La processione del Venerdì santo non è semplicemente la commemorazione di un fatto tragico accaduto 2000 anni fa. Facciamo memoriale, cioè entriamo nelle vicende di questo nostro tempo sapendo che Lui, Cristo, oggi, muore e risorge, oggi subisce violenza e oggi i cirenei di oggi, lo sostengono. Ancora terribili guerre e violenze si abbattono sul mondo. Rischiamo di abituarci. Rancore e sofferenza soffocano in noi la fede e la voglia di amare. Abbiamo bisogno di tenere accesa la speranza come la fiaccola in questa notte. Riflettiamo in particolare sul fatto che “patì sotto Ponzio Pilato”. Nel racconto della passione eppoi anche nel nostro Credo entra in gioco proprio Ponzio Pilato. Chi era costui? Era un politico e militare romano, che fu prefetto della Giudea per circa un decennio durante il regno di Tiberio, negli anni intorno al 30. È famoso per il ruolo che svolse nella passione di Gesù, secondo quanto testimoniano i Vangeli, poiché fu giudice del processo di Gesù: rifiutatosi di condannarlo, in seguito si “lavò le mani”, cedendo di fatto alle richieste dei sadducei che volevano la crocifissione.
Ponzio Pilato ricorda che Gerusalemme era stata conquistata dall’impero romano. A comandare era un imperatore di Roma, Tiberio. Nuovi imperatori ci sono nel mondo e nuove vittime si moltiplicano per la loro prepotenza. La processione del Venerdì santo è dunque una manifestazione di pace, contro tutti i mercanti di morti che “se ne lavano le mani”. La guerra e la violenza vogliono lo spettacolo. Al cuore c’è il disprezzo dell’essere umano, della sua dignità. “Mai più la guerra!”. Le stesse parole che Paolo VI pronunciò nel 1965, di fronte all’Assemblea generale delle Nazioni Unite. La guerra non era e non è solo una catastrofe. E’ sempre una umiliazione dell’umano.
Dal 2019 padre Gabriel Romanelli è parroco di Gaza e guida la comunità con coraggio anche sotto le bombe. La scelta di rimanere nell’unica parrocchia della Striscia, lì dove Cristo chiama. Da quando è iniziato il conflitto israelo-palestinese, la Chiesa della Sacra Famiglia ha aperto le sue porte a tutti, diventando rifugio per centinaia di sfollati, indipendentemente dalla loro fede. Esattamente un anno fa, durante lo scorso Venerdì Santo, quando si temeva un bombardamento diretto sulla chiesa, il sacerdote aveva condiviso il profondo scoraggiamento dei parrocchiani. Ma, – spiegava – con una fede incrollabile, che tutti continuavano ad abbracciare la croce di Cristo. Il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme, ha affermato con forza: Dio è con chi sta morendo. Non ci possono essere nuove crociate. La manipolazione del nome di Dio per giustificare questa o qualsiasi altra guerra è il peccato più grave che possiamo commettere in questo tempo. Dio non c’entra in tutto questo, Dio è tra coloro che stanno morendo, che stanno male, che soffrono.

