I maturandi del 2021 saranno i protagonisti di un nuovo welfare sociale

ULTIMO AGGIORNAMENTO 0:04

Ci siamo: oggi, 16 giugno, avranno inizio gli Esami di Maturità. Lo so bene: non si chiamano più così, ma Esame di Stato Conclusivo del 2° Ciclo dell’Istruzione. Mi perdonerete ma a me piace di più il vecchio nome. Nomen omen, del resto. L’Esame segna un momento di passaggio, dall’adolescenza alla giovinezza e poi all’età adulta. Il problema di fondo rimane lo stesso: vogliamo davvero fare dei nostri ragazzi gli adulti del domani? Vogliamo che i nostri giovani divengano adulti responsabili o preferiamo la pacca sulla spalla?

Credo che il Covid ci abbia fatto comprendere come la nostra società necessiti di adulti, maturi e “maturati”. Ecco perché, soprattutto quest’anno, considero i nostri giovani maturandi come ragazzi dotati di una nuova consapevolezza. Una consapevolezza che è stata provata dal crogiolo del lockdown, dell’isolamento, della solitudine, della malattia, della morte. Ma la morte non ha avuto, come non può avere, l’ultima parola. Mors et vita duello conflixere mirando, è proprio il caso di dirlo: ma da questo duello è sgorgata una nuova consapevolezza. Da cosa nasce?

La generazione del post Covid deve avere chiaro che solo la conoscenza e lo studio forniscono gli strumenti necessari ad orientarsi in una realtà sempre più complessa, ma, forse, meno liquida, grazie alla riscoperta dell’importanza dei legami, delle relazioni. Quale società, del resto, non è stata complessa? Nessuna: sempre, dai momenti di crisi, l’uomo si è salvato grazie allo studio e alla capacità di intessere relazioni: dal cenobio altomedievale, all’Università del Basso Medioevo. Università il cui nome è legato all’intento di unire docenti e discenti in un legame assoluto dato dalla trasmissione di un sapere. Cosa dire poi del Concilio di Trento che ha saputo unire l’Europa mediterranea creando una cultura dagli esiti straordinari? E, in tempi più recenti, il Vaticano II non ha fatto la stessa cosa? Sempre l’uomo ha compreso che, per uscire dalla crisi, occorre creare cammini condivisi, partendo dalla conoscenza. Cari giovani, studio delle letterature affiancato alla lettura dei quotidiani: tempo cercato e trovato per approfondire e scavare nella notizia. Tempo speso per la conoscenza.

E il tempo della conoscenza va a braccetto con il tempo della comunicazione. Archiviata in soffitta, chiusa nel baule dei ricordi (quelli brutti, da dimenticare) la comunicazione veloce, fatta di cinguettii e di slogan, una comunicazione urlata, violenta, vigliacca. Questo è il tempo della comunicazione che si nutre di parole argomentate, di pensiero complesso, che ha uno sguardo sulla realtà a 360 gradi. Questa è l’era della comunicazione che costruisce, lancia ponti e unisce, non divide. Anche posizioni differenti possono dialogare e creare unità. Così hanno fatto i nostri Costituenti. Il comunista e il cattolico, il protetto di Stalin in Russia, Togliatti, e il pupillo di Monsignor Montini  in Vaticano, De Gasperi. Assieme hanno scritto la Costituzione.

Si fa sempre più incalzante, pertanto, il bisogno di creare unità nelle diversità, di integrare, di superare e contrastare ogni forma di discriminazione e di violenza. Si dirà: è sempre stato così. Certamente, ma il dramma del Covid ci impone di affrontare la realtà con dovizia di dati, frutto di studio approfondito. Senza conoscenza non ci può essere integrazione. Chi integro? Il singolo? L’individuo o le comunità? La differenza è sostanziale. Ecco perché occorre conoscere. Si parla, infatti, così tanto di accoglienza. Chi accolgo e perché? Chi è il soggetto che accolgo? In che cosa accolgo? Se non si ha un minimo di senso di appartenenza, come si accoglie? In quale realtà si accoglie? L’accoglienza deve rimanere un ideale da calare nella realtà, non diventare ideologia che cancella il singolo e crea etichette. Summus ius, summa iniuria.

Infatti: contrastare le discriminazioni. Sacrosanto. Ma quali discriminazioni? Quale fondamento giuridico? L’articolo 3 della Costituzione afferma che è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona. Come mai, a più di 70 anni dall’entrata in vigore della Costituzione, siamo ancora qui a contare le discriminazioni per contrastarle? Forse che, nel voler a tutti costi creare categorie da tutelare, si insinua la discriminazione?

La Costituzione ci dice però anche che il cittadino è libero in quanto è responsabile e quindi corresponsabile dell’altro. La libertà implica necessariamente una responsabilità, per sé e per gli altri. Che è poi il fine dello studio. Si parla spesso di cittadinanza attiva: infatti i cittadini attivi si fanno carico dell’altro. Sono attivi proprio per questo, non perché creano etichette.

I maturandi del 2021 saranno i protagonisti di un nuovo welfare sociale che vedrà i cittadini attori di una società più equa, più solidale, perché fondata sulla competenza, sulla cultura, su quella prossimità che diventa una presa in carico dell’altro: allora la pace tra i popoli, l’integrazione e l’accoglienza saranno la logica conseguenza di un vivere civile e non più mere logiche strumentalizzate ai fini di un pensiero unico. La libertà di espressione passa sempre dal dovere della custodia dei diritti: perché ciò avvenga occorre studiare, andare al cuore della questione, senza accontentarsi di slogan assordanti che vogliono mettere a tacere le coscienze e far passare l’idea che studiare non serve, che il lavoro divide in cittadini di serie A e di serie B e pertanto era preferibile la via  dell’assistenzialismo sociale  e dei sussidi e, ancora,  che, per contrastare le discriminazioni, occorre creare categorie e mettere allo scontro due diritti, due libertà.

E’ il mio augurio per voi: il surreale, permettetemi di usare questa espressione, che abbiamo vissuto vi ha dato le ragioni profonde per studiare e far sì che l’Italia si possa finalmente rialzare, tornando ad essere una protagonista positiva nella nostra società sempre più globalizzata.

Cari maturandi, scommetto su di voi e so di vincere! Anche se quest’anno le prove scritte non sono previste all’Esame, vi lascio questa frase tratta dalla Pro Archia del grande Cicerone: Litterarum studia adulescentiam alunt, senectutem oblectant, secundas res ornant, adversis rebus perfugium ac solacium praebent. Vi invito a tradurla (o a cercarla con Google se a scuola non studiate il latino) e a farla vostra. Per la vita.

Se vuoi commentare l'articolo manda una mail a questo indirizzo: scriviainterris@gmail.com
Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.