«Ci sono cristiani che sembrano avere uno stile di Quaresima senza Pasqua. Però riconosco che la gioia non si vive allo stesso modo in tutte le tappe e circostanze della vita, a volte molto dure. (…) Capisco le persone che inclinano alla tristezza per le gravi difficoltà che devono patire, però poco alla volta bisogna permettere che la gioia della fede cominci a destarsi, come una segreta ma ferma fiducia, anche in mezzo alle peggiori angustie: (…) Le grazie del Signore non sono finite, non sono esaurite le sue misericordie. Si rinnovano ogni mattina, grande è la sua fedeltà … È bene aspettare in silenzio la salvezza del Signore» (Lam 3, 17.21-23.26).» (Francesco, Evangelii Gaudium, 6). C’è una profonda ragione in questa affermazione: uno stile di Quaresima senza Pasqua. Dobbiamo continuare a vivere da ‘redenti pasquali’.
Siamo immersi, affogati, annientati, nelle angosce, nella sfiducia, nella depressione, nella povertà, nella violenza, negli abusi, nelle guerre, nella negazione della vita nascente, nella ideologizzazione per continuare l’oppressione ed esclusione dei poveri ed emarginati, schiavizzandoli ed emarginandoli; nella corruzione palese e manipolatoria a danno dei deboli e dei vulnerabili; la fede – che nasce dall’ascolto della parola di Dio – sembra fioca, debole, assente, perduta e nebulosa, in crisi, nel caos e nel panico: si ha ancora paura di Dio o si utilizza Dio per uccidere nel falso amore.
Come vivere da uomini pasquali se guardiamo alla realtà degli abusi sui minori – un dramma infinito e lacerante – che continuamente vengono perpetrati anche nel digitale? Come affrontare la paura e il panico per la preoccupazione che l’umanità venga soppressa dall’uso indiscriminato e senza etica dalla AI (Intelligenza artificiale)?
Quanta tristezza per l’abbandono e la solitudine degli anziani, dei malati – spesso senza cura – e la esclusione delle persone con disabilità nella vita sociale? La falsità nella violenza delle parole e alle fake news che distruggono la fiducia e le relazioni e l’accaparramento del potere anche spirituale che vuole dominare le coscienze? La minaccia dei ricchi del mondo e dalle manovre ‘disumane’ che arricchiscono chi è già ricco e che rendono l’umanità sempre più arrabbiata e rassegnata? La ‘guerra del pane e del grano’ che fanno sguainare spade e vomeri e ‘bombe nucleari’ e non aratri e granai dove tutti vivono in pace e serenità. Quanta vergogna negli armamenti, quanto dolore nella distruzione e uccisone di bambini, donne, anziani … e figli buttati al fronte come ‘carne da macello’.
Quanto dolore, quanta sofferenza, quanta morte e distruzione. Quanto vita non pasquale oppressa di faraoni di questo mondo. E tanto altro e molto di più. Ha ancora senso la Pasqua cristiana dentro questa ‘litania del dolore’? In questo scenario descritto, la domanda è più che lecita; e la risposta credente dei cristiani non deve affievolirsi. E’ il flebile grido di alcuni bambini che ho incontrato ‘privati di gioia’: «chiedi a Gesù che tutto passi!!». Per i cristiani il mistero della Pasqua è il fondamento di tutta la loro fede perché è la memoria della Risurrezione di Gesù Cristo, che attualmente è vivo e presente all’interno della Storia. L’apostolo Paolo dice: “Se Cristo non è risorto, vana è la nostra fede”.
La Festa di Pasqua è la più antica della cristianità. Non è una ‘festa qualunque’ (spesso confinata, lecitamente, a Feste esteriori suggestive e belle): «l’Anno liturgico della Chiesa non si è sviluppato inizialmente partendo dalla nascita di Cristo, ma dalla fede nella sua risurrezione. Percìò la festa più antica della cristianità non è il Natale, ma è la Pasqua; la risurrezione di Cristo fonda la fede cristiana, è alla base dell’annuncio del vangelo e fa nascere la Chiesa. Quindi essere cristiani significa vivere in maniera pasquale, facendoci coinvolgere nel dinamismo che è originato dal Battesimo e che porta a morire al peccato per vivere con Dio (cf. Rm 6,4)» (Benedetto XVI, 23 dicembre 2009)
La Pasqua non è ‘appariscente esteriorità’: è vivere da risorti in Cristo; è avere uno sguardo fisso al cielo guardando le cose di lassù e dalle cose della terra, quelle che ci rendono schiavi e schiavizzano devono essere evitate: «Fate morire – scrive san Paolo – ciò che appartiene alla terra: impurità, immoralità, passioni, desideri cattivi e quella cupidigia che è idolatria» (Colossesi 3,5-6). Fare morire in noi l’egoismo che è la radice di ogni peccato e così rivestirsi di Cristo saremo nuove creature. E’ un ‘combattimento pasquale’, dove Lui ‘prode valoroso’ ha vinto la morte: se il chicco di grano non muore non porta frutto. Cristo è veramente risorto e anche noi, io ne sono testimone, nella mia vita e nella vita dei fratelli, piccoli e grandi. I ‘risorti in Cristo’ si impegnino a far risorgere nel cuore del prossimo la speranza dove c’è disperazione, la gioia dove c’è tristezza, la vita dove c’è morte.

