi.

Con il processo di conversione ecosostenibile del nostro sistema produttivo abbiamo la grande opportunità di proiettarci in un futuro a misura d’uomo che tenga insieme lavoro, ambiente, territorio e comunità così come recentemente sancito dal rinnovato dettato costituzionale. La previsione della tutela dell’ambiente nella nostra Costituzione dimostra che la consapevolezza dell’importanza di tale tema ha raggiunto un alto grado di maturazione nell’intera comunità italiana e tra le forze politiche che l’hanno votato “anche nell’interesse delle future generazioni”.

Il PNRR sta velocizzando la conversione green ma affinché il raggiungimento dell’obiettivo della neutralità climatica al 2050 non comporti incertezze economiche, sociali e geopolitiche sono necessarie nuove fonti di creazione di valore a lungo termine.

Per evitare che l’emergenza climatica traini con sé ingiustizia sociale è indispensabile ripensare un modello di sviluppo e un mondo del lavoro che siano effettivamente smart e che mettano al centro le persone e i lavoratori, anche perché gli interventi da mettere in campo sono molteplici e richiedono la collaborazione trasversale di tutti e a tutti i livelli, da quello internazionale a quello nazionale, dal settore pubblico a quello privato.

L’obiettivo “zero emissioni” richiede una mole di finanziamenti tali da modificare completamente il modo in cui si produce, si trasporta e si utilizza l’energia. Al netto di posizioni ideologiche su gas e nucleare, serve pragmatismo e occorrono anche grandi investimenti sulle rinnovabili e sulla rete di trasmissione dell’energia. Su scala mondiale si stima che solo per soddisfare le esigenze di sviluppo delle energie rinnovabili si rendono necessari investimenti aggiuntivi di 5,2 Trilioni di dollari.

Sono processi complessi che devono salvaguardare e adeguare le competenze e le professionalità delle lavoratrici e dei lavoratori, garantendone l’occupazione. L’Italia è leader nel campo dell’economia circolare, con un tasso di riciclo sulla totalità dei rifiuti, urbani e speciali, quasi dell’80%, rispetto ad una media europea che si attesta sul 49%, ma possiamo e dobbiamo fare di più, sia in questo campo che nella gestione delle acque, della mobilità sostenibile, nella protezione degli habitat e dell’ecosistema, nel recupero e riutilizzo del patrimonio edilizio e urbanistico esistente.

Gli accordi globali sono importanti e necessari, ma serve anche avviare un processo di coinvolgimento dal basso che veicoli informazioni corrette e non strumentali, una dialettica costante con le parti sociali e ripensare anche alcuni dei nostri comportamenti individuali.

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