Padre Pio da Pietrelcina: il santo della gente

Foto © Vatican News

Su Padre Pio da Pietrelcina (1887-1968) il cui vero nome era Francesco Forgione, si sono scritti libri e si sono affrontati dibattiti e discussioni sulla sua vita, ricca di episodi particolari che sono entrati nel cuore della gente. La sua lunga esistenza, dal 1887 al 1968, l’ha visto testimone di eventi cruciali che hanno attraversato il XX secolo, per tutti basti pensare ai due conflitti bellici e alle conseguenze che ne sono derivate.

La sua decisione di entrare in convento a soli 15 anni era in quell’epoca una scelta non inconsueta in un contesto in cui la vita religiosa offriva anche un percorso di istruzione e un’alternativa alla povertà, non possiamo dimenticare che quella era un’Italia post-unitaria, gran parte della popolazione era ancora prevalentemente dedita all’agricoltura, ma soprattutto nel sud si lottava contro la povertà.

Dal 1918 al 1968, nei cinquant’anni vissuti nel convento dei frati cappuccini di S. Giovanni Rotondo, la sua presenza ha attirato generazioni di italiani e stranieri che si recavano nella zona del Gargano, per incontrare colui che si definiva semplicemente “un povero frate che prega”. Tutta la sua vita è stata spesa nel confessionale, nella celebrazione della messa, nella preghiera e nell’ascolto dei numerosi pellegrini di ogni provenienza, che affollavano quotidianamente il convento.

Per comprendere la spiritualità di Padre Pio, come continua a chiamarlo la gente, basta pensare a come egli si immedesimava nella celebrazione eucaristica, infatti il mistero della Passione lo attraeva profondamente, tanto da desiderare di vivere l’esperienza della sofferenza di Cristo. “Tutto ciò che ha sofferto Gesù Cristo nella sua Passione – scrisse il santo – in modo inadeguato lo soffro anch’io, per quanto ciò sia possibile a una creatura umana. E questo nonostante i miei pochi meriti e per la sua bontà”.

Mentre si trovava a pregare nel coro della chiesa del convento di San Giovanni Rotondo, Padre Pio ricevette le stimmate il 20 settembre 1918, e questi segni lo accompagneranno fino alla morte. Le stimmate gli causarono oltre la popolarità, anche dolore e infinite polemiche, malgrado egli abbia provato a nasconderle, ma l’evento si propagò e diffuse rapidamente che la gente si riversò in massa nel piccolo paese sul Gargano. Padre Pio con la presenza delle stimmate, visse un’unione mistica con Cristo Crocifisso, e così la sofferenza non era un male da evitare, ma un mezzo prezioso per purificare l’anima e partecipare alla redenzione del mondo.

Spinto dai giudizi del frate Agostino Gemelli (1878-1959) la Santa Sede, incaricò il Sant’Uffizio a imporre delle restrizioni nei confronti del cappuccino, dichiarando che non vi era alcuna certezza che le stimmate fossero di origine soprannaturale.

C’è da aggiungere che a P. Pio fu impedito anche di scrivere lettere, gli fu proibito di mostrare le stimmate e addirittura di parlarne, e le celebrazioni eucaristiche non dovevano superare la durata di trenta minuti. Nonostante queste dure restrizioni al centro dell’intera vita di Padre Pio c’era la preghiera: pregare non era un’attività marginale, ma il respiro stesso dell’anima: aveva inizio così un dialogo continuo, intimo e personale con Dio, un’unione che trascendeva le parole. La sua preghiera più nota e amata era il Santo Rosario, che recitava incessantemente, considerandolo l’arma più potente contro il male: era una scala per salire a Dio, un modo per meditare sui misteri della vita di Gesù e Maria. Proprio la Madonna occupava un posto centrale nella vita dell’umile cappuccino, che chiamava affettuosamente “mamma mia”. Questo appellativo era il segno di una profonda devozione e di un legame spirituale paragonabile a quello di un figlio con la propria madre.

Da un appello di Papa Pio XII (1939-1958) che esortò nel 1942 i fedeli a unirsi in preghiera per invocare la pace e la salvezza, il frate istituì i “Gruppi di Preghiera di P.Pio”, attualmente sparsi in tutto il mondo, e raccolgono migliaia di fedeli e devoti del santo.

Non possiamo dimenticare anche la cosiddetta bilocazione di Padre Pio: forse un fenomeno mistico molto dibattuto e affascinante, che ha generato numerose riflessioni e testimonianze, anche a distanza di tempo, e per questo sono molti i resoconti che narrano di persone che lo hanno visto o hanno interagito con lui in luoghi lontani da San Giovanni Rotondo, dove risiedeva abitualmente. La bilocazione, in generale, è la capacità di una persona di trovarsi in due luoghi contemporaneamente.

Se consideriamo questo “fenomeno” dal punto di vista teologico potremmo tentare di affermare che la Chiesa Cattolica non ha mai definito la bilocazione come un dogma, ma la considera un dono soprannaturale, una grazia concessa da Dio a determinati santi per ragioni specifiche, spesso legate alla salvezza delle anime. Non è un potere personale, ma uno strumento della provvidenza divina. Anche questo era un modo che permetteva a P. Pio, in un certo senso di poter estendere il suo ministero sacerdotale al di là dei confini fisici, così da poter raggiungere quanti avessero bisogno di un gesto o di una parola di consolazione, sempre al servizio degli altri. A dimostrazione che la fede cammina di pari passo alle opere, riuscì a realizzare la “Casa Sollievo della Sofferenza”, inaugurata il 5 maggio 1956, un ospedale che volle costruire per i malati, un luogo dove la scienza medica è un tutt’uno con la vera carità cristiana.

Morì il 23 settembre 1968, in quel convento di S. Giovanni Rotondo, all’età di 81 anni e nelle ultime ore di vita, nonostante la grande debolezza, tenne il rosario tra le mani e continuò a ripetere le parole “Gesù” e “Maria”.

Sarà Giovanni Paolo II prima a beatificarlo il 2 maggio del 1999 e poi a canonizzarlo il 16 giugno del 2002 in una piazza S. Pietro gremita di pellegrini venuti a Roma per incontrare quell’umile frate venerato in tutto il mondo, a cui vengono attribuiti miracoli e grazie, quello che potremmo definire il santo della gente.

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