O il Vangelo o la mafia

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Corleone

La visita di Papa Francesco è importante non solo per la città di Palermo, ma per tutta la Sicilia. Il Santo Padre arriva a Catania, passa aPiazza Armerina, al centro dell’isola, per sottolineare la sua vicinanza alle zone periferiche, falcidiate dall’emigrazione dei giovani. E poi arriva a Palermo, in occasione del 25esimo anniversario del martirio, in odio alla fede, di don Pino Puglisi. Visitando il luogo dove questo sacerdote è stato ucciso, la cattedrale in cui è sepolto, la parrocchia dove ha svolto il suo ministero, il Santo Padre vuole indicarci un prete esemplare, non un prete anti-mafia alla moda: don Puglisi era davvero vicino alla gente, predicava il Vangelo con la promozione umana, con l’impegno per l’educazione dei ragazzi. È questa sua concretezza evangelica che ha dato fastidio alla mafia.

E quest’anno è anche il 25esimo anniversario dell’appello alla conversione di San Giovanni Paolo II alla Valle dei Templi di Agrigento. Come episcopato siciliano, quest’anno abbiamo pubblicato una lettera collettiva che ha come titolo proprio “Convertitevi”, in cui vogliamo riprendere quel grido profetico del Papa polacco. Nel testo ribadiamo che la mafia è peccato, è incompatibile con il Vangelo. Ma l’invito alla conversione non è rivolto soltanto ai mafiosi, ma anche ai credenti, perché passino da una fede testimoniata solo con la bocca ad una testimoniata anche con la vita. Ecco allora che c’è grande speranza intorno alla visita di Papa Francesco, affinché lui possa confermarci nella fede, possa ricordarci il coraggio della testimonianza cristiana, come quella che ha dato don Pino Puglisi.

È importante che il Papa vada a pranzare nella “Missione di Speranza e Carità”, fondata da Biagio Conte, questo laico che accoglie circa mille persone, uomini e donne, appartenenti ad ogni fede e ogni nazione, anche italiani. Essi vengono accolti e valorizzati anche attraverso il lavoro e la legalità. Mi pare un gesto eloquente, proprio in un periodo in cui l’Italia rischia di dare un’immagine di sé di un Paese incapace di far propri i valori evangelici dell’accoglienza e della solidarietà. Va ricordato, in tal senso, che quest’anno ricorre anche il quinto anniversario della visita di Papa Francesco a Lampedusa, uno dei suoi primi viaggi dopo essere stato eletto sul soglio pontificio: fu un invito ad aprirsi all’accoglienza, non solo dei migranti, ma anche delle prostitute, degli ex carcerati che vanno aiutati a redimersi, di tutte le persone che ricevono uno stigma sociale e vengono emarginate.

Il Papa si incontra poi con il clero, ricordando il modello di don Pino Puglisi e invitando i presuli a convertirsi ad una pastorale che sia animata da una profonda spiritualità, affinché sappiano dare una testimonianza del Vangelo nella vita ordinaria. Un messaggio di gioia e di speranza il Papa lo rivolge anche ai giovani che incontra, infine, in piazza Politeama: ne hanno bisogno, perché è importante che essi non siano costretti a lasciare la Sicilia, ma che abbiano la possibilità di restare per promuovere uno sviluppo integrale, non solo economico, ma anche culturale e umano.

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