MERCOLEDÌ 03 AGOSTO 2016, 000:02, IN TERRIS

Per non morire lavorando

AUTORE OSPITE
Per non morire lavorando
Per non morire lavorando
La riforma delle pensioni rimane per la Cisl uno degli obiettivi prioritari nell’ambito delle sue strategie politiche e d’azione. Ciò per rendere giustizia alle tante lavoratrici e ai tanti lavoratori che vivono sulla propria pelle le pesanti conseguenze della Legge Fornero e per sbloccare il mercato del lavoro che vede i giovani sempre più esclusi e sempre più a corto di speranze nel futuro. Senza entrare nel merito delle questioni più generali su cui è impegnata la Cisl nei tavoli di confronto - oggi il Governo pare più disponibile al confronto in materia - come Coordinamento nazionale Donne vogliamo soffermarci brevemente su un tema che riguarda in particolare le donne, la cosiddetta “opzione donna”, cogliendo anche l’occasione della pubblicazione dei dati contenuti nel Rapporto Inps presentato alle Camere nei giorni scorsi.

Questa misura che, lo ricordiamo, offre la possibilità alle donne di andare prima in pensione con almeno 35 anni di contributi ed un’età non inferiore a 57 anni e tre mesi per il settore pubblico e 58 anni e tre mesi per il settore privato, è stata estesa dalla nuova Legge di Stabilità a tutte le lavoratrici che abbiano maturato i requisiti entro il 31 dicembre 2015, a patto però di optare per il calcolo contributivo sull’intero ammontare dei versamenti effettuati, anche quelli maturati nell’alveo del vecchio sistema retributivo. L’utilizzo di “Opzione donna” – secondo i dati dell’Istituto di previdenza – è cresciuto in maniera esponenziale negli ultimi anni, parimenti all’aumentare dei requisiti per l’accesso al pensionamento, ma rispetto alla platea potenzialmente interessata solo il 20% ne ha usufruito e soprattutto tra le più giovani; oltre il 66% infatti sono lavoratrici tra i 58 e i 59 anni.

Perché mai una lavoratrice non dovrebbe “approfittare” di questa opportunità nonostante l’inasprimento dei requisiti per andare in pensione? La risposta è più semplice di quanto si pensi: molte donne non ritengono conveniente andare in pensione in quanto il ricalcolo dell’assegno mensile con il sistema esclusivamente contributivo ne determina sostanzialmente una decurtazione che può arrivare in alcuni casi finanche al 25% e oltre. Ovviamente, conti alla mano, per molte non resta che desistere, rimanere ulteriormente al lavoro e sperare in condizioni future migliori. Dobbiamo anche tener presente che le donne, così come i giovani, svolgono prevalentemente lavori saltuari e discontinui e che dunque non hanno la possibilità di grandi “accumuli” contributivi.

Per le donne, inoltre, occorre considerare il periodo dedicato al lavoro di cura che purtroppo ancora oggi pesa prevalentemente su di esse e spesso ne provoca la fuoriuscita dal contesto lavorativo. Il lavoro di cura supplisce alle carenze del sistema di welfare ma di fatto impoverisce il percorso previdenziale femminile. Per questo la nostra Organizzazione sta lavorando intensamente affinché possano essere garantite pensioni più dignitose alle lavoratrici e ai lavoratori, specie quelli con carriere più frammentarie, e per inserire elementi correttivi sul funzionamento del sistema contributivo, onde evitare, soprattutto alle suddette categorie, la doppia beffa, oggi legata alla scarsità del lavoro e domani all’entità della pensione.

Come donne della Cisl, nel condividere e supportare pienamente l’impegno che l’Organizzazione sta portando avanti in questa direzione, e preoccupate, per le ragioni prima esposte, dai risultati sull’utilizzo dell’opportunità concessa alle donne, sulle cui conseguenze avevamo già espresso qualche perplessità, auspichiamo una risposta adeguata da parte del Governo affinché la flessibilità in uscita dal mercato del lavoro delle lavoratrici e dei lavoratori non diventi uno scambio troppo oneroso e non aggravi ulteriormente le diseguaglianze, in particolar modo quelle tra i sessi. Riconoscere la contribuzione figurativa - come richiede la Cisl - per i periodi dedicati al lavoro di cura e di assistenza familiare, presso tutte le gestioni previdenziali, è sicuramente un passo importante verso la parità.
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