L’appello di Papa Leone XIV, secondo cui i popoli “vogliono la pace e io, col cuore in mano, dico ai responsabili dei popoli: incontriamoci, dialoghiamo, negoziamo”, deve essere un’esortazione per tutti, e in primo luogo per i cristiani, a realizzare concretamente quella pace che, nel Vangelo, è una parola pronunciata con forza. È stata infatti la prima affermazione di Gesù quando apparve ai discepoli nel cenacolo: “Pace a voi”. Il Santo Padre, sottolineando ancora una volta il valore del negoziato, ha chiarito cosa significhi essere attenti divulgatori di parole di pace e fraternità.
Con parole di grande lungimiranza, Papa Leone XIV ha poi ribadito: “la Santa Sede è a disposizione perché i nemici si incontrino e si guardino negli occhi, perché ai popoli sia restituita una speranza e sia ridata la dignità che meritano: la dignità della pace”. Un messaggio che ci richiama all’importanza del ruolo del Vaticano nel promuovere il dialogo tra persone e nazioni, offrendo uno spazio neutro e costruttivo dove avviare percorsi di pace che possano incoraggiare la partecipazione delle parti interessate e, allo stesso tempo, l’abbandono di ogni guerra e retorica bellicista. Questo richiede un grande impegno diplomatico da parte della Segreteria di Stato, che è chiamata a raccogliere stimoli e opportunità anche attraverso nuovi strumenti e modalità di dialogo, affinché i nemici possano deporre le armi e, se possibile, riscoprirsi fratelli.
In questi primi giorni del pontificato di Papa Leone XIV, colpisce l’accorato grido di pace che ha rivolto al mondo intero, elevando il valore della pace a un livello di autorità morale capace di toccare il cuore di molte persone. Iniziamo a vedere i primi frutti della sua opera: i potenti della Terra si stanno sedendo ai tavoli della diplomazia. Dietro tutto ciò, si intravede il suo passato di missionario in Perù, tra i più poveri: un’esperienza che dà forza e autenticità al suo appello, che inevitabilmente ricade a favore degli ultimi.

