Natale amaro nella Mezzaluna fertile

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Natale nelle catamaurizio_piccirillicombe per migliaia di cristiani sopravvissuti alla pulizia etnica dell’Isis in Siria e Iraq. In tutto il Medio Oriente, culla delle religioni monoteistiche, assistiamo a persecuzioni, genocidi e violenza diffusa. Guerre totali. Nessun Paese della regione è risparmiato. In Libano il fragile equilibrio tra le diverse confessioni vacilla sotto i colpi di atti terroristici. A Gerusalemme e Betlemme la tensione è così alta che ha offuscato le luminarie della Natività. A Gaza la fervida comunità cristiana ha celebrato queste festività nel dolore e nella sofferenza di privazioni e paure. Situazione drammatica anche in Egitto dove il Natale ortodosso che verrà celebrato solo con l’arrivo dell’anno nuovo, è atteso con timore nel ricordo delle stragi di quattro anni fa nelle chiese copte di Alessandria e Il Cairo.

Natale a luci soffuse nella cattedrale di Tripoli in Libia dove le milizie islamiste hanno da tempo preso il controllo. Ma Gesù è tornato ancora a nascere nella notte del 25 nella piccola chiesa della Divina Provvidenza nel compound italiano a Kabul, dove Padre Giuseppe Moretti ha celebrato la messa per i tanti cristiani, di diversa confessione, che vivono nella capitale dell’Afghanistan.

Una situazione surreale fino a 11 anni fa. Gran parte di questo dramma che non colpisce solo i cristiani, ma che in questo periodo per loro assume tonalità ancora più cupe, ha avuto come detonatore quella disgraziata guerra a Saddam del 2003. Conflitto contro il quale Giovanni Paolo II, già debilitato dalla malattia, urlò la sua avversione. Gli Stati Uniti e i suoi alleati, Italia compresa, hanno abbattuto il tiranno Saddam Hussein ma hanno anche gettato nel caos l’Iraq e i Paesi vicini. E dato il via a persecuzioni etniche e religiose.

Fino al 2003 i cristiani in Iraq erano un milione oggi sono poche migliaia. La loro diaspora cominciata allora continua oggi. Le chiese sono state distrutte. I sacerdoti uccisi o rapiti. Le famiglie sterminate. Stessa sorte per i monasteri in Siria dove da duemila anni, dalla nascita del Cristianesimo, si coltivava la tolleranza, la pace e la condivisine dei valori con la fede islamica.

E proprio oggi Islam parola che evoca “pace” si è trasformata in sinonimo di violenza e sopraffazione. La lettera-appello di Papa Francesco ai cristiani di Medio Oriente è soprattutto un monito al mondo per fermare il genocidio delle religioni. Per non commettere gli errori del passato recente. Il fallimento di quelle strategie si palesa con il ritorno dei soldati americani, inglesi ma anche italiani in Iraq. E ora l’errore potrebbe ripetersi in Libia, alle porte dell’Italia, dove dopo la caduta di Gheddafi, è esploso il caos. A Derna e Bengasi è stato istituito un emirato affiliato al Califfato dell’Isis e la situazione sta precipitando al punto che Mohamme Dayri, il ministro degli Esteri del governo rifugiatosi a Tobruk, ha lanciato l’allarme: “Se la comunità internazionale non troverà la giusta strategia in Libia accadrà quello che sta accadendo in Siria con la supremazia degli estremisti fondamentalisti”.

La chiusura delle chiese, la cancellazione delle messa di Natale è il segnale che i diritti dell’Uomo sono stati eliminati. La libertà religiosa è un cardine dei principi fondamentali. Ed è così distorta la pratica degli uomini che combattono in nome della Fede che viene meno proprio allo stesso concetto alla base delle religioni abramitiche: pace e tolleranza.

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