Nel Novecento si sono svolti cinque giubilei, indetti da Leone XIII, da Pio XI, durante il cui pontificato si svolge quello del 1925 e quello straordinario del 1933, per la ricorrenza dei 1900 anni dalla morte di Cristo, da Pio XII e da Paolo VI. Nel secolo precedente, regnante Pio IX, quello del 1850 non poté svolgersi per proclamazione della Repubblica romana e il temporaneo esilio del Papa. Quello successivo del 1875, per l’avvenuta occupazione di Roma dalle truppe italiane e il durissimo contrasto con il Regno d’Italia, si tenne in tono minore, senza le cerimonie di apertura e di chiusura della Porta Santa.
Permane ancora aperta la Questione Romana, nel 1925, ma il Giubileo indetto da Pio XI con la bolla “Infinita Dei misericordia” si svolge con cerimonie e mostre pubbliche, con un gran numero di fedeli, in un clima nuovo nei rapporti con le istituzioni italiane, che preludono la Riconciliazione del 1929. Il nuovo pontefice, d’altronde, nel 1922, appena eletto, aveva impartito la benedizione “Urbi et Orbi” dalla loggia esterna della Basilica di San Pietro, rimasta chiusa dal 1870, in segno di protesta, per l’usurpazione dello Stato della Chiesa. E nelle cronache dei giornali si legge che dalla piazza festosa si era gridato «Viva Pio XI. Viva l’Italia».
Connotazione del Giubileo del 1925 fu l’apertura della Chiesa al mondo, a partire dalla provenienza dei pellegrini, come si legge nell’allocuzione-bilancio di Pio XI ai cardinali del 14 dicembre 1925: “singolarmente o in comitive, per terra e per mare, gli uni con qualsiasi mezzo di trasporto, altri, come gli antichi romei, camminando a piedi per settimane o per mesi, confluirono pellegrini da ogni dove, per quanto è vasto l’orbe terracqueo, dall’ultima Thule al Capo di Buona Speranza, dalla Scandinavia all’Australia, dal Canada al Cile. Essi vennero a centinaia di migliaia da tutte le genti, lingue e nazioni”.
Conferma per immagini suggestive dell’universalità della Chiesa fu la grande Esposizione Universale Missionaria che documentandone l’attività nel mondo, costituì un forte richiamo per tutti i pellegrini. L’esposizione alla conclusione del Giubileo fu trasportata e riallestita nel Palazzo del Laterano, e diede vita al Museo Missionario Etnografico.
L’anno santo del 1925 si colloca nel contesto geopolitico immediatamente successivo alla Prima guerra mondiale, con le sue decine di milioni di vittime e di feriti, nel corpo e nell’anima, per la lunga consuetudine con la morte e la violenza. Nonostante la fondazione della Società delle Nazioni, la “pace imposta” ai paesi sconfitti, aveva generato propositi revanscisti, forieri di ulteriori conflitti, favorendo la nascita di movimenti e regimi che ricorrevano alla violenza come strumento principale della lotta politica.
Di qui la preghiera-appello di Pio XI: “Noi desideriamo che nella occasione di questo Giubileo voi vi uniate a noi nel domandare a Dio una cosa in particolare: intendiamo la pace, non solo quella fissata dai trattati, ma quella che deve regnare nei cuori ed essere ripristinata fra i popoli, pace che se non è oggi così lontana come per il passato, tuttavia ai Nostri ed ai comuni desideri appare ancora troppo lontana”.
Ai pellegrini tutti Pio XI chiedeva anche di raccomandare alla misericordia di Dio “l’assestamento e l’ordinamento definitivo della Palestina”, per la preoccupazione, come illustrava la Civiltà Cattolica, che dopo il mandato della Palestina alla Gran Bretagna, con i primi insediamenti ebraici, si rompesse, a danno dei Palestinesi e delle istituzioni cristiane, il delicato equilibrio che il dissolto Impero Ottomano aveva, per secoli, garantito. Preoccupazione quantomai profetica.
Annoto, per concludere, che Papa Francesco, nel 2015, 90 anni dopo il la pubblicazione della “Infinita Dei misericordia”, ha intitolato la bolla per l’indizione del Giubileo per il 50° della fine del Concilio Vaticano II, “Misericordiae Vultus”.

