“Sono persone”. La profezia della Pacem in Terris

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Nessuna enciclica si è dimostrata più profetica della “Pacem in Terris” promulgata da Giovanni XXIII. Sono trascorsi trent’anni dall’arrivo nel porto di Bari della nave albanese Vlora. Con il suo carico di 20 mila disperati. In fuga dall’implosione del regime comunista. “Sono persone”, disse l’allora sindaco di Bari, Enrico Dalfino. Il mondo, infatti, ha sempre bisogno di pace. E la fine della guerra fredda con il crollo del blocco sovietico ne fu testimonianza epocale. Finché la pace non sarà nei cuori degli uomini, il mondo non conoscerà vera pacificazione.TerrisGiovanni XXIII con la “Pacem in Terris” si propose come voce profetica durante la guerra fredda. I diversi carismi del popolo di Dio furono chiamati all’edificazione corresponsabile del regno di Dio. Sulla scia dell’enciclica “Pacem in Terris” papa Francesco richiama oggi a una fede autentica. Da incarnare. Capace di toccare il vissuto degli “scartati” della terra e dell’economia. E così si mette in mite controtendenza rispetto a quella che lo stesso Jorge Mario Bergoglio ha denominato “la terza guerra mondiale a pezzi”.TerrisUn esempio di pacificazione è il mare che unisce popoli e storie. Da quell’8 agosto 1991. Quando 20 mila albanesi sbarcarono dalla nave Vlora nel porto di Bari. In fuga dalla dittatura comunista. Una “seconda vita ” che ha reso la Puglia e l’Albania terre sorelle. Che si guardano da una sponda all’altra dell’Adriatico. Ora, nel trentennale dello sbarco, i racconti dei protagonisti di quei giorni difficili. Nei quali per la prima volta il flusso migratorio bussava alle porte dell’Italia. Ricorrente, nelle narrazioni di tutti, il ricordo delle parole pronunciate dall’allora sindaco Enrico Delfino. “Sono persone“.L’attuale sindaco di Bari, Antonio Decaro evidenzia il “messaggio ancora attuale di solidarietà e speranza” lanciato trent’anni fa da Bari al Paese e all’Europa. Ne sono convinti anche i primi cittadini di Tirana, Erion Veliaj, e Durazzo, Emiriana Sako. Csì come l’ambasciatore italiano a Tirana, Fabrizio Bucci. Quello sbarco ha rappresentato simbolicamente il primo passo dell’Albania verso l’Europa. Il prossimo passo è aprire i negoziati di adesione con l’Unione europea. “Se l’accoglienza fosse una disciplina olimpica- osserva il sindaco Veliaj- Bari sarebbe medaglia d’oro“. Per la collega Sako “ricordare quel giorno storico non è solo memoria di momenti drammatici. Ma anche un modo per valorizzare i rapporti eccellenti tra Albania e Italia. A dimostrazione che il mare è un luogo che unisce”. E davanti a quel mare sorge adesso l’opera su cui sono scolpite le parole del sindaco Dalfino: “Sono persone. Persone disperate. Noi siamo la loro unica speranza“. Ecco il lascito valoriale della “Pacem in Terris“.

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