Lavoro dignitoso e ben retribuito: una priorità per l’Italia

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Foto di Ruslan Burlaka: https://www.pexels.com/it-it/foto/foto-in-grigio-e-nero-della-persona-davanti-al-monitor-del-computer-140945/

L’inverno che si avvicina si preannuncia particolarmente difficile, non tanto per le temperature, quanto per la condizione economica in cui versano molte famiglie italiane. I principali centri studi e gli istituti di statistica confermano un dato ormai innegabile: negli ultimi anni, il potere d’acquisto si è ridotto in media dell’8-9%. Un calo che continua a farsi sentire, incidendo sulle abitudini di spesa e sulla qualità della vita. Le festività porteranno inevitabilmente meno acquisti, meno regali, meno consumi in quasi tutti i comparti: dall’abbigliamento, settore già storicamente fragile, fino all’automotive, che mostra segnali di sofferenza sempre più marcati. È un quadro che rischia di diventare drammatico per molte realtà produttive e commerciali del Paese.

Ciò che allarma maggiormente, però, sono due fenomeni che stanno emergendo con crescente evidenza. Da un lato, molte persone anziane rinunciano a curarsi. Gli effetti di un sistema sanitario appesantito da liste d’attesa interminabili, ambulatori sovraffollati e pronto soccorso in costante emergenza ricadono soprattutto su chi ha meno risorse. Curarsi costa, e per molti questo costo è diventato insostenibile. È un segnale doloroso, che indica una frattura profonda nel diritto alla salute e nella capacità del sistema di proteggere i più fragili.

Dall’altro lato, le famiglie economicamente più in difficoltà iniziano a ridurre anche gli acquisti essenziali, in particolare i prodotti agroalimentari. Non si tratta più di rinunciare a un fine settimana, a una cena fuori o a un piccolo svago: si rinuncia al cibo di qualità. È un campanello d’allarme che va ben oltre la statistica e che racconta di un disagio sociale in crescita, di una dignità messa alla prova, di una povertà che si allarga in silenzio. Di fronte a tutto questo, servirebbero interventi strutturali.

La priorità è creare lavoro stabile, dignitoso e adeguatamente retribuito. Eppure, i rinnovi contrattuali procedono a rilento, le pensioni restano ferme, e i giovani continuano a essere la categoria più penalizzata. L’Italia non offre loro opportunità chiare, trasparenti e sostenibili: per questo molti scelgono di partire. Ma un Paese che perde i suoi giovani rinuncia anche al proprio futuro. La denatalità, già oggi drammatica, non può che aggravarsi se il lavoro manca e se formare una famiglia diventa sempre più difficile.

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