SABATO 15 OTTOBRE 2016, 000:02, IN TERRIS

L'antidoto alla violenza

LILIANA OCMIN
L'antidoto alla violenza
L'antidoto alla violenza
Come ogni anno la Giornata Mondiale delle bambine e delle ragazze ha riaperto la finestra su un mondo, quello delle minori, ancora purtroppo costellato da prevaricazione, violenza, sfruttamento e discriminazione. I dati sulla condizione delle bambine e delle ragazze pubblicati per l’occasione ci descrivono una situazione drammatica e preoccupante in tutte le aree del pianeta. Si tratta di fenomeni difficili da affrontare – matrimoni precoci, mutilazioni genitali, lavoro minorile, sfruttamento sessuale - ma che con l’impegno e il sostegno di tutta la comunità internazionale si possono ostacolare e sradicare. Il progresso delle ragazze è parte integrante degli obiettivi di sviluppo sostenibile (Ods), ha detto nel suo messaggio il segretario generale delle Nazioni Unite. "Investire nelle ragazze è una decisione giusta e, allo stesso tempo intelligente, che può avere forti ripercussioni in tutte le aree di sviluppo e anche nelle generazioni future".

L'Unicef, che da molti anni si spende per prevenire e contrastare con numerosi progetti i diversi fenomeni che vedono protagonisti, loro malgrado, bambini e bambine, ha diffuso i nuovi dati sulle cosiddette “spose bambine”. Attualmente nel mondo ci sono oltre 700 milioni di donne che si sono sposate in tenera età e che non hanno avuto la possibilità di vivere la propria adolescenza, costrette a crescere in fretta, da figlie a mamme, e di avere uno sviluppo fisico e mentale normale. Ogni anno, 15 milioni di matrimoni hanno per protagonista una minorenne, una volta su tre si tratta di una bambina con meno di 15 anni. Con tutto quello che ciò comporta, “gravidanze precoci e violenze domestiche”. Almeno 70.000 sono, infatti, le ragazze tra i 15 e i 19 anni che muoiono a causa di complicazioni durante la gravidanza e il parto; le bambine sotto i 15 anni hanno 5 volte in più la probabilità di morire rispetto alle donne tra i 20 e i 29 anni. Come Coordinamento donne Cisl, ci uniamo alle dichiarazioni della nostra Segretaria generale Anna Maria Furlan, per rilanciare con più forza il “No” dell’intera Organizzazione alle “spose bambine” e il “Sì” all’istruzione come antidoto alla discriminazione di sessuale e alla violenza. Solo assicurando il diritto allo studio, le bambine saranno in grado di migliorare il proprio futuro.

Un diritto fondamentale da garantire a tutti i minori del pianeta e in particolare alle bambine che si trovano a vivere la doppia discriminazione legata all’età e al sesso. E’ una questione che tocca nell’intimo le coscienze oltre a rappresentare un alto grado di maturità civile per l’intera società umana. A ciò devono contribuire tutti i paesi, ciascuno a partire dal proprio interno. A proposito, importante l’iniziativa di alcune parlamentari italiane che hanno proposto al Governo e al Parlamento una mozione con cui si chiede di dotare l'Italia, in linea con l'esempio della Svezia, di una legge per riconoscere come nuova fattispecie delittuosa il matrimonio forzato e di rilanciare l'impegno nelle sedi internazionali per il pieno rispetto della Convenzione sui Diritti dell'Infanzia e dell'Adolescenza. Non è possibile – come afferma Save the Children nel suo nuovo Rapporto – essere sfortunata per il solo fatto di nascere bambina in un Paese dell’Africa Sub-Sahariana, dove le femmine sono costrette a vivere in condizioni precarie e ad occupare l’ultimo gradino della scala sociale esponendole a rischi di ogni tipo.

Basti pensare al lavoro minorile che vede le bambine tra i 5 e i 14 anni occupate il 40% in più del tempo, rispetto ai loro coetanei maschi, in lavori domestici non pagati e nel raccogliere acqua e legna. Da non dimenticare anche il fenomeno delle mutilazioni genitali che continuano ad essere praticate non solo nei paesi sopra citati ma anche nei paesi occidentali, come il nostro, per via degli spostamenti migratori di queste popolazioni. Su questo tema specifico, come Cisl, abbiamo da tempo avviato una campagna di informazione e sensibilizzazione sia per i cittadini italiani che stranieri sulle conseguenze per la salute di questa pratica che non ha nulla a che vedere con la preservazione della “purezza femminile”. Un mondo diverso per le bambine e le ragazze è possibile, anche in quelle aree più incriminate: il Ruanda, ad esempio, è salito al 49° posto della classifica di Save the Children contro il 107° e 118° dei vicini Burundi e Tanzania nel prevenire il fenomeno delle spose bambine, mentre il Nepal, paese non certo ricco, riesce ad assicurare il diritto allo studio all’86% delle bambine, al pari della Spagna.

Dunque, è una scelta dei singoli governi, se vogliono possono. Spetta alla società civile far sentire la propria voce attraverso l’informazione e la denuncia e all’Onu vigilare affinché tutti i paesi contribuiscano al raggiungimento di questo come degli altri obiettivi dell’Agenda di Sviluppo. Intanto, apprendiamo con gioia in queste ore la notizia della liberazione di 21 ragazze nigeriane rapite da Boko Haram nel 2014, che possono così tornare nelle loro case e riprendere gli studi da cui erano state strappate con la forza. L’auspicio e che questo sia un primo passo verso la liberazione di tutte le altre studentesse nelle mani dei terroristi.
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