Dunque il governo guidato dalla premier, Giorgia Meloni, è diventato l’esecutivo più longevo della storia repubblicana italiana, superando il record precedente del secondo governo Berlusconi. Di fatto questo primato segna, inevitabilmente, il passaggio della seconda (ammesso che questa vi sia mai stata…) alla terza Repubblica. Di sicuro rappresenta il superamento di un difficile tornante della storia politica italiana, visto che la longevità degli esecutivi in carica si era sempre fermata al bordo della strada, incapace di affrontare quella svolta.
L’esecutivo, per gli amanti della statistica, ha superato i 1.410 giorni effettivi in carica, traguardo raggiunto a inizio settembre 2026. Il dato segna un’eccezione di stabilità politica rispetto alla tradizionale brevità dei governi italiani precedenti. Ma cosa è stato in questi 1400 giorni? Ragionando in ordine sparso è stato raggiunto il picco storico dell’occupazione (63,2%) con una disoccupazione al 5,8%, sul fronte delle tasse è stato realizzato il taglio del cuneo fiscale e la riforma dell’Irpef. Nel contesto internazionale, mai così accesso come in questi ultimi anni, è stata mantenuta una forte continuità nei conti pubblici e nei rapporti con i mercati del debito. Un’operazione non facile, ma assolutamente necessaria per tenere la barra dritta. Ovviamente tutto ciò ha un costo, in termini politici, ma l’esecutivo se ne assunto la responsabilità, tenendo salda la barra, sulla quale hanno fatto leva le opposizioni.
Cosa resta da fare rientra nel campo delle critiche delle forze antagoniste alla maggioranza, ma soprattutto il tema occupa il capitolo delle sfide aperte. Le opposizioni e i critici, sostanzialmente, evidenziano che la durata del governo non coincide automaticamente con riforme strutturali epocali o grandi conquiste sociali percepite a lungo termine. E questo, forse, è il vero limite del record stabilito dal governo, ma non ne inficia certo il lavoro fatto. Tutto è perfettibile e tutto non si può mai fare. Certo, restano da affrontare i nodi legati alla sanità pubblica, alle politiche industriali e alla gestione del mercato del lavoro precario. Ma si tratta di temi di ampio respiro che necessitato di scelte strutturali, destinate a essere costruite nel tempo, inserendole in un programma di lungo termine.
La scaletta delle priorità impone necessariamente scelte tattiche, mettendo in prima fila alcuni dossier, lasciando gli altri nella pila delle cose da fare. Non a caso la maggioranza sta lavorando a nuovi interventi su tasse e sicurezza in vista della prossima manovra di bilancio, con la quale intende mettere il sigillo alla consiliatura in corso, pensando però al futuro. Sulla giustizia, però, il giudizio è più articolato. Nordio ha affrontato questioni che esistevano da decenni, ma si è consumato un enorme capitale politico senza ottenere il risultato complessivo promesso. Per il cittadino, inoltre, la vera riforma resta una: avere una sentenza in tempi ragionevoli. E su questo tutti attendono una risposta chiara.
Quanto al record in se la premier è netta. “Non lo vivo come un traguardo da festeggiare, ma come una responsabilità ancora più forte verso gli italiani…”, ha affermato, qualche tempo fa, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, celebrando il precedente record di longevità del proprio esecutivo. Una stabilità politica che – in un Paese come il nostro, che ha visto avvicendarsi 68 esecutivi in 81 anni – rappresenta un elemento di discontinuità col passato. Di base, la solidità dei numeri della maggioranza in Parlamento ha permesso alla premier di delineare nitidamente la traiettoria della propria azione di governo.
A Bari, intanto, è tutto pronto. Nell’area del Terminal crociere all’interno del porto, andrà in scena la manifestazione organizzata da Fratelli d’Italia per celebrare quello che il partito considera un traguardo politicamente significativo. Un appuntamento dal forte valore simbolico, costruito non soltanto come evento politico, ma anche come rappresentazione plastica della solidità che la presidente del Consiglio intende trasmettere al Paese e ai suoi sostenitori. Il cuore della serata sarà il grande palco fronte mare, una struttura metallica già quasi completata, destinata a ospitare l’intervento della premier intorno alle 19.20, in coincidenza con l’ora del tramonto. Un dettaglio, questo, che non appare secondario. In politica anche la scenografia conta, e il rapporto tra messaggio e immagine è spesso decisivo quanto il contenuto dei discorsi. Il mare di Bari sullo sfondo, la luce della sera, il palco affacciato sul porto: tutto contribuisce a costruire una narrazione precisa, essenziale e riconoscibile. Come ha insegnato Silvio Berlusconi, al quale la Meloni ha strappato il record. Ma, forse, è solo un passaggio di testimone…

