La lotta alla mafia non può essere un tema divisivo

Palermo 16/01/2023 - Il Presidente del Consiglio in visita a Palermo / foto Ufficio Stampa Presidenza Consiglio Ministri/Image nella foto: Giorgia Meloni-Maurizio De Lucia-Alfredo Mantovano-Pasquale Angelosanto

Stavolta bisogna partire da un paradosso, necessario per fissare alcuni paletti del ragionamento: la Sicilia fa parte dell’Italia, non è un’entità a se stante. Banale affermazione dirà qualcuno. Banale quanto volete, ma quante volte, soprattutto al Nord, politici e sociologi si sono addentrati nella discussione relativa al mantenimento dello Statuto speciale della Sicilia? Regime amministrativo sul quale si può discutere, certo, ma quello è, essendo previsto dalla Costituzione. Quindi anche al di là dello stretto sempre Italia è.

E la mafia non è e non può essere l’antistato, o un’entità latente. E’ solo criminalità, pure della peggiore.

E quindi ha fatto più che bene la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, a volare a Palermo per rendere onore e gloria a chi ha arrestato il boss della Mafia, Matteo Messina Denaro. Perché quando vince lo Stato, significa è che l’Italia a prevalere. Riaffermarlo non guasta mai, anche sull’isola, dove insistono modestissime sacche separatiste, contigue non certi ambienti collocati nella zona grigia della società. Serve chiarezza, limpidezza. Ora più che mai.

“L’Italia è fiera di voi”, dice la Meloni al procuratore capo, Maurizio De Lucia, e all’aggiunto, Paolo Guido, quando entra nella stanza del secondo piano del Palazzo di giustizia, a Palermo. Nell’ufficio del procuratore ci sono anche gli uomini del Ros che hanno arrestato, qualche ora prima, davanti alla clinica “La Maddalena” il superlatitante di Cosa nostra, Matteo Messina Denaro. Prima di raggiungere la sede del Tribunale, il capo del governo, accompagnata dal sottosegretario alla Presidenza, Alfredo Mantovano, e dal prefetto, Maria Teresa Cucinotta, fa sosta nella stele lungo l’autostrada di Capaci per rendere omaggio a Giovanni Falcone e agli agenti della scorta assassinati dalla mafia nel ’92. Ma è in serata che lo Stato mostra anche la sua faccia più dura. Dopo aver letto di voci e sospetti sulla possibilità che l’arresto del super-boss sia avvenuto attraverso modalità torbide e concordate con lo Stato, la premier attacca per frenare sul nascere questi veleni.

Ma quale trattativa?”, esplode la Meloni, intervistata da Rete 4. “Non c’è bisogno di mettersi d’accordo con la Mafia per batterla”, aggiunge. Basta “autoflagellarsi”, basta cultura del sospetto e dietrologie: “ci sono quelli che stanno facendo complottismo, magari per attaccare il governo, perché l’obiettivo è sempre il tema della politica. Ma ci sono delle materie in cui la politica dovrebbe passare in secondo piano. Oggi una cosa è andata bene e qualcuno lo deve dire”.

Anche perché, è l’osservazione finale, Matteo Messina Denaro si trova ora al carcere duro grazie al nostro governo, perché abbiamo salvato il carcere ostativo. Resta comunque “una giornata storica, un giorno di festa per le persone per bene, per le famiglie delle vittime della mafia, perché il sacrificio di tanti eroi non era vano. Noi siamo abituati a ricordare”, spiega la premier, “chi si sacrifica per la lotta alla mafia, ma poi ci sono persone che vivono tutta la loro esistenza per raggiungere questi obiettivi: mi piacerebbe immaginare che questa giornata possa essere celebrata per il lavoro di questi uomini e queste donne. E’ una proposta che farò, è un giorno di festa per noi che possiamo dire ai nostri figli che la mafia si può battere“.

Con la cattura di Messina Denaro, sottolinea la premier, “non abbiamo vinto la guerra, non abbiamo sconfitto la mafia ma abbiamo vinto una battaglia fondamentale: è stato dato un colpo duro alla criminalità organizzata”. Ricorda che la sua avventura che l’ha portata alla presidenza del Consiglio dei ministri “è cominciata dalle macerie di via D’Amelio” e “sono fiera del fatto che il primo provvedimento del mio governo sia stato sul carcere duro”. “Se oggi non corriamo rischi, dopo l’arresto di Messina Denaro, di regimi carcerari meno rigidi è perché quell’istituto fortemente voluto da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino è stato difeso dai provvedimenti del governo”, aggiunge la Meloni, che annuncia provvedimenti sulla gestione dei beni confiscati alla mafia. “Ne stiamo parlando da settimane con il sottosegretario Mantovano”, dice , “il riuso dei beni confiscati è un segnale fondamentale nella lotta alla mafia. Su questo si può e si deve fare molto di più”.

Quindi richiama tutti all’unità nella lotta alla mafia, perché “non può essere un tema divisivo” e chi tenta di farlo “fa un favore per paradosso alla criminalità organizzata”. “È una battaglia che dobbiamo condurre tutti insieme”, è il monito della premier, “su questo posso dire che il governo, la politica, lo Stato, devono sostenere chi si occupa ogni giorno concretamente di questo, spero che su queste materie piuttosto di usarle per fare polemica si voglia lavorare tutti insieme, io ci credo davvero e sono disposta a lavorare con tutte le persone di buona volontà”.

Perché la Sicilia è un pezzo dell’Italia, non un’entità a parte. E lo Stato deve poterlo ricordare sempre. Con tutti i mezzi a sua disposizione. La finta distrazione, o voluta forse, nei confronti delle vicende siciliane, alimentato da una certa borghesia dell’isola, è un vulnus troppo forte per essere ignorato. E la Meloni ha iniziato quel percorso di chiarimento. Era ora….