L’Europa e la sfida dei valori

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Che sapore avrà l’Europa del futuro? Da tempo abbiamo capito che non può continuare così e allo stesso tempo non può disgregarsi. Non può continuare così, perché non ce la fa, e non può disgregarsi perché verrebbe a mancare uno spazio di libertà e democrazia che può aiutare il mondo ad essere più giusto. Il tempo che ci è dato non lo scegliamo. E se una cosa abbiamo capito riguarda proprio la necessità di spingere l’Unione a cominciare il secondo tempo della sua storia.

La prima è durata sessant’anni e ci ha portato fin qui. Con luci e ombre, è una storia di successo perché in Europa non era mai capitato un così lungo periodo di pace, cooperazione, solidarietà anche. Non era mai successo che i cittadini di uno Stato membro potessero lavorare, commerciare, studiare e godere delle medesime libertà in un altro Stato europeo. Senza retorica, la storia dell’Unione ci è invidiata dai cittadini di tante aree del mondo. Ma in questi sessant’anni abbiamo visto anche quanto è difficile superare alcuni processi storici, come quello che nei secoli scorsi ha visto nascere gli Stati nazionali. Anche per la loro formazione c’è voluto molto tempo. Superare le piccole identità che formavano il continente europeo non è stato facile. Signorie, feudi, baronie e staterelli non si rassegnavano a rinunciare alla loro identità per dare forma ai grandi Stati nazionali. E ogni paese europeo ci è arrivato con i suoi modi e i suoi tempi.

Noi siamo dentro quella dinamica, in una fase che genera così tante resistenza da far tornare prepotentemente sulla scena un sentimento nazionalista che sembrava mandato in soffitta per sempre. È una fase di mezzo, la nostra. E anche pericolosa. Oggi come allora, al tempo della formazione degli Stati nazionali, capiamo che se non portiamo l’Europa più avanti rischiamo di essere marginalizzati da dinamiche globali più grandi di noi. Come resistere a grandi Paesi che corrono a velocità per noi proibitive con piccoli Stati nazionali? Ecco perché l’Europa ci aiuta a stare al mondo. E aiuta anche il mondo, che corre senza regole, senza diritti, spesso senza umanità.

L’Europa per i cittadini europei, ma non solo. Anche per i cittadini del mondo. Chi altri può lanciare la sfida delle regole per il mondo globale, continuando a guardare ai bisogni delle persone, alla loro dignità, al valore della vita e anche della libertà? L’Europa può farlo perché ne possiede i valori. Ecco allora arrivato il momento di cominciare il secondo tempo della costruzione europea. Quello in cui gli egoismi nazionali lascino il campo a una compiuta democrazia europea.

La Carta che i 27 paesi dell’Unione firmeranno in Campidoglio va in questa direzione, nonostante l’avremmo voluta più coraggiosa. L’impegno è di continuare a camminare insieme. Insieme, per dare sicurezza ai nostri cittadini; insieme, per rilanciare un’Europa sociale in cui il valore della persona e della comunità non sia solo dichiarato ma difeso e protetto; insieme, per affrontare le sfide che ci presenta la globalizzazione. “L’unità è tanto una necessità – si legge nella Carta di Roma– quanto la nostra libera scelta. Presi individualmente, saremmo emarginati dalla dinamiche globali. Stare insieme è la nostra migliore opportunità per influenzarle e difendere i nostri interessi e valori comuni. Noi agiremo insieme, ad andature ed intensità diverse dove necessario, ma andando nella stessa direzione, come abbiamo fatto in passato, in linea con i Trattati e tenendo la porta aperta a chi vuole aggiungersi successivamente. La nostra Unione è indivisa e indivisibile“.

Parole che dobbiamo prendere sul serio e che ci aiutano a capire la prospettiva storica della sfida europea, quella di aprire il secondo tempo della costruzione europea e arrivare alla fine dell’Europa delle nazioni. Non sarà facile, ma una politica senza utopia è mestiere per amministratori e burocrati.

David Sassoli
Vicepresidente del Parlamento europeo

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