La partita del Quirinale sul terreno dell’emergenza

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Il mandato del Presidente Mattarella sta per volgere al termine. Il 30 gennaio 2015 il Parlamento in seduta comune, chiamato ad eleggere il dodicesimo Presidente della Repubblica, scelse Sergio Mattarella, una delle personalità più prestigiose della vita istituzionale italiana. Durante il suo settennato Mattarella ha svolto la sua funzione con equilibrio e saggezza, mostrando una garbata ma inflessibile fermezza nelle fasi di maggiore criticità della situazione politica, sociale ed economica del Paese. Come quando i partiti litigiosi e divisi furono incapaci di scegliere, nel pieno della tempesta sanitaria, un Governo per il Paese. In un momento tanto delicato, bisognava trovare una guida autorevole e credibile anche sul piano internazionale ed egli, in solitudine ma senza esitazioni, conferì l’incarico di formare il nuovo Esecutivo a Mario Draghi.

Sebbene il sentimento di stima e affetto sia diffusissimo tra i cittadini, come dimostra la lunga standing ovation che lo ha accolto alla Scala di Milano, culminata in una richiesta di un bis al Quirinale, Mattarella resta convinto dell’opportunità di evitare un secondo incarico. Anzi, egli ha invitato a riflettere sulla necessità di introdurre in Costituzione il divieto di rieleggibilità del Capo dello Stato, sulla scorta di quanto avevano fatto i suoi predecessori Segni e Leone.

La sua volontà di chiudere su un mandato bis è inequivocabile, quando qualche giorno fa accoglie il corpo diplomatico al Quirinale e si rivolge loro con un commiato. Nello stesso giorno si era recato da Papa Francesco per la visita di congedo.

Si apre una nuova era. La Santa Sede si augura un Presidente di discrezione e di fermezza che sappia orientare il Paese, soprattutto nelle fasi più delicate. Un’interprete del ruolo presidenziale che – come ha fatto Sergio Mattarella – sappia farsi ascoltare da tutta la comunità nazionale.

Il 4 gennaio, in una lettera del Presidente della Camera vi sarà la data della convocazione del Parlamento in seduta comune per l’elezione del nuovo Capo dello Stato. Le Camere sono convocabili da un minimo di 15 ad un massimo di 30 giorni dalla lettera inviata dal Presidente dei deputati. Quindi in questo caso dal 18 gennaio al 2 febbraio. Non sappiamo a che punto saremo con la pandemia quando tra poco più di un mese le Camere riunite cominceranno con il rituale per le votazioni quirinalizie. Ma la proroga dello stato di emergenza rappresenta un chiaro segnale sul possibile aggravamento della crisi epidemiologica con l’incubo del contagio da variante Omicron.

Secondo alcuni, la decisione di allungare lo stato emergenziale potrebbe rappresentare l’uscita di scena di Draghi dalla partita per il Colle. Secondo altre fonti sarebbe proprio l’attuale premier il favorito per subentrare a Mattarella.

Tra i partiti regna tanta confusione sul nome cui affidare l’ufficio presidenziale. Ma la Costituzione disegna l’identikit preciso della Prima carica dello Stato. Il Presidente della Repubblica è “il Capo dello Stato e rappresenta l’unità nazionale”, afferma solennemente art. 87 della Costituzione. Una formula che assegna ad una figura monocratica il ruolo di controllo e di garanzia, di moderazione e di stimolo nei confronti degli altri poteri, nonché di raccordo tra gli altri enti ed organo dello Stato. Il Capo dello Stato è collocato al di fuori dei tradizionali poteri e, naturalmente, al di sopra di tutte le parti politiche.  Una posizione che si riflette sulla natura delle sue attribuzioni, che non implicano di adottare decisioni nel merito di specifiche materia. Ma, come spiega la Corte costituzionale nella sentenza n. 1 del 2013, offrono al Capo dello Stato le prerogative per indurre gli altri poteri a svolgere in modo corretto le loro funzioni. La sua concreta influenza caratterizzata da un’intensità per molti aspetti elastica, capace di dilatarsi o di restringersi a seconda delle fasi storiche e degli equilibri politici del momento, ricorda l’andamento di una fisarmonica.

L’elezione del Capo dello Stato è affidata al Parlamento riunito, integrato da tre delegati per ogni Regione, in modo che sia assicurata la rappresentanza delle minoranze. La Valle d’Aosta partecipa all’elezione con un solo delegato. Per un totale di 58 delegati, 33 del centrodestra e 25 del centrosinistra.

L’imminente voto sarà l’ultimo con il coinvolgimento di più di mille elettori presidenziali. Dal successivo, infatti, il collegio elettorale sarà sensibilmente rimpicciolito a seguito del recente referendum sulla riduzione dei parlamentari (400 deputati e 200 senatori).

Per eleggere il Presidente della Repubblica è necessaria la maggioranza qualificata dei due terzi dei componenti dell’Aula. A partire dal quarto scrutinio basta la maggioranza assoluta pari a 504. La fissazione di soglie elettorali elevate obbedisce alla volontà di raggiungere il più alto grado di rappresentatività, con un apprezzamento da parte dei gruppi minoritari. Ciò al fine di assicurare un esercizio super partes delle attribuzioni presidenziali, affinché il Capo dello Stato non possa subire condizionamenti dalla maggioranza governativa. Ciò, infatti, finirebbe fatalmente con rimettere alla sola probità dell’eletto e alla sua sensibilità istituzionale l’esercizio imparziale del mandato presidenziale.

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