Le manovre del M5s sul caso Siri

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Il caso Siri, almeno per i 5 Stelle, è chiuso. O, comunque, sentono di essere arrivati al punto di poterlo mettere da parte. Dargli torto è difficile, ma anche piena ragione non è facile. I motivi di questo equilibrismo non stanno tanto nella vicenda in sé e per sé, ma nella percezione che la gente ha della vicenda del sottosegretario leghista, appeso alle carte processuali e sospeso dalle funzioni dal ministro Toninelli.

Dialogo al bar di una qualunque città italiana fra due distinte signore. Cappuccino e brioches, caffè e tramezzino, bicchiere d’acqua d’ordinanza. “Con i tutti problemi che ci sono in questo Paese non fanno altro che parlare del caso Siri? Capisci, si sono impiccati sulla vicenda di questo tipo qua!”. “Ma è colpevole o innocente?” “Ma che ne so, la storia è fumosa, però basta, i problemi sono altri”.

Ecco, a Palazzo Chigi stavolta, non sono stati a guardare i sondaggi o i risultati delle rilevazioni demoscopiche, ma hanno preferito fare come noi, tendere l’orecchio al bar per sentire l’umore della gente. E il rumore di fondo provocato dal chiacchiericcio del cittadino elettore, un carotaggio fondamentale per capire il livello del malessere del Paese, ha consigliato al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, l’adozione di una terapia d’urto. La quale, nel lungo periodo, non è detto produca i risultati migliori.

In assenza di una vera diagnosi, lo stesso Siri con il suo atteggiamento ondivago e poco rassicurante non ha migliorato certo il quadro d’insieme, ricorrere alla medicina fai-da- te è l’unica strada. Consapevole di tutto ciò Matteo Salvini ha dovuto ingoiare l’amara pillola, mostrando in pubblico la maschera dura, ma indossando lo sguardo frastornato nei conciliaboli privati. Nella pancia della Lega il caso Siri ha prodotto più di un malessere. Soprattutto al Nord dove imprenditori e elettori insistono nel chiedere fatti e meno misfatti. Sarà pure un caso, ma è del tutto evidente come anche Di Maio sia passato dallo stesso nostro bar. “Se Armando Siri non si dimette si andrà in Consiglio dei ministri e si voterà il decreto proposto dal presedente. Conti alla mano il M5s ha la maggioranza assoluta in Cdm, quindi i numeri sono dalla nostra parte. Ma spero che non si arrivi ad un voto”.

Dunque, non una resa dei conti, ciò che prefigura il pentastellato ma un vero e proprio avviso di sfratto, nel caso in cui la Lega non molli il colpo. “Credo che il presidente Conte abbia fatto una scelta di buon senso. Non stiamo parlando di schierarsi da una parte o dall’altra – ha aggiunto Di Maio -. La (presunta ndr) corruzione non ha un colore politico, in questo momento c’è un'indagine che riguarda un sottosegretario che avrebbe presentato delle proposte di legge per aiutare un singolo e non un’intera categoria e un interesse collettivo. Giustamente il presidente Conte ha valutato bene di metterlo in panchina finché questa inchiesta non sarà chiara e non si saranno delineati i fatti in maniera corretta”. 

Di fatto il Movimento 5 Stelle ha preso al volo il caso Siri per risalire la china, dopo le costanti cadute nei sondaggi, riesumando quel senso di giustizia che aveva sotterrato di fronte ai casi propri. Il gioco degli specchi dettato dalle prossime elezioni europee partorisce questo ed altro. Sempre che la Lega non prenda la palla al balzo per tirarsi fuori prima dalle sabbie mobili in cui è finita. Per colpa di Siri, ovviamente…. Del resto come diceva Napoleone Bonaparte, “Per essere creduto, rendi la verità incredibile”. Non sempre però l’artifizio riesce….

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