Laetare: la domenica della gioia che segna la metà del cammino quaresimale

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La quarta domenica di Quaresima, quest’anno capita il 15 marzo, è detta “Laetare”, ed è così chiamata, dalle parole dell’antifona d’ingresso della Messa in latino:”Laetare Jerusalem“, che significa “Rallegrati, Gerusalemme“. Questo termine dà il tono di gioia a questa domenica, che rappresenta una pausa nel lungo cammino di penitenza. Scriveva Dom Prosper Gueranger (1805-1875) abate benedettino e bibliografo: “Manifestando oggi la Chiesa, la sua allegrezza nella liturgia, vuole felicitarsi dello zelo dei suoi figli; avendo essi già percorso la metà della Santa Quaresima, vuole stimolare il loro ardore a proseguire fino alla fine”.

Dopo la riforma liturgica promossa dal Concilio Vaticano II (1962-1965) il passaggio dalla lingua latina a quella comune, per la celebrazione della messa, ha fatto in parte dimenticare, l’origine di alcuni nomi e definizioni date a feste e a celebrazioni liturgiche particolari. La data della domenica “Laetare” può cadere generalmente tra il 1° marzo e il 4 aprile, è in questa domenica, che il celebrante lascia i paramenti viola, tipici del periodo dell’Avvento, e della Quaresima, per indossare quelli di color rosa. L’uso del colore rosa è un segno di speranza e di gioia moderata, un’anticipazione di quella gioia pasquale che incoraggia i fedeli a proseguire il loro cammino di preparazione verso la Pasqua di resurrezione, tutta la Chiesa vuole dare un segnale di speranza, e di gioia, per la fine dell’attesa.

Le prime notizie riguardanti i paramenti di colori diversi dal bianco le troviamo nel “Divinis Officiis” del XII secolo, dove si fa menzione che durante la processione della Candelora e nel giorno del venerdì Santo, era uso indossare i paramenti neri. Sarà successivamente il Messale Romano di Pio V (1566-1572) del 1570 a stabilire i colori dei paramenti per la celebrazione dell’eucarestia: verde nel tempo ordinario, bianco nelle feste del Signore e dei Santi, rosso per la Pentecoste e i martiri e viola per l’Avvento e la Quaresima.

Ma, questa domenica è conosciuta anche perché viene denominata “mezza quaresima”, in quanto si trova a metà, appunto del periodo quaresimale. Dom Prosper Gueranger racconta di una tradizione che avveniva a Roma nel X secolo, quando il Papa si recava nella basilica di S. Croce a Gerusalemme tenendo in mano una “Rosa d’oro”, che veniva benedetta dai pontefici la domenica “Laetare”, e dopo offerta al prefetto dell’Urbe. Sembra probabile che questa singolare cerimonia era l’occasione per celebrare la vittoria della primavera sull’inverno.

Attualmente la “Rosa d’oro” viene conferita dal Papa, a sovrani, a stati esteri o santuari come segno di speciale distinzione, inizialmente, era una singola rosa d’oro, successivamente, si è trasformata in un cespo con più rose in oro e pietre preziose. Essa è un simbolo di benedizione, riconoscimento e legame speciale con il papato.

La “Mezza Quaresima” è un momento di transizione che vede intrecciarsi tradizioni religiose e popolari, dando vita a manifestazioni uniche in diverse regioni italiane, in molte località si assiste a sfilate di carri allegorici e gruppi mascherati, e queste manifestazioni, sono spesso accompagnate da musica e balli, creando così un’atmosfera di festa e allegria, offrendo una pausa dalle restrizioni quaresimali. Tra le tante ricordiamo, quella che avveniva a Roma, nel passato, in questo giorno i romani costruivano un fantoccio raffigurante una vecchia, ricoperto di stracci e ripieno di frutta secca, di aranci di cioccolato e altri dolci.

Il fantoccio era molto alto e voleva simboleggiare la dolente immagine del lunghissimo digiuno quaresimale. Con un apposito e caratteristico corteo, esso veniva trasportato a Campo Vaccino, nella piazza che si apre presso il Carcere Mamertino, e qui tra gli archi e le colonne trionfali degli antichi conquistatori del mondo, veniva collocato su una specie di trono, in un recinto già allestito e quasi sempre rappresentante un castello.

Gli organizzatori della festa dopo aver preso posto entro il recinto – attorniato da una folla che gremiva tutto il Foro e le alture vicine – procedevano con impegno alla, diciamo così, vivisezione della vecchia, la quale tra urli, fischi e applausi, veniva tagliata in due con una grossa sega. La funzione che veniva eseguita in maniera piuttosto comica, con tanto chiasso e solenne apparato, stava a significare che metà della quaresima se n’era bella e andata.

Compiuta l’operazione, una metà del fantoccio era portata via dai promotori della manifestazione, mentre l’altra metà era lasciata in preda alla folla, che è facile immaginarlo si precipitava nel recinto per impadronirsene. E per dare l’assalto venivano usate lunghe scale, portate di proposito sul posto; ma i primi arrivati cercavano di impedire la scalata degli altri concorrenti, rovesciando sui ritardatari grossi secchi d’acqua.

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