Lo Sposalizio di Maria e Giuseppe: origine e significato di una festa dimenticata

Lo sposalizio della Vergine di Raffaello - Foto © Vatican News

Il 23 gennaio è la festa degli sposi, si ricorda infatti in questo giorno lo sposalizio di Maria e Giuseppe, uno dei momenti più significativi e simbolici della storia sacra. Non è una ricorrenza universalmente nota, essa ha avuto per secoli una grande importanza religiosa e sociale, soprattutto in Italia e in altri Paesi di tradizione cattolica. L’origine di questa singolare festività è strettamente legata e usando un termine ormai di moda, connessa, con la devozione verso la Sacra Famiglia di Nazareth. La nascita di questa festa si fa risalire al XV secolo quando Jean Gerson, (1363-1429) teologo e filosofo francese e anche Gran Cancelliere dell’Università di Parigi, dispose che ogni 23 gennaio venisse celebrata una messa in onore di questa unione tra Maria e Giuseppe.

Le notizie dello sposalizio di Maria e Giuseppe le troviamo nei Vangeli Apocrifi, in particolare nel “Protovangelo di Giacomo” dove si racconta che Maria vive nel Tempio di Gerusalemme fin da bambina, consacrata a Dio dai genitori Gioacchino e Anna. Il sommo sacerdote convoca i vedovi della casa di Davide, ordinando a ciascuno di portare un bastone, dopo una preghiera, accade un segno divino: dal bastone di Giuseppe esce una colomba, in alcune versioni il bastone fiorisce, indicando che è lui il prescelto da Dio.

Lo “sposalizio” non è descritto come un matrimonio nel senso comune, ma come un atto di affidamento, Giuseppe è il protettore e custode di Maria e della sua verginità. Il Protovangelo di Giacomo è stato scritto intorno alla metà del II secolo, forse tra il 150 e il 170 d. C., l’attribuzione del testo è ignota, si pensa ad un autore cristiano di origine giudeo-cristiana; che conosceva bene le tradizioni ebraiche e il culto del Tempio; egli scriveva in greco; aveva un forte interesse per la figura di Maria e per la sua verginità. Forse il testo, non scritto dall’apostolo Giacomo, doveva colmare le poche notizie sull’infanzia della Vergine Maria che troviamo nei vangeli. Il nome di “Protovangelo” si deve all’umanista francese Guillaume Postel (1510-1581) ed è precedente agli eventi narrati nei quattro vangeli che tutti conosciamo. Questo particolare racconto, pur non appartenendo pertanto, ai testi canonici, ha esercitato una forte influenza sulla liturgia, sull’arte e sulla spiritualità cristiana.

Infatti in ambito artistico tutti ricordiamo lo stupendo dipinto “Lo Sposalizio della Vergine” di Raffaello (1483-1520) conservato nella Pinacoteca di Brera a Milano che ha magnificamente potremmo dire “immortalato” l’unione tra Maria e Giuseppe. Per quanto riguarda la celebrazione liturgica dello “Sposalizio”, essa venne fissata al 23 gennaio, com’è riportata nel calendario romano tradizionale e rimasta in vigore fino al Novecento. Nel 1961 la festa fu rimossa dal calendario liturgico universale, ma continuò a essere ricordata localmente in diverse diocesi, parrocchie e comunità religiose. Per questo motivo, nel corso dei secoli, questo giorno è diventato per le coppie sposate un’occasione speciale per ricevere una benedizione particolare, per rinnovare le promesse matrimoniali, e pregare per tutte le famiglie e per i futuri sposi.

Ai giorni nostri, la Festa degli Sposi non celebra soltanto un matrimonio storico, ma propone un modello di unione e vita coniugale fondato sulla fede, sulla fiducia reciproca e sull’obbedienza al progetto di Dio. Maria e Giuseppe rappresentano per chi crede il vero ideale di una coppia unita non solo da un’unione umana, ma soprattutto da una grande missione spirituale che entrambi condividono.

Lo “Sposalizio” è un invito a riflettere sul valore del matrimonio coniugale. Non dimentichiamo, che l’unione di Maria e Giuseppe è stata scelta da Dio, come luogo dove il Verbo si è fatto carne, e questo deve ricordarci che il matrimonio è un sacramento che può trasformare la vita delle persone.

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