Perché l’Aids può essere sconfitto entro il 2030

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December World Aids Day Awareness month, Man holding Red Ribbon for supporting people living and illness. Healthcare and safe sex concept

Dalla scoperta dei primi casi di Hiv, si stima che la malattia abbia colpito 78 milioni di persone nel mondo e che 35 milioni di persone siano morte per malattie legate all’Aids. Dal 1981 anno in cui i primi casi di Aids sono stati segnalati sono stati ottenuti risultati straordinari consentendo di trattare l’Hiv alla stregua di altre malattie croniche. Dalla disperazione dei primi anni si è passati alla speranza e oggi alla cura. Ma la lotta non è ancora conclusa.

Lo sviluppo delle terapie antiretrovirali ha cronicizzato la malattia: al virus viene impedito di replicarsi e diffondersi nell’organismo, quindi di diventare fatale per il paziente.  L’infezione da HIV e l’AIDS è comparsa negli anni ’80 e si è diffusa nei decenni successivi in tutto il mondo in forma pandemica, causando milioni di contagiati e di morti. Attualmente grazie alla disponibilità di efficaci cure, l’infezione/malattia da HIV è trattabile, ma non ancora guaribile. Del resto, ad oggi, non esistono vaccini preventivi di questa infezione. Per questo, nell’attuale contesto epidemiologico è vitale non ridurre l’attenzione su HIV/AIDS, ma mantenere un alto livello di guardia perché la problematica sussiste ancora oggi.

Certamente essa è in forma diversa rispetto ai primi anni, ma ha ancora un grande impatto a livello globale sia in termini di morbidità e mortalità. La terapia antiretrovirale in un paziente “naive” (cioè mai trattato) è una terapia di combinazione di più farmaci ad azione anti HIV. Questa terapia di combinazione introdotta nel 1994 e denominata Highly Active Antiretroviral Therapy (HAART) ha rappresentato un punto di svolta nella gestione dei soggetti HIV+ poiché ha determinato un netto miglioramento della prognosi e della qualità di vita dei soggetti HIV, una ridotta insorgenza di resistenze da parte di HIV e tutto questo ha consentito di rendere questa infezione/malattia, se non guaribile, almeno efficacemente trattabile.

Attualmente sono disponibili decine di molecole suddivise in varie classi di farmaci antiretrovirali: inibitori nucleosidici/nucleotidici della trascrittasi inversa (NRTI), inibitori della proteasi (PI), inibitori dell’integrasi (INI), inibitore della fusione, antagonista del CCR5 e inibitore del CD4 post-attachment. I regimi di prima linea terapeutica che sono quelli più utilizzati nella pratica clinica come da raccomandazione delle linee guida, sono composti da due NRTI (“back bone”) associati ad un terzo farmaco di una classe diversa. Sono inoltre al momento disponibili diverse formulazioni dei farmaci antiretrovirali in forma di singola compressa (“single tablet regimen, STR”), che nei soggetti “naive” sembrano offrire vantaggi in termini di aderenza ed efficacia.

Negli ultimi anni è inoltre emersa la possibilità di utilizzare regimi terapeutici contenenti solo due farmaci: i cosiddetti schemi terapeutici di “dual therapy”. La terapia per quanto sia efficace nel controllo dell’infezione e nella riduzione dell’insorgenza di AIDS e dell’evento morte non consente la cd. eradicazione del virus, cioè la completa guarigione, e per questo vi è la necessità di attuarla per un tempo indefinitamente lungo, il che può determinare l’esigenza di interruzioni e/o cambi di terapia. Questi possono essere legati all’aumentare dell’età dei pazienti o agli effetti derivati dall’esposizione prolungata ai farmaci, come l’insorgere di tossicità, comorbidità, interazioni farmacologiche, ma anche per prevenire la ridotta aderenza all’assunzione ed i danni d’organo.

Si è quindi arrivati al concetto di ottimizzazione terapeutica (o “tailored therapy”), che consente di attuare una serie di strategie farmacologiche finalizzate a migliorare la salute psico-fisica del paziente, attraverso modifiche al regime terapeutico in atto, sempre in condizioni di soppressione virologica. Nell’ottica di migliore aderenza e/o qualità della vita, può essere quindi opportuno utilizzare STR o, in altri casi, un regime composto da due soli farmaci (“dual therapy”). Entrambe queste strategie hanno il vantaggio di migliorare la tollerabilità della terapia, di prevenire o ridurre la tossicità dei farmaci, pur mantenendo una pari efficacia virologica su HIV e immunologica sui linfociti T CD4+.

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