La tentazione romana della Lega

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Nelle analisi del post 4 marzo, data delle ultime elezioni politiche che hanno consegnato il Paese alla maggioranza giallo-verde, gli editorialisti, sostanzialmente a corto di munizioni, si erano divisi in due scuole di pensiero: per alcuni era stato un voto geografico per altri l’espressione di risultato anagrafico. I primi andavano sostenendo che la Lega e i suoi derivati si erano presi il centro nord, grazie alle parole d’ordine forti e bellicose, accarezzando la pancia dei giovani e della generazione di mezzo. Il Movimento 5 Stelle, con la messa in campo di politiche assistenzialistiche, aveva stregato il centrosud, dove gli anziani sono la maggioranza.

Analisi che hanno lasciato il tempo che hanno trovato, essendo figlie di suggestioni emotive, non certo di ragionamenti strutturali. Tanto che gli eventi di questi ultimi giorni, da Pontida alla fuga di massa da Fratelli d’Italia, si sono incaricati di seppellire definitivamente nel cimitero dei luoghi comuni quelle analisi da Bar sport. Sempre particolarmente affollato, a dire il vero.

Il raduno del Carroccio, che di leghista ha solo i colori e i sapori ma non gli umori e gli odori, ha dimostrato quanto sia diverso il partito di Salvini da quello di Bossi. La Lega con lo spadone era un movimento ondivago e ondeggiante fra l’effetto pirotecnico e il gioco di prestigio. Barricadero nelle parole d’ordine da usare al Nord, quasi democristiano nei dialoghi. Questo stare in altalena ha consentito a Bossi, con gli errori e orrori al seguito, di arrivare dov’è arrivato. Salvini, per contrasto, ha dovuto compiere il percorso opposto. Via gli ondeggiamenti, avanti tutta con la logica della spallata, della linea retta, degli slogan semplici ma efficaci. Che oggi si potrebbero declinare con la presa di Roma. Sì perché se “Roma ladrona” non esiste più, semmai la scommessa è capire quando questa Lega siederà al tavolo di “Roma godona” dato che la romanella mondana sa sempre quando aggiungere un posto a tavola.

Mattei Renzi, inquilino di Palazzo Chigi, lasciò vuota quella sedia. Salvini difficilmente lo farà. Il vicepremier e ministro dell’Interno ha capito che deve compiere il percorso opposto del suo omonimo del Pd per dare un corpo sano e forte alla Lega Padrona. Renzi aveva gettato sul tavolo verde le fiches con la scritta Milano, scommettendo tutto sul capoluogo lombardo e la forza di Beppe Sala. Salvini ha deciso di fare l’opposto. La Lega tricolore con forti connotati azzurri, messi lì a far da calamita ai senza destino di Forza Italia, ha deciso di puntare su Roma e sul possibile tracollo di Virgina Raggi.

Ma per mettere le mani sulla Città Eterna, snodo mai smontato della politica di casa nostra, servono truppe addentellate con il territorio, con coloro che muovono voti. Il gioco di attrazione con i fuoriusciti da Fratelli d’Italia va esattamente in questa direzione. Giorgia Meloni ha provato a fermare l’emorragia ma il tampone e troppo piccolo per la ferita. Che continuerà a far uscire sangue e esponenti del movimento. La sovraesposizione mediatica della leader di Fdi, la ricerca di uno spazio da occupare da parte del suo movimento, la costante necessità di trovare messaggi da proporre agli elettori potranno anche allungare i tempi della degenza, o della quarantena visto che i nomi di peso usciti da Fratelli d’Italia a Roma sono in una sorta di limbo per un accordo fra la Meloni e Salvini (sì, ma fino a quando?), ma prima o poi tutto ciò avrà una fine. E ci sarà un inizio. Anche perché se a Roma c’è la grande fuga, a Milano potrebbe esserci la transumanza di massa.

Nel capoluogo lombardo il partito è guidato dalla coppia Santanchè-La Russa e la prospettiva di restare in un angolo non è certo nel loro Dna. La corsa per la conquista di Palazzo Marino, occupato da Beppe Sala, inizia ora. Sempre che qualcuno vi voglia davvero competere. E Salvini potrebbe trovare nell’ex azzurra la partner giusta per tentare il colpo. Dunque non c’è stato né un voto geografico né anagrafico, ma agiografico. Nel senso che gli elettori della Lega, di questa Lega, e del Movimento 5 Stelle seguono e amano il leader. Non le storie che stanno attorno….. 

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