L’ottobre “russo” della politica estera italiana

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L'ottobre “russo” della politica estera italiana è ufficialmente iniziato con due eventi dal tenore molto differente per circostanze ed importanza, ma certificanti entrambi il rinnovato rapporto di cooperazione tra Roma e Mosca, nonché il riproporsi di un collaudato canale di comunicazione spesso e volentieri chiamato in causa per mitigare le ricorrenti tensioni tra la Russia e l’Occidente: parliamo non solo della visita ufficiale nella capitale russa del Ministro degli Esteri Moavero Milanesi, accolto dal suo omologo Sergej Lavrov, ma anche della presenza dell’ex premier Silvio Berlusconi ai festeggiamenti privati per il 66esimo compleanno di Vladimir Putin avvenuti a Sochi. Ciò anticipa l’attesa e chiacchierata visita del ministro degli Interni Matteo Salvini sempre a Mosca (il 17 sarà presente ad un evento organizzato da Confindustria Russia), nonché la seconda visita ufficiale del premier Giuseppe Conte dalla formazione dell’esecutivo gialloverde fissata al Cremlino per il giorno 24.

Questo calendario fitto di rilevanti iniziative porta alla ribaltail sempre complesso tema delle relazioni bilaterali italo-russe, da sempre contraddistinte da momenti di particolare vicinanza e cordialità, nonostante le contingenze politiche abbiano sempre giocato a sfavore di una cooperazione molto più approfondita riguardo diversi settori strategici. La linea di principio solcata dal nuovo esecutivo non sembra per nulla differire da quella tradizionalmente assunta dall’Italia nei confronti di Mosca: Moavero è volato in Russia portando con sé il consueto assortimento di dichiarazioni dal tono particolarmente accorto, così come si è evinto nel momento in cui il discorso ha toccato inevitabilmente l’argomento“sanzioni”. Le ambizioni e le prese di posizione nette di inizio mandato gialloverde ne escono, dopo pochi mesi di governo, notevolmente stemperate: Moavero ha speso parole per difendere l’operato italiano inquadrando il problema dal punto di vista del “rimuovere la causa delle sanzioni”, ribadendo quanto queste siano state messe in piedi non per durare, bensì per modificare lo status quo. 

Queste dichiarazioni, però, risultano essere dettate dalle mere circostanze, anche considerando il fatto che a porre una pietra tombale sulle prospettive di revisione del sistema sanzionatorio ci ha già pensato Trump nell’incontro di fine luglio con il premier Conte. L’Italia, in poche parole, non si distanzierà dalle posizioni assunte dal blocco occidentale. Moavero insiste sulla strada del dialogo con Mosca sperando in un futuro (ma alquanto improbabile) riassetto degli accordi di Minsk, senza però mai mettere in discussione le azioni portate avanti dalla comunità euro-atlantica dopo la crisi ucraina, così come ribadito dalle sue dichiarazioni sullo status della Crimea rilasciate qualche mese fa. In barba agli slogan ealle presunte ingerenze russe nella nostra politica, dal punto di vista sostanziale, è evidente quanto, per il momento, sia cambiato ben poco se si confronta l’atteggiamento condotto sin qui dal governo Conte con quello dei passati esecutivi. In merito alla durata del regime sanzionatorio, poi, si potrebbe sollevare più di un dubbio sulla “provvisorietà”paventata da Moavero. Emblematico, sotto questo profilo, potrebbe essere l’esempio del CoCom, le sanzioni economiche implementate dal blocco occidentale durante la Guerra Fredda per arginare l’Urss, avviato verso la fine degli anni ’40 e rimosso soltanto nel 1994 (addirittura tre anni dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica). Ciò che sembra confermarsi senza dubbio alcuno è che la necessità di colloquiare ed intessere relazioni cordiali con Mosca risultaessere un principio molto ben radicato nella storia politica italiana, in particolar modo in quella della seconda Repubblica: Prodi, D’Alema, Berlusconi, Letta e Renzi, per motivi e con modalità differenti, hanno sempre fatto dell’Italia un partner privilegiato della Russia in Europa. Il peso specifico del nostro Paese, però, non sembra poter sostenere neanche lontanamente un coraggioso cambio di rotta all’interno di Ue e Nato, così come auspicato dalla Lega di Salvini in campagna elettorale. Sarà, pertanto, difficile convincere la Russia a riaprire le sue frontiere ai prodotti d’esportazione italiani nel settore agroalimentare.

Le velleità italiane di “mediazione” politica tra Washington e Mosca sembrano infrangersi, citando non a sproposito il sovietico Majakovskij, sui “banali scogli” della realtà, seppur non sia detta ancora l’ultima parola: la presenza di Putin allaconferenza di Palermo indetta dal governo per rilanciare il ruolo italiano nella crisi libica potrebbe far tornare, seppur soltanto simbolicamente, lo spirito del summit di Pratica di Mare del 2002. Roma tenta di bilanciare le attività di Parigi in Libia cercando il consenso di Washington, Londra e Mosca. Quanto questo ipotetico consenso possa tradursi in operazioni concrete lo si saprà soltanto dopo Palermo, tenendo presente che la partita sullo scacchiere libico potrebbe, a breve, complicarsi ulteriormente: alcune fonti britanniche, infatti, hanno riportato la presenza dellacompagnia militare privata russa “Wagner” (già avvistata in Siria, in Ucraina ed in Africa Centrale) anche sulla Cirenaica, a sostegno del Generale Haftar, presso Tobruk e Bengasi. Gazprom e Lukoil, insieme ad Eni e Total, potrebbero prepotentemente scendere in campo per tornare protagoniste nella “partita energetica” mediterranea, decisiva per l’approvvigionamento del nostro Paese. 

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