SABATO 30 LUGLIO 2016, 000:02, IN TERRIS

L'Italia tripolare

MACARIO TINTI
L'Italia tripolare
L'Italia tripolare
Gli analisti politici, in particolare quelli che osservano il quadro politico di casa nostra, si ostinano a considerare lo scenario italiano tripolare. Non tripartitico, si badi bene, quella è tutta un’altra cosa, ma formato da tre poli differenti e diffidenti fra loro. Ragione, questa, sufficiente a far considerare la legge elettorale una sorta di variabile indipendente. Ma questo è un problema dei politicanti e degli alchimisti. L’elettorato, invece, va chiedendo una definizione più chiara del quadro politico, con i ruoli ben distinti fra loro: maggioranza, opposizione e terza via.

Ed è proprio all’interno di questa visione che i movimenti interni al centrodestra acquistano un peso specifico rilevante. La lunga assenza dalla scena di una coalizione degna di chiamarsi tale e in grado di addensare i voti di coloro che non si riconoscono nel centrosinistra e non condividono la soluzione guerrigliera del Movimento 5 Stelle, ha determinato una sorta di vuoto d’aria nel dibattito politico. O il governo o la protesta senza proposta.

Certo, con la conquista di Roma e Torino i pentastellati dovranno uscire dall’ambigua posizione del Masaniello popolare e populista, ma non senza venir meno alla loro vocazione iniziale. Come i rivoluzionari francesi, dopo aver preso la Bastiglia e aver riempito la pancia a coloro che urlavano in piazza, anche i grillini dovranno fare i conti con il palazzo, con il potere. Sia siano o meno consapevoli del rischio che vanno correndo, ovvero di finire divorati da ciò che volevano divorate, lo scopriremo nei prossimi mesi. Ma proprio perché i 5 Stelle sono in mezzo al guado il ritorno del centrodestra e di Forza Italia è fondamentale.

L’Italia, di fatto, ha scoperto, quanto sia politicamente appagante un quadro tripolare. Come hanno dimostrato le ultime elezioni amministrative. Il problema, ora è capire come reagirà il centrodestra all’investitura di Stefano Parisi da parte di Silvio Berlusconi. Da una parte c’è la bocciatura secca della Lega, da sempre perplessa a fare dell’ex candidato a Milano il coordinatore dell’area. “Io Parisi l’ho sostenuto, ma un sindaco deve far funzionare le metropolitane, le strade, sistemare le case popolari. Altra cosa è riproporre un’alleanza, una marmellata, un fritto misto che a livello nazionale a dimostrato di non poter funzionare”, tuona Matteo Salvini, bocciando l’uomo a cui Silvio ha affidato le chiavi del partito per un progetto di rilancio, finalizzato anche a rianimare l’alleanza di centro destra in vista delle elezioni politiche. “Se qualcuno pensa di coinvolgere me”, dice il leader del Carroccio, “o la Lega in un’alleanza con Verdini, Alfano, Cicchitto, Tosi, Passera e altri ancora, ha sbagliato indirizzo. Se Parisi è un riorganizzatore di FI va bene ma se qualcuno pensa di farlo digerire alla Lega alleanze indigeste, io non ci sto”. Anche Gianfranco Rotondi si schiera con lui: “No di Rivoluzione Cristiana, no di Raffaele Fitto, no di Giorgia Meloni e no di Matteo Salvini: è indubbio che Stefano Parisi compatta il centrodestra”, scrive su Twitter.

Fabrizio Cicchitto, deputato del Nuovo centrodestra, nota con un filo d’ironia: “Sono totalmente d’accordo con Salvini specie sul terreno della politica estera. Le sue posizioni sull’uscita dall’euro, sulla alleanza con la Le Pen sono totalmente incompatibili non solo con quelle di NCD-UDC ma anche con quelle del PPE”. Conclusione del ragionamento: “Il problema a questo punto è tutto di Forza Italia”. Più articolate le riflessioni di Vincenzo D’Anna, di Ala: “Se in Forza Italia dovessero cambiare le cose quella del ritorno in Forza Italia è una ipotesi che non mi sento di scartare, con una Forza Italia non arroccata muro contro muro”.

Ovviamente il senatore parla “molto” in proprio e poco per conto del partito. Infine per quanto riguarda Parisi, “non lo conosco, non saprei dire quali qualità possiede, registro solamente che come tutti quanti gli altri deve la sua nomina alla scelta di una sola persona e questa cosa non è auspicabile”. Vecchia storia, dunque. Le leadership si conquistano per meriti sul campo più che per concessione divina, per indicazione ereditaria.

E Berlusconi, come già, in passato rischia di commettere un altro errore. Però ora che il cosiddetto cerchio tragico è sparito i colonnelli azzurri non hanno più alibi. Un altro fallimento di Forza Italia sarebbe anche colpa loro. E in un Italia tripolare, non tripartitica, serve eccome la terza gamba. Altrimenti Berlusconi prenda atto, una volta per tutte, che una stagione è finita. E che i leader ereditari non sono la soluzione ma il problema.
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