LUNEDÌ 15 GIUGNO 2015, 000:10, IN TERRIS

La scuola di Charlie Challenge

AUTORE OSPITE
La scuola di Charlie Challenge
La scuola di Charlie Challenge
annapaola_sabatiniLa recente e rapidissima diffusione del Charlie Charlie Challenge (la simulazione di una seduta spiritica in cui si evoca un bambino/demone con due matite in equilibrio su un pezzo di carta) non solo tra gli adolescenti ma in maniera molto preoccupante anche tra i preadolescenti porta all’attenzione una tematica allarmante molto più ampia e da non sottovalutare che è quella della larghissima diffusione dell’occultismo tra i giovani. È un dato certo e provato da recenti studi che l’interesse dei ragazzi per il “lato oscuro” (satanismo, spiritismo, magia,…..) è negli ultimi anni cresciuto in modo davvero inquietante.

Ciò che viene fuori dalle analisi sull’argomento è che gli adolescenti cominciano ad approcciarsi alle pratiche occulte spesso per gioco, per sfida, per curiosità o anche solo per caso, agevolati in questo anche dalla diffusione delle nuove tecnologie che facilitano l’accessibilità e la condivisione di informazioni fuorvianti e incoraggianti sul mondo dell’oscuro, ma che soprattutto non sostengono un’adeguata consapevolezza sulle gravi e pericolose conseguenze che potrebbero derivarne nell’animo e nella psiche come anche i più recenti fatti di cronaca ci dimostrano.

Il primo approccio da parte dei giovani nasce spesso dalla falsa credenza che lo spiritismo, ad esempio, sia qualcosa di affascinante e simpatico allo stesso tempo; ma anche dai sentimenti di ribellione e dalla grande curiosità per tutto ciò che è misterioso che caratterizzano in particolare l’età adolescenziale.

Ragazzi troppo spesso soli e comunque alle prese con un compito difficile qual è quello della crescita e della costruzione di una propria identità sono affascinati da realtà di evasione e di contestazione verso il mondo apparentemente “ordinato” degli adulti. Adulti che altrettanto spesso sono non sufficientemente attenti ai messaggi anche indiretti dei più giovani e che con altrettanta frequenza non hanno una completa consapevolezza del proprio ruolo educativo rispetto a questi ultimi.

La questione vera che emerge è per questo legata alla mancanza di adeguato ascolto e al vuoto di valori e di riferimenti che i nostri giovani oggi sperimentano nella loro quotidianità. Un vuoto alimentato dalle famiglie che stanno conoscendo una grande crisi di identità istituzionale ma anche a volte dalle istituzioni scolastiche troppo spesso concentrate sull’“istruire” e meno sull’“educare” ai valori della vita; famiglie e scuole che troppo spesso non dialogano tra loro appropriatamente, che non hanno più quella fiducia e quel rispetto reciproci necessari per lavorare insieme, che incontrano grandi e comprensibili difficoltà nell’educare e che spesso per questo vi rinunciano, che hanno perso la consapevolezza di avere obiettivi comuni, che sono –in definitiva- venute meno a quel patto di alleanza educativa necessario per permettere ai ragazzi di crescere bene e di raggiungere un vero successo “formativo” che va ben oltre il successo “scolastico”.

In un momento in cui si parla tanto delle seppur importanti proposte per una riforma della scuola sotto un profilo organizzativo Il preoccupante allarme che viene fuori anche da quest’ultimo grido proveniente dal mondo dei più giovani è invece relativo ad un tema solo apparentemente meno “hard” quale quello di una rinnovata e dilagante emergenza educativa legata ad una esigenza di educazione autentica e che proviene dalle famiglie più consapevoli spesso preoccupate per i loro figli, dalla scuola più attenta, dalla società ma anche dai giovani stessi che chiedono al mondo dei grandi autorevolezza e regole.

Autorevolezza e regole che siano capaci di orientarne la crescita e che nel diritto ad essere educati alla libertà e nella libertà li indirizzino senza riserve però senza riserve verso un corretto uso della libertà stessa attraverso una guida e dei riferimenti forti.

Sono queste, senza timore di smentita, le istanze più urgenti a cui oggi la comunità educante è chiamata a rispondere: il diritto e la richiesta chiara dei nostri ragazzi non certo ad un troppo facile e superficiale buonismo bensì ad essere guidati e corretti con grande senso di responsabilità anche nei loro errori o nelle scelte sbagliate e a non essere lasciati soli di fronte ai compiti di crescita della vita. La scuola, in questo, non può sottrarsi.
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