La popolazione e, di conseguenza, il fabbisogno di risorse naturali sono aumentati vertiginosamente. Al contrario, le risorse della Terra sono le stesse (anzi, per certi aspetti, sono diminuite: si pensi alle riserve di acqua dolce).
Negli anni Settanta, ci si rese conto che si stavano utilizzando più risorse naturali di quante il pianeta poteva rigenerare in modo naturale: in altre parole, si stava consumando troppo, sia a livello globale che come singoli Stati. Gli esperti citarono, come esempio, una persona che preleva ogni giorno, dal proprio conto corrente, una parte del capitale, oltre agli interessi: alla fine, il rischio è di non trovare più niente da prelevare. Per la Terra (o una porzione di essa) è la stessa cosa: il rischio è andare in overshoot con la domanda di risorse naturali che supera la capacità rigenerativa dell’ecosistema naturale.
Partendo da questa considerazione, Andrew Simms, ricercatore presso il think tank New Economics Foundation, propose di utilizzare come indicatore la data in cui, anno dopo anno, il consumo di risorse naturali e servizi superava quella che la Terra (o un singolo Stato o territorio) può rigenerare. Un giorno che potesse fungere da campanello d’allarme per dire che si stava vivendo in modo non sostenibile (si pensi al concetto di sostenibilità introdotto dalla Commissione Brundtland delle Nazioni Unite nel 1987). E che si stavano accumulando rifiuti (anche sotto forma di CO2 nell’atmosfera) che non potevano essere smaltiti.
Da allora, ogni anno, il Global Footprint Network calcola l’Earth Overshoot Day. Dagli anni Settanta, il sovra-sfruttamento delle risorse globali ha fatto registrare un’impennata senza precedenti: l’Earth Overshoot Day si è raggiunto sempre prima. Diversi i motivi: la quantità di prodotti che vengono realizzati e consumati, l’efficienza per produrre i beni, il numero di persone che vivono su un certo territorio e la capacità produttiva degli ecosistemi naturali, solo per citarne alcuni. L’aumento della popolazione mondiale e dei consumi pro capite è una situazione che non è destinata a cambiare. Certo non nel breve periodo: le proiezioni delle Nazioni Unite prevedono che la popolazione continuerà a crescere (almeno per i prossimi decenni). Una maggiore domanda significa che le risorse dovranno servire a soddisfare i bisogni di un numero maggiore di persone. Anche i consumi pro capite stanno aumentando.
Quale che sia il fattore utilizzato – consumi o popolazione – la conclusione è sempre la stessa: si sta chiedendo alla Terra più di quanto possa offrire. Una situazione che non potrà essere sostenuta per sempre. Anche tenendo conto dei miglioramenti in termini di efficienza: hanno mitigato questi cambiamenti ma senza sono riusciti a ridurli. Negli ultimi cinque anni, si è verificato un cambiamento: il peggioramento si è arrestato. Ma questo non vuol dire che è stato risolto il problema. Secondo i ricercatori, a livello globale, servirebbero quasi due pianeti come la Terra per continuare a consumare come si fa oggi. Non tutti i paesi hanno ridotto l’impatto sull’ambiente allo stesso modo. Alcuni continuano ad utilizzare le proprie risorse con una rapidità impressionante. A questo si aggiunge che, se è vero che si assiste ad un appiattimento della curva di superamento della soglia di sostenibilità, i livelli restano comunque elevati. Questo significa che il loro impatto si aggiungerà ai danni causati negli anni passati.
Molti i paesi “in rosso”. Paesi che consumano le proprie risorse più velocemente della media mondiale. Tra questi anche l’Italia. Per gli esperti, nel 2026, l’Italia raggiungerà l’Overshoot Day il 3 maggio. Da quel giorno, la domanda di risorse e servizi ecologici potrà essere soddisfatta solo a scapito della capacità di rigenerazione delle risorse naturali. Magra consolazione sapere che, per una volta, l’Italia non è fanalino di coda dei paesi UE. Anzi, la maggior parte dei paesi dell’UE ha già superato, e da tempo, il proprio Overshoot Day. Il Lussemburgo lo ha raggiunto addirittura a febbraio: non c’è da sorprendersi, viste le ridotte dimensioni del territorio e le scarse risorse a fronte di una densità abitativa elevata. Anche Stati solitamente ai vertici delle performance mondiali hanno raggiunto il loro Overshoot Day molto prima dell’Italia. La Danimarca il 20 marzo (una settimana dopo gli USA). Pochi “giorni” dopo Finlandia e Svezia. Molto indietro, nel calendario, anche Canada, Australia e Nuova Zelanda. Al contrario, sorprende trovare ai vertici di questa classifica alcuni Stati sudamericani, come Ecuador e Honduras (primo assoluto). Anche, però, loro sono a debito: l’Overshoot Day dell’Honduras cadrà alla fine di novembre.
Tutto questo pone di fronte a due quesiti. Che fine ha fatto il concetto di sostenibilità? E soprattutto: come è possibile che molti dei paesi che mostrano performance peggiori dell’Overshoot Day sono proprio quelli – sulla carta – più sviluppati?

