Le mine antiuomo sono ordigni pensati per ferire o uccidere in modo indiscriminato le persone. Dopo la fine dei conflitti armati restano attivi per decenni e continuano a mietere vittime innocenti. Secondo dati recenti, nel 2024 oltre 6.000 persone sono state uccise o ferite da mine e residui esplosivi di guerra in tutto il mondo, il livello più alto registrato negli ultimi anni. Di queste, oltre l’80% erano civili, di cui circa il 40% bambini, dati del Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR). Questi ordigni non sono solo causa di morti e mutilazioni, ma ostacolano lo sviluppo economico e sociale: contaminano terreni agricoli, strade e aree abitate impedendovi l’accesso.
Per questo, nel 1997 è stata approvata la Convenzione di Ottawa. Entrata in vigore nel 1999 proibisce ai paesi firmatari di usare, produrre, trasferire o detenere mine antiuomo. Inoltre, impone la distruzione degli stock esistenti, la bonifica delle aree contaminate e l’assistenza alle persone colpite. La Convenzione di Ottawa ha avuto un impatto significativo: si stima che siano stati distrutti oltre 55 milioni di mine antipersona e che siano stati bonificati migliaia di chilometri quadrati di aree contaminate in più di 60 Paesi. Azioni che hanno avuto costi esorbitanti e hanno richiesto tempi molto lunghi. Per questo, ancora oggi, molte aree restano “contaminate” dalle mine antiuomo. https://www.apminebanconvention.org/fileadmin/_APMBC-DOCUMENTS/Historic-Ottawa-Text-Annivs/MineBanConvention-text-Italian.pdf&ved=2ahUKEwjwjNXx–eSAxX-MDQIHSl7EKkQFnoECEwQAQ&usg=AOvVaw0CkoWvV-RBY9eU81nXJ3Bq
Nel 2025, la Convenzione di Ottawa contava oltre 166 Stati firmatari. Ma alcuni paesi di rilevanza strategica e militare non vi hanno mai aderito (si veda l’elenco in calce). Negli ultimi mesi, la situazione è peggiorata significativamente. Con una dichiarazione congiunta, a marzo 2025, i ministeri della Difesa di Estonia, Lettonia, Lituania e Polonia hanno annunciato l’intenzione di ritirarsi dalla Convenzione di Ottawa. Ad aprile, anche la Finlandia ha comunicato il proprio ritiro dalla Convenzione. E a giugno 2025, il governo ucraino ha comunicato formalmente la propria volontà di recedere dalla Convenzione di Ottawa. Scelte politiche che segnano un’inversione di tendenza rispetto a quanto avvenuto negli ultimi decenni. Il Segretario Generale dell’ONU, Antonio Guterres, si è detto “gravemente preoccupato” dalla decisione di questi Stati che rischia “d’indebolire la protezione dei civili e di compromettere due decenni di un quadro normativo che ha permesso di salvare innumerevoli vite”. La presidente del CICR Mirjana Spoljaric, ha parlato di un “cambiamento di rotta pericoloso”, constatando che “il consenso mondiale che faceva delle mine antiuomo un simbolo di disumanità comincia a incrinarsi”.
Tutto questo, insieme al persistere di un numero sempre maggiore di conflitti armati in diverse regioni del pianeta (mai così tanti dalla Seconda Guerra Mondiale, tanto che alcuni hanno parlato di una nuova guerra mondiale a chiazze), offre uno scenario preoccupante. Secondo il Landmine Monitor 2023, nel 2022, in Ucraina si sarebbero registrate 608 vittime causate dalle mine antiuomo, più di qualsiasi altro paese al mondo (esclusa la Siria). “Le mine sono disseminate sul territorio dell’Ucraina, precedentemente e attualmente occupato dalle truppe russe. Rappresentano una minaccia quotidiana e mortale per i civili. Alcune sono state deliberatamente piazzate nelle abitazioni civili, dove mutilano e uccidono”, ha dichiarato Patrick Thompson, ricercatore per l’Ucraina di Amnesty International. Chi, tra Russia e Ucraina, ha usato queste armi orribili? Quasi certamente entrambi. https://www.amnesty.org/en/latest/news/2024/07/ukraine-russia-investigate-use-of-anti-personnel-mines-left-after-russian-occupation-as-possible-war-crimes/
Con la legge n.374 del 29 ottobre 1997, approvata anche grazie alla forte mobilitazione dell’opinione pubblica, l’Italia ha aderito alla messa al bando. Con la legge n.220 del 9 dicembre 2021 è stato previsto il divieto di finanziare in modo diretto o indiretto le aziende che producono, vendono, trasportano mine antiuomo o bombe a grappolo e, con l’art. 1 co.1, di espandere a livello nazionale gli obblighi previsti dalla Convenzione di Ottawa e dalla Convenzione di Oslo. La legge prevede il divieto dei cosiddetti “intermediari abilitati” (società di intermediazione mobiliare, banche, istituti di credito) e l’obbligo di adottare idonei presidi procedurali volti a mitigare il rischio di violazione del divieto e a consultare, prima dell’instaurazione del rapporto, almeno gli elenchi pubblicamente disponibili di società che producono mine antipersona e munizioni e submunizioni a grappolo. Nel 2001, anche il Parlamento europeo ha adottato una Risoluzione sulle azioni a favore dell’adesione di attori non statali alla totale messa al bando delle mine terrestri antiuomo. https://eur-lex.europa.eu/resource.html?uri=cellar:cef3049d-43bf-4d8b-b480-ce9f4d14f630.0008.01/DOC_74&format=PDFe
Purtroppo, l’applicazione di queste norme si scontra con una realtà complessa e con problemi concreti come la mancanza di liste ufficiali aggiornate delle aziende che producono mine antiuomo e con la difficoltà di individuare le operazioni finanziarie. Non sempre è facile controllare l’utilizzo di certi pacchetti di aiuti (anche finanziari) destinati a paesi che non aderiscono più (o non hanno mai aderito) alla Convenzione di Ottawa.
In una recente intervista, il professor Keith Krause, del Geneva Graduate Institute, ha parlato di una “erosione incontestabile dell’impegno a favore del disarmo umanitario e dell’architettura del disarmo mondiale”. Una situazione preoccupante che riguarda tutte le norme di diritto internazionale umanitario e, in generale, la protezione dei civili in tempo di guerra.
Elenco (in inglese) dei paesi che non hanno aderito al trattato per la messa al bando delle mine antiuomo (non sono riportati quelli che hanno comunicato la decisione di uscire dal trattato):
Armenia, Azerbaijan, Bahrain, China, Cuba, Egypt, Georgia, India, Iran, Israel, Kazakhstan, Korea North, Korea South, Kyrgyzstan, Lao PDR, Lebanon, Libya, Micronesia, Mongolia, Morocco, Myanmar, Nepal, Pakistan, Russia, Saudi Arabia, Singapore, Syria, United Arab Emirates, United States, Uzbekistan, Vietnam,

