Ecco perché il panorama pandemico è ancora inquietante e confuso

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Siamo in un momento di transizione della pandemia in cui ancora ci sono molte incertezze e questa situazione spaventa le persone che non sanno chi ascoltare e che cosa sia meglio fare. Pensiamo alla nuova variante Delta che sta ritardando le riaperture in Gran Bretagna, le trombosi “da vaccino”, il mix di dosi di vaccino, le vaccinazioni dei più giovani. Il panorama pandemico è ancora inquietante e confuso perché spesso si naviga a vista. Ricordiamo, per esempio, la prima raccomandazione a inoculare la seconda dose di vaccino Pfizer a 21 giorni seguito dalla raccomandazione di poterla eseguire a 35 giorni e poi nuovamente il ritorno ai 21 giorni: tutto ciò non su basi scientificamente provate. Sono aggiustamenti dovuti alla situazione pandemica che si evolve. E la gente impazzisce e non sa che cosa deve fare. Il mix di vaccini diversi tra prima e seconda dose non dovrebbe essere dannoso, ma dove sono i trial? Non c’è tempo per aspettare e allora si decide non sempre su basi scientifiche ma adottando di volta in volta la tattica, più che la strategia, alle contingenze. La Gran Bretagna sta dimostrando che con l’arrivo della variante Delta non basta la copertura di una sola dose di AstraZeneca: infatti, la copertura della prima dose ė del 50-60%, il rischio di infettarsi per chi ha fatto una sola dose è maggiore di quelli che hanno completato il ciclo vaccinale.

In questo momento storico non ci stiamo basando sulla medicina dell’evidenza (la cosiddetta EBM – evidence based medicine) ma su una medicina su base economico-politica (quella E di evidence troppo spesso è sostituita da economic). Bisognerebbe avere il coraggio e l’onestà di dichiararlo pubblicamente con umiltà: a fronte di incertezze scientifiche si prediligono, per sconfiggere la pandemia, scelte basate più su una medicina di popolazione che su una medicina personalizzata e incentrata sul singolo paziente.

Sempre in tema di comunicazione abbiamo però la possibilità di essere chiari e di spiegare scientificamente alcuni fenomeni. Mi riferisco al grave evento avverso delle trombosi cerebrali dopo somministrazione del vaccino AstraZeneca. Bisogna dire chiaramente che si tratta di fenomeni trombotici ed emorragici su base autoimmune e non vascolare. Non influisce il fatto che una donna stia prendendo la pillola anticoncezionale o meno. Nemmeno che una persona soffra o abbia sofferto di patologie vascolari arteriose o venose. Non influiscono sulla causa nemmeno pregresse malattie cardio vascolari. Un soggetto risponde diversamente da un altro a livello immunitario. Il sistema immunitario, in questi casi, può reagire in maniera anomala contro le proprie piastrine e ciò può provocare eventi tragici come trombosi ed emorragie. Se nel caso di Camilla Canepa, la 18enne morta dopo la somministrazione di AstraZeneca a Genova, sembrerebbe esserci anche la preesistenza di malattie autoimmuni, allora qualsiasi vaccino avrebbe potuto provocare seri effetti collaterali che possono portare al decesso. Nel suo caso qualunque vaccino sarebbe stato controindicato perché pericoloso.

L’ultimo report Aifa sulla sorveglianza sui vaccini Covid-19 pubblicato lo scorso 26 maggio, indica che gli effetti collaterali sono di lieve entità e più frequenti per i vaccini Pfizer e Moderna. Nessun medicinale ė totalmente esente da rischi: bisogna sempre bilanciare i benefici con i potenziali effetti indesiderati. Solo nello 0,5% dei casi di reazioni avverse si registra una morte, cioè meno di una persona su 100 mila e quasi esclusivamente si tratta di soggetti con fragilità.

Il messaggio finale, quindi, è che i vaccini, considerato il rapporto rischio/beneficio, come per qualsiasi trattamento medico, si stanno dimostrando efficaci nel contenere la pandemia. Non ci sono chiare evidenze di uno a favore di un altro, così come ancora non si sa quale induca un’immunità più persistente nel tempo. Teniamo i nervi saldi, evitiamo sensazionalismi mediatici e cerchiamo di farci guidare da solidi dati scientifici e da onestà intellettuale.

Prof. Francesco Fedele, Ordinario di Cardiologia, Università di Roma “La Sapienza”

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