VENERDÌ 14 AGOSTO 2015, 000:03, IN TERRIS

Poca Europa per troppi migranti

AUTORE OSPITE
Poca Europa per troppi migranti
Poca Europa per troppi migranti
lettaCi sono molte solide ragioni per criticare le politiche migratorie di questi anni. Ci sono molti argomenti per stigmatizzare l'indifferenza e l'inazione dell'Europa e di alcuni Paesi membri in particolare. Ma non c'è un motivo al mondo per sovrapporre piani distinti. L'impegno umanitario è il pilastro di quell'universo di valori non negoziabili che connotano l'Italia come nazione civile. L'ha detto, con straordinaria intensità, ancora Papa Francesco dinanzi a quella tragedia, in occasione della sua visita a sorpresa a Lampedusa, con parole di grande impatto politico, come Massimo Franco racconta in "Il Vaticano secondo Francesco".

Il Mediterraneo è vita, storia, cultura, umanità. Non poteva, né può essere, morte, afflizione, indifferenza, vergogna. Chi sostiene che dovremmo alzare le spalle, e cavarcela con l'assistenza minima o con le solite dichiarazioni retoriche, rinnega la nostra identità e ha un'idea della politica e dell'impegno civico che non mi appartiene, né mai mi apparterrà. E' evidente che Mare Nostrum non era sufficiente. Ed è altrettanto chiaro che la materia rientra in un fenomeno tra i più complessi del tempo in cui viviamo.

C'è una parte di mondo, la più povera e in difficoltà, che spinge, sotto di noi, per sopravvivere o anche solo avere la propria opportunità nella vita. Milioni di individui in movimento, una pressione smisurata che è miope, oltreché vergognoso, pensare di arginare con la logica dei respingimenti o a colpi di populismo, all'insegna del più becero "se ne stessero a casa loro". E' una spinta epocale, figlia delle trasformazioni geopolitiche degli ultimi decenni. A differenza che nel Novecento, però, quando gli Stati Uniti erano il Paese meta dei maggiori flussi migratori, è l'Europa a essere oggetto di questa pressione.

Il terremoto continua senza soste dalla fine della guerra fredda e ha oggi come epicentro principalmente l'Africa e il Medio Oriente. Di fronte a tutto questo la fatica nel trovare risposte condivise è lampante e rispecchia l'incapacità dell'incapacità dell'Unione di farsi comunità politica con un patrimonio di valori comuni e un'identità ben riconoscibile. Da questo, soprattutto, deriva a mio parere la difficoltà di raggiungere un giusto equilibrio tra le esigenze diverse di Paesi con tradizioni e politiche molto lontane sul versante dell'integrazione e dell'accoglienza.

La distanza profonda tra l'approccio "nordico" e quello di Paesi mediterranei, con uno scontro valoriale tra i principi di responsabilità e solidarietà, finisce con il rendere immobile l'Unione, alla quale del resto gli strumenti giuridici della Convenzione di Dublino non bastano più. Da qui i compromessi faticosi, da qui le scelte sempre al ribasso.
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